la storia

Mazzoleni racconta l’esperienza al Campo Base dell’Everest in un libro

Il racconto della tatuatrice di Erba Silvia Mazzoleni

Mazzoleni racconta l’esperienza al Campo Base dell’Everest in un libro

L’avevamo lasciata nel novembre 2024 al rientro dalla sua salita al Campo base dell’Everest con due promesse: un tatuaggio e un libro. E Silvia Mazzoleni, 42 anni, tatuatrice di Erba , insieme al marito Boris Leoni nel loro studio in città «Boris Tattoo art», è andata fino in fondo con tutte e due le cose e, se il tatuaggio dell’Everest con le bandierine nepalesi, la data, il nome sacro Sagarmatha che significa “La fronte del cielo” e il numero 5.364 metri dell’altitudine ha colorato quasi subito il suo corpo, è proprio in questi giorni che presenta il suo libro dal titolo «5.364 metri di respiro – Il mio viaggio verso l’Everest base camp».

“Avevo bisogno di portare in parola le emozioni provate”

«Quando sono tornata ho iniziato subito a scrivere, ne avevo bisogno, dovevo mettere in fila, portare in parola, tutte le emozioni che avevo provato – racconta – E’ un libro che certo racconta il trekking e la salita, ma soprattutto il viaggio dentro di me e dentro i rapporti con il Nepal, la sua spiritualità, le persone, le emozioni, le storie». Già al suo ritorno la donna aveva parlato di un’avventura per il corpo e per la mente, ma subito aveva sottolineato che quello che più era rimasto non era la fatica fisica, ma le persone incontrate in quel trekking negli scenari mozzafiato dell’Himalaya, con 8-9 ore di cammino al giorno: «Lasci là un pezzo di cuore: sono persone fantastiche, sempre sorridenti e serene. Non hanno niente eppure sono pieni di tutto: costringono a rivedere priorità e convinzioni rispetto a come viviamo noi».
E subito ha sentito l’esigenza di raccogliere tutto in un libro: «E’ stato catartico e non facile ripercorrere tutte le forti emozioni, ho dovuto elaborare e capire come metterle in parola per non perderle. E’ stata una bella sfida». Che ora è nelle sue mani, pronto a girare il mondo: «Sto prendendo contatti con le librerie e Pro loco per portarlo in giro e raccontarlo».
Nelle pagine anche il racconto di legami che in quell’esperienza si sono consolidati fino a formare una seconda famiglia: «E’ stato il mio amico Giacomo Galliani, che 5 anni prima aveva raggiunto il campo base dell’Everest in bicicletta e voleva rifare il percorso a piedi, a invitarmi, e io ho fortemente voluto che fosse proprio lui a scrivere la prefazione del mio libro, perchè c’è un pezzo di lui nel mio libro e perchè sa perfettamente cosa abbiamo vissuto e provato».
E il richiamo di quella terra e di quelle esperienze è forte: «Per scrivere il mio libro ho sentito spesso anche gli sherpa che ci avevano accompagnato e loro mi hanno parlato di un circuito sull’Annapurna, sempre sull’Himalaya, e mi piacerebbe tanto farlo». Per ora però c’è da godere l’esperienza al campo base dell’Everest, a 5.364 metri di altezza, ai piedi del Ghiacciaio Khumbu, e portare in giro il racconto di questo viaggio fatto con le gambe e con il cuore. Poi si penserà alla prossima avventura.