Alla scoperta del patrimonio industriale

Le centrali idroelettriche sull'Adda e Ivrea, la città ideale di Olivetti

L’Italia possiede un patrimonio industriale preziosissimo: non parliamo di vecchie fabbriche, bensì di edifici e strumentazioni che testimoniano ingegno e capacità dell’uomo.

Le centrali idroelettriche sull'Adda e Ivrea, la città ideale di Olivetti
Turismo 15 Marzo 2022 ore 12:18

L’Italia possiede un patrimonio industriale preziosissimo. Non parliamo di vecchie fabbriche, bensì di edifici e strumentazioni che testimoniano ingegno e capacità dell’uomo.

Le centrali idroelettriche sulle sponde dell’Adda

Sono state alla base dello sviluppo industriale quando ancora l’energia delle aziende non dipendeva da gas e petrolio. Parliamo delle centrali idroelettriche realizzate presso fiumi o torrenti per poter sfruttare la forza motrice dell’acqua. Nel Parco Adda Nord, lungo le sponde del fiume, tra le province di Monza e Brianza, Lecco e Bergamo se ne trovano diversi e interessanti esempi che meritano di essere viste.
La più antica è la centrale idroelettrica Bertini, inaugurata dalla Edison nel settembre del 1898, a Porto d’Adda, una frazione di Cornate. A quell’epoca, era il più grande impianto elettrico d’Europa e secondo nel mondo solo a quello delle cascate del Niagara. Con la costruzione di questa centrale si puntava ad avere potenza ed energia per procedere all’elettrificazione della rete tramviaria di Milano, servizio pubblico che Edison aveva preso in concessione dal Comune: allora Milano era una delle prime città europee con linee interamente trasformate a trazione elettrica. Il fabbricato centrale ha un volume di circa 30.000 mq, è decorato con motivi ornamentali all’interno e rivestito di pietra locale all’esterno, ed è stato perfettamente conservato nelle sue originali forme architettoniche. Si possono visitare la sala macchine dove sono installate quattro turbine Francis ad asse orizzontale della potenza di 3,125 MW ciascuna, i locali con i quadri di controllo e comando e il museo a fianco della centrale con tutti i documenti, progetti e storia della Edison.

Le turbine della Centrale Bertini

Successivamente, nel 1906, venne deciso da Edison di costruirne un’altra, a 500 metri più a valle, sempre a Cornate d’Adda; e nel 1914 venne inaugurata la centrale idroelettrica Esterle. Presenta una diga che per l’epoca era un’opera assai notevole: 85 m di lunghezza, divisa in cinque arcate che sovralza il fiume di quasi 10 m e crea uno specchio d’acqua lungo parecchi chilometri. L’edificio fu particolarmente curato dal punto di vista architettonico, al punto che assomiglia più a una villa che a un impianto industriale, ed è stato costruito in uno stile ricavato dalla tradizione eclettica lombarda, con i suoi ornamenti a motivi geometrici e floreali, con le sue colonne e i capitelli all’ingresso, lampioni e gronde di ferro battuto e le imponenti vetrate goticheggianti. E altrettanto curato e decorato è il suo interno che ospitava sei gruppi da 5.150 kW ciascuno, con un’impressionante, per l’epoca, potenza complessiva di 30.900 kW.

Porto d’Adda, la Centrale Esterle

C’è una terza, più piccola, centrale idroelettrica costruita da Edison sul fiume Adda, sulla sponda bergamasca: è quella dedicata al suo progettista, l’ingegner Guido Semenza, inaugurata nel 1920 a Calusco d’Adda, immediatamente a valle dello sbarramento di Robbiate, costruito per alimentare la centrale Esterle. La sua particolarità è quella di essere una centrale “sommersa”, nel senso che tutta la zona delle turbine si trova al di sotto del livello delle acque e non sfrutta il dislivello di 8 metri creato dallo sbarramento della diga, perché l’acqua è convogliata direttamente in una vasca lunga oltre 100 metri.

Paderno d’Adda, la Centrale Semenza

Ivrea, la città ideale di Olivetti

Sulla bontà della visita che vi proponiamo non si discute: è stata inserita nella lista del Patrimonio Mondiale Unesco. Si tratta di Ivrea città industriale del XX secolo, realizzata negli anni tra il 1930 e il 1960 da Adriano Olivetti: un’area di oltre 71 ettari, di proprietà quasi esclusivamente privata, caratterizzata da 27 beni tra edifici e complessi architettonici, progettati dai più famosi architetti e urbanisti italiani del Novecento, una sorta di città industriale modello con una una visione moderna dei rapporti produttivi. Si tratta di edifici che avevano diverse destinazioni, dalla produzione ai servizi sociali fino a quelli destinati alla residenza dei dipendenti dell’industria Olivetti.
La città industriale di Ivrea era la concretizzazione delle idee di comunità portate avanti da Adriano Olivetti, che avevano ispirato anche il Movimento Comunità, fondato a Ivrea nel 1947, e diventò un laboratorio sperimentale delle teorie e del dibattito urbanistico del XX secolo. Gli edifici su cui si intervenne sono perfettamente integrati col resto della città, per cui hanno mantenuto nel tempo i loro caratteri architettonici originari e gli originari spazi esterni; infatti, il cambiamento del tipo di produzione che ha investito Ivrea negli ultimi anni ha comportato per alcuni edifici modifiche meramente funzionali che non hanno alterato il progetto originario, le qualità architettoniche e compositive, oltre che il valore altamente simbolico dell’esperienza industriale e socio-economica di Ivrea nel suo complesso.
L’area interessata è identificabile principalmente lungo l’asse di via Jervis, sede degli edifici per la produzione, per i servizi sociali destinati alla fabbrica e alla città e per le residenze che sono da considerarsi tra gli esempi più significativi della politica innovativa varata dalla Olivetti.

Ivrea, l’Unità residenziale Ovest, nota come “Talponia”

Sono tanti gli edifici interessanti, dalle Officine ICO alla mensa aziendale progettata dall’architetto Ignazio Gardella e situata nella parte retrostante del complesso industriale, dal Palazzo Uffici Olivetti, con la pianta a stella costituita da tre bracci incernierati a 120 gradi sul blocco centrale che doveva fungere da sede di rappresentanza, fino all’Unità residenziale Ovest, colloquialmente nota come “Talponia”, che ha la particolarità di presentare una pianta semicircolare, dal raggio di 70 metri, completamente interrata fatta eccezione per la facciata rivolta verso la grande corte interna.

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