Le consigliere di Parità della Provincia di Como, Federica Peraboni e Chiara Bedetti, lanciano un allarme sul decreto legislativo con cui il Governo si appresta a recepire le direttive europee 2024/1500 e 2024/1499.
Parità sul lavoro? Rivedere il decreto
Peraboni e Bedetti, insieme alle consigliere regionali e provinciali della Lombardia chiedono una revisione del testo, che – nella formulazione attuale – rischierebbe di indebolire il sistema di tutela contro le discriminazioni di genere nel lavoro costruito negli ultimi vent’anni. La richiesta è contenuta nel documento inviato alla Presidenza del Consiglio a seguito della Conferenza nazionale delle Consigliere di Parità del 5 marzo. Pur condividendo pienamente gli obiettivi delle direttive europee – rafforzare gli organismi per la parità e migliorare la tutela delle vittime di discriminazione – le rappresentanti esprimono forte preoccupazione per l’ipotesi prevista nello schema di decreto di sopprimere le Consigliere di Parità e l’UNAR (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali), sostituendole con un unico “Organismo per la Parità”.
Il presidio territoriale consente assistenza concreta
Secondo Peraboni e Bedetti, una riforma di questo tipo rischierebbe di far venir meno il presidio territoriale che oggi consente a lavoratrici e lavoratori di trovare assistenza concreta, accessibile e vicina ai territori. La preoccupazione riguarda in particolare la previsione secondo cui eventuali sedi territoriali del nuovo organismo potrebbero essere istituite solo su base facoltativa. “In questo modo si rischia di allontanare le tutele dai cittadini”, avvertono le Consigliere.
Il fenomeno resta infatti rilevante anche a livello locale: nel 2025 i casi di discriminazione di genere segnalati alle Consigliere di Parità della Provincia di Como sono raddoppiati. A livello nazionale, le segnalazioni annuali superano le 2.000, circa tre volte quelle relative a tutte le altre forme di discriminazione registrate dall’UNAR.
Per questo le Consigliere chiedono che il decreto venga modificato, prevedendo sezioni territoriali obbligatorie e adeguatamente finanziate, in grado di garantire una presenza effettiva e capillare sul territorio. “Il recepimento delle direttive europee – sottolinea Federica Peraboni – deve rappresentare un rafforzamento delle tutele, non un loro arretramento”.