Cervelli in fuga

Falegname a Sydney: “In Italia ci sono stipendi da miseria”

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Falegname a Sydney: “In Italia ci sono stipendi da miseria”

È ancora raccontata come «El Dorado» ma da diversi anni l’Australia non è più quel luogo di fuga in cui il successo è facile e veloce. Pur continuando ad attrarre giovani da ogni parte del mondo, la possibilità di costruire un futuro stabile nella «Aussie land» sono oggi rese più complesse da un mercato saturo di espatriati e dai costi della vita aumentati nell’epoca post-Covid.
Ne sa qualcosa Gabriele Lazzari, classe 1998, di Cabiate che per riuscire a stabilizzarsi sull’isola ha dovuto affrontare un percorso di alti e bassi. Arrivato per la prima volta in Australia nel 2020, dopo una «falsa partenza» causata dalla pandemia, è ritornato e oggi lavora a Sydney in un’azienda di origine italiana specializzata nella vendita di mobili e cucine.

La prima volta in Australia

Racconta il 28enne:

«Sono partito per curiosità. Dopo le superiori ho seguito un corso di tre anni in restauro di beni culturali e volevo vedere come andavano le cose in Australia. La situazione già non era molto semplice e di lì a poco sarebbe arrivata la pandemia: ho lavorato sei mesi, poi non mi è stato rinnovato il contratto e sono rientrato in Italia».

Ad aspettarlo in patria però un contesto lavorativo penalizzante, perfino per uno specialista del mobilificio, punta di diamante della Brianza:

«Sono un falegname con una specializzazione in restauro di mobili. Mandavo curriculum cercando lavoro nel mio settore, ma quello che trovavo erano proposte di 700 euro al mese per 42 ore di lavoro alla settimana. Facendo due calcoli, non sarei riuscito nemmeno a pagare il bollo della macchina. Allora ho deciso di tornare in Australia».

Il ritorno

Il ritorno è stato immediato:

«Ho preso un aereo due settimane dopo. Mi sono fermato in West Australia e, sfruttando la riattivazione del visto working holiday e del bridging visa A, ho fatto diversi lavori in fattorie e nell’ambito delle costruzioni. Dopodiché insieme a degli amici mi sono spostato nello stato del Victoria, distante 4mila chilometri, e lì sono rimasto per due anni e mezzo. Ho trovato lavoro quasi subito in un’azienda storica di Melbourne in cui mi occupavo di produzione di mobili di lusso e restauro conservativo di pezzi mid-century, e di imbottiti».

Un nuovo lavoro

L’azienda ha però cessato l’attività e a ottobre 2025 il cabiatese si è ritrovato a ricominciare la ricerca di lavoro da capo. Sebbene sia ancora vero che trovare lavoro sull’isola è pressochè facile, la cosa più complessa per chi decide di trasferirsi in Australia è trovare un datore disposto a fornire la cosiddetta sponsorship, burocrazia ulteriore che non tutti sono pronti a sostenere. Questa necessità ha imposto a Lazzari una corsa contro i tempi di scadenza del visto: «Avevo una settimana di tempo per trovare un nuovo lavoro o vendere tutto e andarmene». Per fortuna, le cose si sono risolte nei tempi previsti. Qualche peripezia e un trasloco dopo, l’odissea di Lazzari è arrivata al termine: giusto qualche mese fa ha trovato impiego in un’azienda che valorizza la sua esperienza professionale ed è anche strettamente legata al territorio di origine.

«Dopo un colloquio su Whatsapp ho firmato il contratto. Ho caricato il van con l’essenziale – basso, skate, tavola da surf e qualche vestito – e sono partito per un road trip con destinazione Sydney, dove mi trovo tuttora. In azienda ci occupiamo di portare in Australia brand italiani leader nel settore del mobilificio che hanno sede a Mariano Comense, Cantù, Carugo, Meda ed altri paesi sparsi per la nostra penisola. Sono soddisfatto di dove mi trovo oggi e ho tanti progetti per i prossimi anni: vorrei riprendere gli studi e ottenere un’altra qualifica in interior design».

“Qui più fiducia nelle persone”

Il futuro, per il giovane professionista, continua a parlare l’inglese australiano. È nel “paese là sotto” che ha infatti trovato le caratteristiche che rimano con il suo modo di stare al mondo. A partire da come è strutturato il lavoro, il sistema di tassazione e la possibilità di avere dei rientri economici, una burocrazia semplificata e alcune sorprese positive a livello sociale:

«Qui percepisco un senso di solidarietà e coscienza civile maggiore rispetto all’Italia, c’è molto più rispetto e fiducia verso le persone, che si aiutano tra loro. In Italia tendiamo a non fidarci troppo degli altri. Mi piace anche come lo stato australiano si pone nei confronti dei suoi cittadini».

L’equilibrio lavoro-vita privata

Ma l’aspetto che forse più di tutti fa spiccare la società australiana sulle altre è l’equilibrio lavoro-vita privata. Su questo punto Lazzari è stato chiaro:

«Ogni giorno riesco a dedicare del tempo a me stesso. Per scelta inizio la giornata molto presto. Sono a due minuti a piedi dal lavoro ma voglio prendermi il tempo per fare le cose con calma. Finisco di lavorare verso le 15 e poi ho tutto il pomeriggio per fare ciò che voglio. La mia vita si basa su questa armonia tra il lavoro – in cui comunque faccio qualcosa che mi piace – e il tempo libero, che sfrutto andando in spiaggia, suonando, facendo sport o curando le relazioni. In Italia è impensabile: la pausa pranzo dura un’ora e mezza e alla sera spesso non si hanno le energie o il tempo per fare altro».

La passione per lo skate

A contribuire a uno stile di vita ricco di stimoli anche fuori dal lavoro, le relazioni che il 28enne ha costruito in questi anni. Galeotto in questo senso è stato lo skate. Insegnante e gestore dell’associazione sportiva dilettantistica «Skateboard society» di Seregno, grazie alla tavola Lazzari ha potuto integrarsi nel posto che ha iniziato a considerare sua seconda casa.

«Lo skateboard è sempre stata la chiave che mi ha permesso di conoscere persone fantastiche – ha sottolineato – La gran parte delle mie amicizie sono nate andando a fare skate in un posto sconosciuto e interagendo con le persone. Così ho conosciuto uno dei miei migliori amici ma anche italiani, cinesi, indiani, gente da ogni parte del globo tutta riunita in Australia. La diversità culturale è l’aspetto più bello e caratteristico di questo paese».

Il rapporto con l’Italia

Queste riflessioni portano inevitabilmente a esplorare la natura del rapporto con la madrepatria, che risulta complesso e sfaccettato. «Paese che odio paese che amo»: più che una scelta, partire è stato percepito dal giovane come un’esigenza imposta dal panorama lavorativo, politico e sociale che offre il Belpaese.

«Penso che, come me, tantissima altra gente sotto sotto vorrebbe rimanere in Italia se funzionasse in maniera efficiente. A volte mi sento quasi costretto ad essere qua – ha affermato – Non è semplice decidere di rimanere nell’altra parte del mondo: ti lascia sempre un po’ di amaro in bocca perché da una parte hai i legami affettivi e dall’altra la possibilità di fare nuove esperienze e migliorarti come persona».

Con il cuore a metà, ma Lazzari rimane in Australia, paese in cui ha trovato la propria strada, una scelta difficile ma ricca di scommesse per il futuro.