La tradizione

L’esodo degli olgiatesi in pellegrinaggio a Monza per San Gerardo

L’omelia del diacono Giovanni Ballerini: l’esempio del santo monzese e la forza della carità.

L’esodo degli olgiatesi in pellegrinaggio a Monza per San Gerardo

Si rinnova la tradizione del pellegrinaggio da Olgiate Comasco a Monza, dal 1207 segno di devozione a San Gerardo.

Il pellegrinaggio

Auto, pullman, moto, biciclette: ancora una volta l’esodo dei pellegrini olgiatesi ha raggiunto con ogni mezzo Monza, la chiesa dove è custodita l’urna con le spoglie di San Gerardo. Un gruppo è arrivato a piedi da Olgiate Comasco: tra i podisti anche il diacono Giovanni Ballerini. Oggi, sabato 25 aprile, la parrocchia dei Santi Ippolito e Cassiano è impegnata a rinnovare la propria gratitudine a San Gerardo, cui la comunità di fedeli olgiatesi fece un voto per la guarigione da un morbo che colpiva la testa. Voto che ogni anno conduce più di mille pellegrini alla chiesa di San Gerardo, picchiando il capo proprio sul vetro dell’urna, affidandosi alla protezione del santo monzese.

La messa e l’omelia del diacono Giovanni Ballerini

Alle 10 la celebrazione della messa nella chiesa monzese, accompagnata dal canto della corale olgiatese. Omelia affidata al diacono Giovanni Ballerini, che nel mese di giugno sarà ordinato sacerdote. Ha sottolineato il concetto della carità: quella dei piccoli gesti. “Cercherò di non balbettare: ma ammetto di essere un po’ sfasato. Ci ripensavo: l’ultima volta che ho messo piede qui dentro per il pellegrinaggio del 25 aprile era il 2019 ed ero un novello sì, ma un novello laureato in fisica. E mi ritrovo, ora, così. Giovani, occhio alla testata! Le vie del Signore sono proprio strane. E di vie del Signore ne percorriamo, in lungo e il largo, ogni giorno. Di strade o sentieri nella fede ne facciamo più che mai. Ma di tutte queste vie del Signore, ce n’è una. Eminente. Principale. Primaria. Ce n’è proprio unache le batte tutte. Ce la consegna San Paolo nella prima lettura, nella sua Lettera ai Corinti. Di questa via ne tesse l’elogio, ne canta un inno: canta l’inno alla via della carità, l’inno a la via più sublime che permette di ambire ai carismi più grandi che uno possa desiderare. Grandi parole. Parole solenni, parole ambiziose.Parole provocanti, che puntano al meglio. Per dire cosa? Per dire che il più bel sentiero per il cielo è dato dal più piccolo gesto d’amore. Per dire che l’autostrada della santità non è necessariamente un viale trionfante più largo di quello di villa Reale o della pista dell’autodromo, ma è piuttosto il più anonimo degli attraversamenti pedonali in cui possiamo porgere il braccio al nostro prossimo. Ecosì davvero dare corpo, dare carne al comandamento dell’amore. Dare corpo alla carità. Intendiamoci, non è assolutamente banalizzare il Vangelo: è dire che è davvero possibile viverlo oggi, ora, nella mia, nella nostra vita. Senza necessità di atti straordinari. Ma sapendo di farlo per Cristo. Perché se l’inno alla carità intendesse il portare la pace nel mondo, o la predicazione in ogni luogo del bene, dell’uguaglianza, della dignità, della giustizia, o un atto di fede tanto grande da spostare le montagne ma senza che questo coinvolga l’agire per Cristo, con Cristo e in Cristo tutto ciò non sarebbe nulla”.

L’esempio di San Gerardo

Il diacono olgiatese ha quindi richiamato l’esemplare vita di San Gerardo. “Sull’esempio di Gesù il nostro San Gerardo si è dato da fare ormai più di otto secoli fa a dare in cibo i suoi beni, a dare agli altri il suo “corpo”, la sua vita, i suoi beni per l’ospedale cittadino. Su quell’esempio si è offerto per il bene al prossimo. Per la vicinanza all’ultimo. L’esempio di Cristo l’ha mosso a camminare sulle acque con il Lambro in piena; l’esempio di Cristo l’ha spinto a chiedere di poter pregare il Padre incessantemente, di notte, promettendo in cambio le ciliegie. San Gerardo ha preso a cuore queste parole: Come io ho fatto a voi. L’esempio. L’esempio che è la cosa più concreta che il Signore ci lascia dopo il suo corpo, e la cosa più concreta che possiamo a nostra volta lasciare agli altri. Esempio: questa parola dovrebbe risuonare nei nostri cuori. Seguire l’esempio. Essere esempio. Portare l’esempio. Come dice tutta la liturgia che celebriamo oggi, ma come avremo l’occasione di poterlo essere a nostra volta nella vita quotidiana, concluso questo pellegrinaggio. Potremo essere esempio di Cristo per il mondo. Importante, eh! Il mondo procede per imitazione, avanza per gli esempi che gli vengono dati, ripete gli esempi che gli vengono proposti. E non ci vuole tanto per essere esempio. Chi lo fa, non se ne rende nemmeno conto tanto è piccola, tanto è minima la misura necessaria. Allora chiediamo al Signore, per mezzo del nostro San Gerardo, di seguire il suo esempio e di dare l’esempio. A partire da noi: a partire da quella carità che è lo stimarsi a vicenda. Cari olgiatesi, siate allora esempi di carità: senza paura, senza misura”.

Il saluto del parroco

Don Flavio Crosta, parroco di Olgiate Comasco, prima della benedizione finale e del momento della distribuzione del pane e del vino benedetti, ha così salutato l’assemblea: “A conclusione del nostro pellegrinaggio a nome di tutta la comunità di Olgiate Comasco, delle autorità e delle associazioni presenti, voglio esprime un grazie grande alla Parrocchia di Monza San Gerardo al Corpo per l’accoglienza fraterna e la condivisione eucaristica. Un grazie particolare al parroco monzese don Massimo Gaio. Un saluto all’associazione L’Alveare (sempre in prima fila in chiesa per il pellegrinaggio, Ndr) che compie 45 anni. Vorrei esprimere anche un grazie particolare all’associazione Avis che 50 anni fa ha progettato e ripristinato il pellegrinaggio a piedi del 25 aprile, quella che si chiamerà la marcia a San Gerardo. È quel voto espresso nel lontano 1206, quando gli olgiatesi  guariti dal morbo della syncoposis promisero di recarsi ogni anno in preghiera sulla tomba di San Gerardo. Quel recarsi a piedi non è una gita sportiva ma un pellegrinaggio penitenziale. E qui, in questo luogo a noi caro, ho la gioia di annunciare ufficialmente che il nostro diacono Giovanni è stato ammesso all’Ordine del Presbiterato. Sarà ordinato sacerdote il prossimo sabato 13 giugno in cattedrale a Como. Celebrerà la sua prima messa domenica 14 giugno nella parrocchiale di Olgiate Comasco. Per lui e per tutti noi inizia il tempo della preparazione e della preghiera”.