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Stalking e lesioni alla professoressa. Condannate una mamma e una collega

La volevano fare impazzire. La vittima denunciò dopo quel caffè "avvelenato".

Stalking e lesioni alla professoressa. Condannate una mamma e una collega
Marianese, 29 Giugno 2018 ore 16:19

Avevano messo in atto un piano per danneggiare una professoressa delle scuole medie dell’istituto «Rosmini», facendola letteralmente impazzire. E ci sono quasi riuscite se non fosse che i Carabinieri della stazione di Erba le hanno arrestate oltre un anno fa, nella mattinata di giovedì 6 aprile 2017, a seguito di una mirata attività d’indagine che ha portato alla luce tutti i riscontri di una vicenda che ha dell’assurdo.

Stalking e lesioni alla professoressa. Condannate una mamma e una collega

Ai domiciliari erano finite la mamma di un alunno della scuola che ha sede a Palazzo Beauharnais, e un’insegnante. In concorso hanno dovuto rispondere delle pesanti accuse di stalking e lesioni nei confronti della storica professoressa Antonella Colombo.

La sentenza

Giovedì c’è stata la sentenza in Tribunale a Como. Entrambe sono entrambe state condannate a un anno di reclusione senza menzione, ma con la sospensione condizionale della pena. Sono state giudicate con rito abbreviato. Ritenute colpevoli di stalking e lesioni ai danni della professoressa Colombo.

“Una sentenza che urla vendetta – è il commento dell’avvocato della difesa Davide Arcellaschi  – Fosse anche solo per il motivo che il giudice ha equiparato le posizioni di entrambe le imputate e sentenziato la medesima pena. Di sicuro, una volta lette le motivazioni della sentenza, procederemo con il ricorso in appello”.

La vicenda

Le vessazioni nei confronti della docente erano iniziate nel settembre 2016 e, secondo gli inquirenti, a scatenare i comportamenti delle altre due donne, tra l’altro amiche, era stato un episodio avvenuto proprio a principio dell’anno scolastico.
La professoressa, che da oltre 20 anni lavora alle medie di Pusiano senza aver avuto prima alcun problema con alunni e genitori, avrebbe ritirato il diario di un alunno durante un’ora di lezione poiché il bambino tendeva a isolarsi scarabocchiandolo e annotandoci i suoi pensieri.
Un fatto che aveva davvero scatenato l’ira della mamma di Carugo che, in accordo con la professoressa, aveva iniziato a screditare la nota insegnante.

L’episodio scatenante le vessazioni: ritirò il diario al figlio

Inizialmente le due avevano insultato all’uscita da scuola la prof Colombo, pubblicamente e davanti agli altri bambini e genitori, ma poi gli atteggiamenti erano stati sempre più perfidi. Le due avevano segnalato l’episodio alla direzione e al Provveditorato, facendo passare il gesto della Colombo lesivo per l’educazione del bambino. Così «dall’alto» erano arrivate infinite richieste di giustificazioni e relazioni che la Colombo aveva dovuto stilare per discolparsi di un gesto che altro non era che un invito al bambino di seguire come tutti gli altri alunni la lezione.

Il caffè avvelenato

Passarono i mesi e, a dicembre, l’episodio che aveva poi convinto la malcapitata a sporgere denuncia nel tentativo di mettere fine a questo incubo. Il 9 dicembre, infatti, l’insegnante invitava la collega per un caffè durante un’ora di pausa. La Colombo, sperando forse in un chiarimento e in una tregua, accettò e ricevette dalle mani dell’altra insegnante un caffè. Peccato che, al primo sorso, si accorse che qualcosa non andava e accusava un malore. Le gambe non la reggevano e iniziava a girarle la testa con un senso di grande stanchezza. Arrivava l’ambulanza e la donna veniva soccorsa. Pochi giorni dopo l’esito delle analisi effettuate sul caffè è shoccante: era stato «avvelenato» con parecchie gocce di Lexotan, un noto farmaco a base di benzodiazepine utilizzato contro l’ansia e lo stress.

Una situazione insostenibile

Così l’insegnante, ormai esasperata dalla situazione diventata davvero insostenibile, si era recata dai Carabinieri di Erba per raccontare l’accaduto. Da lì erano partite le indagini della stazione erbese coordinata dal luogotenente Luciano Gallorini che erano culminate con l’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari (disposto dal pm Daniela Moroni, gip Maria Luisa Lo Gatto) nei confronti delle due donne. Ora la condanna con la previsione di un risarcimento pecuniario alla vittima di 20 mila euro, da liquidare in sede civile.

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