C’è anche un po’ di Cucciago in Argentina. E’ la storia di Oscar Vailati, 70enne nato oltreoceano i cui trisavoli provenivano proprio dalla Brianza. E ora Oscar cerca di risalire alla sua storia familiare per chiudere un cerchio lungo oltre cent’anni.
Dall’Argentina Oscar cerca le sue origini
Nato nel 1955 a Buenos Aires, Vailati ha sempre saputo delle proprie origini italiane. Il nonno, Francesco, è infatti nato a Guanzate, ed è stato lui a portare il cognome di Oscar in Argentina, diventando poi Francisco una volta oltreoceano. Risalendo l’albero genealogico, però, di recente l’uomo ha scoperto del bisnonno Marcello Vailati, nato a Figino Serenza nel 1850, e, ancora prima, della trisnonna Antonia Borghi, nata nel 1820 proprio a Cucciago. Oscar ha quindi raccontato la storia della propria famiglia: «Per tutta la vita di mio nonno Francesco e di mio padre, pensavamo che le nostre origini fossero di Guanzate e basta. Abbiamo sempre creduto che la nostra storia italiana iniziasse e finisse lì». Vailati raggiunse infatti il Nuovo Continente nel 1912, durante la guerra italo-turca, che, secondo lui, aveva danneggiato l’economia italiana. Purtroppo, quando Oscar aveva solo 18 anni, una malattia cognitiva ha portato via Francesco, impedendo di andare ancora più indietro. «Questo è un grande rimpianto per me», ha sottolineato, prima di aggiungere: «Il silenzio dei suoi ultimi anni ha lasciato un vuoto di informazioni che, riflettendo, ho compreso solo molto tempo dopo la sua scomparsa». Vailati ha proseguito: «È stata una sorpresa meravigliosa scoprire recentemente che Guanzate era solo una tappa del cammino. Sapere che le mie radici risalgono a Figino, Cantù e ora a Cucciago, con la mia trisavola Antonia Borghi, è stata una rivelazione emozionante. Oggi il mio obiettivo è continuare a unire questi punti e scoprire altri paesi della splendida Brianza che fanno parte della mia identità».
Il racconto
Cosa spinge Vailati? L’uomo ha spiegato: «Indago perché capisco che la mia esistenza a Buenos Aires è il risultato di decisioni prese più di un secolo fa nel Nord Italia. E’ il mio modo di onorare il coraggio che hanno avuto i miei antenati nell’attraversare l’oceano, un modo per mantenere vivi coloro che mi hanno preceduto». Le scoperte di Oscar saranno poi tramandate alla sua discendenza: «Cercando i miei avi cerco di capire il sacrificio dei loro tempi. Il mio motore è che i miei figli e nipoti sappiano che non veniamo dal nulla, ma da una stirpe di lavoratori instancabili. Quando ero bambino, ascoltavo “Nono” Francesco parlarne: a quel tempo erano nomi di una geografia astratta. Oggi sono diventati le coordinate della mia identità». Parlando di Francesco ha detto: «Lavorava in una fabbrica di biciclette in Svizzera, vicino al confine, e ogni giorno percorreva 17 chilometri pedalando per andare al lavoro. Ma un giorno del 1912 decise di non tornare. Proseguì il cammino attraverso la Svizzera e percorse più di 1.000 km via terra fino a raggiungere il porto di Rotterdam, dove si imbarcò insieme a suo fratello maggiore Quirico, che si fermò in Brasile e del quale non ebbe mai più notizie».
Nel 2023 Vailati ha visitato le sue terre d’origine, alle quali è così legato: «Ho avuto l’immensa gioia di visitare l’Italia nell’ottobre del 2023. È stato un viaggio carico di emozione con mia moglie Fernanda e a mia figlia Maria del Rosario. Purtroppo l’1 novembre, quando siamo stati a Guanzate e Cantù, era tutto chiuso per Ognissanti. Anche se non ho potuto fare progressi, camminare sotto quell’acqua per le strade dei miei antenati ha avuto un significato spirituale molto forte». Dopo l’Italia, Oscar ha visitato la Germania: «Mia figlia vive e lavora a Berlino. È un orgoglio per me sapere che ha potuto stabilirsi lì grazie alla cittadinanza italiana ottenuta per linea di mio nonno Francesco. Il sacrificio del suo bisnonno un secolo fa, oggi le ha aperto le porte dell’Europa».
Vailati ora sogna di tornare a Cucciago. Ha detto: «Vorrei tornare in un giorno feriale per poter finalmente toccare quei libri parrocchiali e chiudere il cerchio della mia identità. Per un europeo, forse, è normale avere tutte le generazioni passate nella stessa regione; ma per noi, sentire che le nostre radici sono in un altro continente, così lontano e diverso, genera una spinta alla ricerca molto forte». Tutta la famiglia di Vailati crede nel valore del lavoro di Oscar, che ha concluso: «Mia figlia Maria del Rosario è curiosa quanto me della sua genealogia; è già cittadina italiana e sogna di vivere e lavorare in Italia. Ricostruire tutto questo permette ai miei nipoti di provare un senso di appartenenza che attraversa l’oceano. E’ chiudere un cerchio di oltre cento anni affinché il passato e il futuro della nostra famiglia possano finalmente stringersi la mano».