Nel mese di marzo 2026 il sistema industriale delle province di Como, Lecco e Sondrio si conferma in una fase di sostanziale tenuta. Il quadro delineato dall’Osservatorio congiunturale rapido realizzato dai Centri Studi di Confindustria Lecco e Sondrio e Confindustria Como mostra infatti indicatori complessivamente stabili su domanda, produzione, fatturato e occupazione, con segnali di continuità più che di vera espansione. Tuttavia, a pesare sull’orizzonte delle imprese resta soprattutto l’instabilità geopolitica internazionale, che continua a influenzare costi e catene di approvvigionamento.
Imprese comasche, sistema stabile ma sotto pressione
Gli ordini mostrano performance differenziate tra mercato domestico e quello estero; nonostante sia principalmente segnalato il mantenimento dei livelli (rispetto a quanto registrato a febbraio), in caso variazione in Italia risulta più diffusa la diminuzione mentre per quanto riguarda l’export lo scenario complessivo risulta più bilanciato. Nel dettaglio, gli ordinativi interni sono considerati mantenersi sui livelli del mese precedente dal 42,9% del campione, in espansione dal 23,8% mentre in calo da un’impresa su tre (33,3%). La domanda estera è invece valutata come stabile dal 43,9% delle realtà comasche aderenti all’Osservatorio, in riduzione dal 29,3% mentre in espansione dal restante 26,8%.
L’indicatore associato all’attività produttiva risulta generalmente orientato alla stabilizzazione rispetto a febbraio, con tre aziende su cinque (60%) che indicano il mantenimento dei livelli. Nei casi di variazione, risultano però più diffusi i pareri di crescita (25%) rispetto a quelli di diminuzione (15%). Il tasso medio di utilizzo degli impianti di produzione si attesa a quota 77,2%, dato più favorevole di circa un punto percentuale rispetto a quanto esaminato nel corso della precedente edizione dell’Osservatorio (76% ad ottobre 2025). Nell’ambito del campione d’indagine sono riscontrabili differenze riguardo l’impiego medio della capacità produttiva, sia distinguendo le aziende comasche in base alla dimensione, sia classificandole rispetto al comparto di attività realizzata. Esaminando nel dettaglio, le realtà con oltre 50 occupati indicano un utilizzo medio (82,4%) maggiore rispetto a quanto mediamente rilevato per le aziende più piccole, per le quali il tasso si attesta al 72,5%. Analizzando invece imprese di Como in base al comparto merceologico, si riscontra un impiego medio dell’83,5% per le realtà metalmeccaniche e meccatroniche, del 80,4% per quelle afferenti agli altri settori e del 68,6% per le aziende tessili.
Fatturato ed export
Sul versante del fatturato è riscontrabile, al pari di quanto evidenziato a livello congiunto, una situazione caratterizzata da una prevalenza di giudizi di crescita, sia per quanto riguarda le vendite in Italia, sia per l’export. Il fatturato sul mercato domestico è segnalato come stabile sui livelli di febbraio dal 32,6% del campione, in espansione dal 41,9% mentre in diminuzione dal restante 25,5%.
L’export è invece valutato come in crescita da quasi quattro realtà su dieci (38,5%), in mantenimento rispetto al mese precedente da un’azienda su tre (33,3%) e in contrazione dal rimanente 28,2%.
Le ipotesi formulate riguardo l’andamento del business per il secondo trimestre 2026 delineano un quadro principalmente orientato alla stabilità, segnalata direttamente da oltre la metà del campione (51,2%). In caso di variazione, tuttavia, le attese di rallentamento (30,2%) risultano prevalenti rispetto a quelle di aumento (18,6%). Con riferimento alla visibilità sulla domanda, grazie agli ordini in portafoglio il 26,8% delle realtà comasche aderenti all’Osservatorio riesce a pianificare l’attività per alcune settimane, il 56,1% per un periodo di qualche mese mentre il rimanente 17,1% per un tempo superiore al trimestre.
Costi e criticità
Sul fronte dell’approvvigionamento delle materie prime le aziende di Como hanno segnalato, nel mese di marzo, criticità in termini di inasprimento dei listini praticati dai fornitori nonché di conseguenze sulla gestione dell’attività. Oltre tre realtà del campione su quattro (77,3%) hanno comunicato di aver dovuto far fronte ad aumenti dei costi delle principali commodities acquistate e necessarie per i propri processi produttivi. Per effetto combinato dell’inasprimento dei listini dei fornitori e dei rincari subiti dall’energia elettrica e dal gas naturale, oltre che dalle quotazioni del petrolio, il 40,9% delle aziende comasche ha dovuto ridimensionare o, in casi più gravi, posticipare gli investimenti aziendali mentre oltre otto realtà su dieci (81,8%) hanno subito una contrazione della propria marginalità. In aggiunta a quanto finora citato, sono stati riscontrati una riduzione parziale dell’attività aziendale e la necessità di riorganizzazione del lavoro o di parte dell’attività produttiva per circa una realtà su cinque (18,2%).
Gli sviluppi del contesto geo-politico internazionale registrati a febbraio e a marzo hanno determinato effetti sulle imprese comasche, influendo perlopiù negativamente sulla loro gestione.
Una prima conseguenza riscontrata è stata relativa all’inasprimento dei costi. Quelli relativi alle materie prime sono stati visti in aumento significativo dal 36,4% del campione, in incremento moderato dal 38,6% mentre per il restante 25% delle imprese non sono state comunicate variazioni particolari. Nel caso delle fonti energetiche, in particolare gas ed energia elettrica, la metà (50%) delle imprese di Como ha segnalato crescite molto rilevanti, il 34,1% aumenti moderati mentre il rimanente 15,9% non ha indicato modifiche degne di nota. Per quanto riguarda, infine, il trasporto e le attività di logistica, quasi due realtà su cinque (39,5%) hanno rivelato aumenti di notevole importanza, il 46,5% degli incrementi moderati mentre per il 14% non sono stati segnalati effetti rilevanti.
Un secondo ambito di criticità riguarda le difficoltà generate lungo le catene di approvvigionamento riguardanti ad esempio l’estensione delle tempistiche necessarie a ricevere le merci o il venir meno della disponibilità di componenti e materiali. Oltre un’azienda comasca su dieci (11,4%) ha riscontrato effetti rilevanti, il 22,7% problematiche di entità moderata e il 63,6% fenomeni distorsivi lievi; solo il restante 2,3% del campione non ha segnalato criticità.
Credito e liquidità
I pareri qualitativi espressi dalle realtà di Como rispetto ai rapporti con gli Istituti di credito hanno delineato, per il mese di marzo, un quadro di generale e diffuso mantenimento delle condizioni praticate. Oltre nove aziende su dieci (95,4%) hanno infatti segnalato la stabilità dei costi di accesso al credito e della disponibilità degli Istituti bancari a concederlo mentre, nei casi di variazione, le indicazioni di miglioramento e peggioramento sono state residuali (per entrambe pari al 2,3%). Con riferimento al giudizio formulato riguardo alla propria liquidità, oltre due quinti (44,2%) del campione ha valutato il proprio quadro come nella norma, il 30,2% ha espresso soddisfazione mentre il rimanente 25,6% ha ritenuto la propria posizione finanziaria come migliorabile.
Anche sul versante dell’occupazione è riscontrabile, per le imprese di Como aderenti all’Osservatorio, un quadro principalmente orientato alla conservazione dei livelli rispetto a quanto registrato a febbraio. Nel dettaglio, quasi nove realtà su dieci (88,4%) hanno comunicato la stabilità, il 9,3% ha segnalato l’espansione mentre il restante 2,3% ha indicato una riduzione.
Le aspettative occupazionali formulate per il secondo trimestre 2026 confermano sostanzialmente il permanere del quadro di generale stabilità tracciato per marzo; a fianco del 79,1% del campione che prevede un mantenimento degli organici, è riscontrabile un sostanziale bilanciamento tra le ipotesi di crescita (9,3%) e di diminuzione (11,6%).
Il commento del presidente
“I dati che emergono dall’indagine congiunturale – dichiara Gianluca Brenna, Presidente di Confindustria Como – confermano anche per il mese di marzo la sostanziale tenuta del sistema produttivo comasco, con livelli di attività e occupazione complessivamente stabili e segnali ancora discreti sul fronte di fatturato ed export, in uno scenario internazionale che resta complesso e condizionato da instabilità geopolitica e pressioni sui costi. All’interno di questo quadro, però, emergono con maggiore evidenza le difficoltà legate ai costi energetici e delle materie prime, che continuano a comprimere la marginalità e a incidere sulle decisioni di investimento. In questo contesto, il settore tessile. mostra elementi di maggiore fragilità rispetto agli altri settori, soprattutto sul fronte dell’utilizzo della capacità produttiva e della redditività. Le imprese comasche confermano comunque una buona capacità di adattamento e tenuta sui mercati esteri, ma prevale un atteggiamento di prudenza sulle prospettive dei prossimi mesi, con un aumento delle ipotesi di rallentamento. In questa fase – conclude il Presidente di Confindustria Como – la priorità resta quella di preservare la capacità competitiva del sistema produttivo, in un contesto che continua a presentare elementi di forte incertezza e pressioni significative sui costi. La tenuta dimostrata dalle imprese è un segnale importante, ma richiede di essere accompagnata da condizioni sempre più stabili e prevedibili per poter essere mantenuta nel tempo”.