Cervelli in fuga

A Pechino per fare ricerca: “Qui danno valore ai giovani”

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A Pechino per fare ricerca: “Qui danno valore ai giovani”

Per decenni il futuro ha guardato a ovest e ha parlato inglese. Oggi invece sono sempre di più i giovani che hanno volto lo sguardo verso est, attratti dalle opportunità che si aprono ad Oriente e da un mondo che non accenna a rallentare. È il caso di Lisa Bianchi, 24 anni, che ha scelto Pechino come trampolino di lancio per il suo futuro.

La laurea in lingue orientali

Nata e cresciuta a Cantù fino alle elementari, si è trasferita in Val d’Intelvi e poi a Venezia per studiare lingue orientali. Prima della fine della triennale ha intrapreso un percorso di doppio diploma, atterrando per la prima volta nella capitale cinese all’età di 21 anni e conseguendo lì il titolo. Master in relazioni internazionali a Barcellona e un tirocinio alla Camera di commercio del Sudafrica.

La borsa di ricerca a Pechino

A Pechino è tornata perchè ha vinto una borsa di ricerca in sviluppo internazionale all’università Capital Normal, sui progetti economici e commerciali che il Dragone rosso sta portando avanti nel mondo. Bianchi è stata l’unica europea selezionata: il percorso terminerà il prossimo anno e per il futuro spera di rimanere in territorio cinese, trovando lavoro. Racconta:

«Quello che facciamo è studiare alcune iniziative di sviluppo per la Cina. Da ormai vent’anni Pechino sta investendo in Africa e Latinoamerica e ha dei progetti grossi come la Belt and Road Initiative. Contribuiamo ai loro progetti offrendo una visione più “occidentale”. Io ora mi sto occupando di un’analisi del piano Mattei per l’Africa».

Il primo approccio nel 2016

Il primo approccio della 24enne con la Cina è avvenuto in realtà nel 2016, in occasione di una vacanza di studio a Dalian, al confine con la Nord Corea. Da quel momento si è innamorata della cultura e ha deciso di approfondirla nei suoi studi:

«È estremamente ricca e non si finisce mai di scoprire nuove cose. In ogni regione si trovano popoli con etnie, usanze e lingue diverse. Nonostante ciò, sono molto accoglienti con gli stranieri e hanno tanta voglia di raccontare chi sono».

La cultura cinese

Un panorama culturale, quello cinese, molto variegato e diverso da quello italiano, che ha portato la giovane professionista a confrontarsi con usanze e codici sociali lontani dalla formazione europea.

«È una cultura che rimane legata alle tradizioni agricole, al calendario lunare e presenta diversi usi specifici. Per esempio, quello di curarsi tramite la medicina cinese, ricca di erbe, e non con quella occidentale».

Le differenze

Le differenze emergono anche sul piano delle relazioni personali, dove talvolta possono tradursi in veri contrasti culturali, come nel caso dell’amicizia. Spiega:

«Hanno un’idea diversa rispetto a noi. La cosa importante per loro è la famiglia, gli amici ci sono ma sono più che altro persone con cui si hanno contatti perché conviene. È intesa come una rete di persone che ti possono aiutare, un’amicizia un po’ superficiale. Per loro è difficile e pressoché impossibile essere amico di uno straniero, per quanto apprezzino esserci a contatto. A me non piace particolarmente questo approccio, ed è un aspetto che si fa un po’ fatica a capire all’inizio però è qualcosa a cui ci si deve abituare».

L’associazione “Cina con noi”

L’integrazione, resa più complessa dalle peculiarità culturali, viene però compensata dalle cerchie di amicizie tra stranieri. Sono infatti tanti i giovani che scelgono di seguire lo stesso percorso a Levante come Bianchi, in particolare molti connazionali che si trasferiscono in Cina per approfondire lo studio della lingua. Per dare loro una mano e per creare un ponte tra i due paesi, la canturina ha fondato, insieme ad un amico cinese, l’associazione «Cina con noi»:

«È un gruppo che punta a raccogliere gli italiani che si trovano nella capitale e far conoscere loro la città, supportarli nelle attività che vogliono fare oppure a livello di integrazione».

Un aiuto ulteriore per fare rete che si aggiunge al supporto nel trasloco già offerto dalle università in loco agli stranieri in arrivo.

Una realtà sfaccettata

In questo intreccio di differenze e adattamenti quotidiani, non mancano però percezioni esterne che semplificano una realtà ben più sfaccettata. Capita spesso infatti che le distanze culturali tra Italia e Cina veicolino solo considerazioni di parte.

«Tra gli stereotipi che sento più spesso è che in Cina c’è la dittatura e che la libertà è limitata. È vero che per fare una videochiamata su WhatsApp servirebbe una Vpn, perché molte piattaforme occidentali qui non sono accessibili liberamente. Ma tra la norma scritta e la pratica quotidiana, esiste una distanza».

La sicurezza

Sul tema della sicurezza invece è chiara:

«Le telecamere sono ovunque e se per qualcuno questa può essere una privazione di libertà, per me è sicurezza. So che posso andare in giro di notte e di giorno senza avere paura. Posso lasciare lo zaino su un gradino e tornare tra tre ore, e lo troverei nello stesso posto. Sono cose che non succedono in Italia».

“Qui la vita è comoda”

Accanto ai luoghi comuni e alle questioni più discusse, emergono poi elementi concreti della vita quotidiana che incidono in modo decisivo sulla sua esperienza e che convincono la canturina ogni giorno che Pechino è la scelta giusta, da circostanze concrete a valutazioni più ampie.

«C’è una certa comodità nel vivere qui. Con il telefono si può fare qualsiasi cosa, i trasporti funzionano bene e permettono di raggiungere ogni parte della città, per di più sono economici: un viaggio in metro costa appena dieci centesimi».

Rimanendo sul tema economico, lo stipendio basta e avanza:

«Il costo della vita è davvero basso, nonostante Pechino sia la città più costosa in Cina dopo Shanghai. Pur non percependo un alto reddito riesco a mettere da parte qualcosa».

Il valore ai giovani

Infine, dal punto di vista delle opportunità, Bianchi vede nella Cina un orizzonte di possibilità che in Italia non ha potuto trovare.

«I cinesi danno molto valore ai giovani che provengono da un altro paese perché portano conoscenze che loro non hanno. Inoltre, da straniero pesa molto meno la gerarchia, cosa che in Italia invece è molto specifica. Se si possiede un master o una laurea, si inizia a lavorare con uno stipendio che valorizza la persona e non si è mai sottopagati. Io ho la possibilità di essere coinvolta in progetti che mi arricchiscono, e vedo  molte occasioni di fare cose nuove e di crescere».

Immediato il paragone con le prospettive economiche e di lavoro che offre il paese natio:

«In Italia non ho visto niente di simile. A livello universitario, rispetto a quanto ho vissuto, in Cina cercano di supportarti anche dopo la laurea per farti arrivare dove desideri. Ho provato a rimanere in Italia dopo il percorso di studi. Ho provato a cercare lavoro lì, e pur avendo due lauree, un master, diversa esperienza all’estero e abitando non troppo lontano da Milano, mi è stato impossibile trovare qualcosa che andasse al di là del tirocinio sottopagato, con poche possibilità di crescita. In più, se devo tornare in Italia e non sapere come pagare l’affitto, direi che preferisco provare a cercare lavoro qui e vedere cosa succede».