L’estero come tappa di crescita, con lo sguardo sempre rivolto alle proprie radici. Questa è la filosofia che ha guidato il percorso di Irene Rivolta, 35 anni, imprenditrice originaria di Bregnano con «un piede in due laghi». Da sei anni vive a Ginevra e oggi, insieme al fratello Marco, ha dato il via ad un progetto per valorizzare il lago di Como e il territorio da cui proviene. Una scelta che le permette di non perdere l’equilibrio e le certezze affettive nella sua doppia anima italo-svizzera.
Una vita tra Ginevra e il lago di Como per il brand di famiglia
Studi in economia e business ed esperienza maturata a Milano come marketing manager nel settore beauty, dopo alcuni anni Rivolta coglie un’opportunità di crescita all’interno dell’azienda che la porta nella città della Svizzera francese, sede dei quartieri generali, dal respiro globale. «Era una delle mie ambizioni poter lavorare in un ambiente internazionale che in Italia è difficile da trovare – ha detto – Inoltre, quella posizione mi permetteva di seguire i progetti end-to-end quindi dal design alla vendita, avendo una visione a 360 gradi del mio lavoro, cosa che non era un’opzione a Milano». L’estero non come via di fuga quindi ma come mezzo di arricchimento personale e professionale: «Mi piaceva molto il lavoro che avevo prima e mi faceva sentire appagata, per cui non direi che sono scappata dall’Italia. Sono andata via perché in quel momento aspiravo a conoscere qualcosa di diverso, per poi eventualmente tornare con altre modalità».
Dare la svolta non è stato semplice, anche perché il trasferimento ha coinciso con una paralisi generale del mondo a causa della pandemia di Covid-19. Per ironia della sorte, lo stesso contesto che ieri le ha reso complicato il passaggio in Svizzera, oggi le garantisce la possibilità di mantenere vivo un sogno tenuto tanto tempo nel cassetto. «Ho avuto un inizio diverso da quello che ci si auspica o immagina, poi con il tempo le cose sono migliorate», ha riconosciuto Rivolta. Parte delle procedure di inserimento della bregnanese nella nuova realtà sono state fatte online. A questo si sono aggiunte le difficoltà che derivano dall’incontro una nuova cultura ma anche con quelle dei colleghi di lavoro che a loro volta provenivano da diverse parti del mondo: «C’è stato uno choc culturale a livello personale perché non conoscevo ancora nessuno e non parlavo francese, ma solo inglese, la lingua con cui lavoravo. E sul posto di lavoro il melting pot culturale richiede di interfacciarsi con diversi modi di approcciarsi al lavoro».
L’integrazione culturale
Per far fronte a queste difficoltà l’imprenditrice comasca ha avviato diverse strategie di risposta che hanno reso più fluida la sua integrazione culturale a Ginevra: «Come prima cosa ho attivato tutto il network di cui avevo disposizione. È vero il detto secondo cui il mondo è relativamente piccolo e grazie ad amicizie lontane ma in comune ho stretto dei bei rapporti. In secondo luogo mi sono messa a imparare la lingua, per poter vivere la quotidianità e non dovermi privare delle cose che amo. Oltre ad essere utile, i locali apprezzano chi cerca di imparare la lingua e la cultura». Sforzo notevole ha richiesto la terza risposta: ricostruirsi da zero. «Bisogna essere consapevoli che trasferendosi all’estero certi rapporti quotidiani non saranno più come prima, per cui si deve essere aperti a costruirne di nuovi. Essere proattivi e aperti a sviluppare un nuovo cerchio di amicizie permette di creare più in fretta le proprie sicurezze per vivere bene lontano da casa».
In questo modo Rivolta è davvero andata incontro ad un percorso di adattamento alla nuova realtà senza rimanere intrappolata nella bolla di espatriati internazionali che esistono nelle grandi città a vocazione globale. «I nativi e la comunità di expat difficilmente si incrociano. Gli internazionali tendono a rimanere nella loro zona di comfort ma perdono tutta l’esperienza locale – ha spiegato – C’è un alto ricambio perché chi vede l’esperienza all’estero solo come una parentesi di affari tende a non integrarsi. Per me invece era fondamentale stringere legami con la comunità residente e non solo con le persone con cui si condividono delle situazioni di circostanza».
Questo approccio nelle relazioni interpersonali, più lento e attento alle diversità culturali, si è rivelato vincente anche sul posto di lavoro. «Ho dovuto imparare a comunicare in maniera diversa a seconda del collega che avevo davanti. Il modo di approcciare e risolvere un problema, parlare, scrivere una mail, mettere o non mettere accento alle emozioni, sono completamente diverse da persona a persona e spiccano in un team multiculturale. Noi italiani per esempio siamo tattili, gestuali ed espressivi, in netto contrasto con le culture nordiche. Bisogna avere sempre una sorta di “traduttore culturale” per capire le diverse sfumature di significato». Una capacità che secondo Rivolta è risultata fondamentale nell’integrazione e che si sintetizza nella parola chiave «comunicazione».
Le differenze con l’Italia
In Svizzera, paese che sei anni fa l’ha accolta e fatta crescere, la bregnanese ha trovato un luogo di opportunità ed incontri internazionali, nuovi legami e sfide costanti. Uno Stato certamente all’avanguardia ma a cui l’Italia non deve sentirsi inferiore. Secondo la professionista infatti tanti aspetti positivi del Bel Paese vengono spesso sminuiti o non considerati soprattutto dai connazionali all’estero: «È una cultura potenzialmente più meritocratica ma dove ci sono meno tutele per lavoratori e per quanto riguarda, per esempio, la sanità pubblica e la maternità. Per certi aspetti guardo al nostro paese come virtuoso».
Pur perfettamente integrata a Ginevra, dopo cinque anni il richiamo di casa non ha mai smesso di farsi sentire. Con il passare del tempo quell’opportunità di lavoro colta per specializzarsi all’estero si è trasformata in una scelta personale ma che solo in tempi recenti è stata pienamente soddisfatta. Rivolta ha infatti potuto trovare una sintesi al sentimento di doppia appartenenza a partire dal 2024, quando ha iniziato a germogliare il seme dell’attività di famiglia. Da quel momento ha iniziato a dividersi tra le due città affacciate sul lago, ritraducendo l’esperienza all’estero in nuovi progetti e sinergie legati al territorio d’origine.
“Sono soddisfatta e felice”
«Nell’ultimo anno, dopo aver lavorato come global marketing manager, sentivo il desiderio di riconnettermi con il territorio dove sono nata, forse proprio per dare ancora più significato alla mia professione e alle mie energie. Quindi ho fondato un’azienda con mio fratello che si chiama «Rivo&Friends» che organizza eventi e esperienze sul lago di Como. La sfida è stata, a distanza, creare un’azienda che valorizzasse il territorio comasco e oggi devo dire che sono riuscita a trovare il mio equilibrio, il mio «Ikigai». Per il futuro, seguirò le esigenze personali e quelle del business, spostandomi tra Ginevra e Como. Per ora sono soddisfatta e felice, perché sono accompagnata dalle persone giuste che condividono questa filosofia di vita più flessibile», ha concluso.