La riflessione

Lupi o agnelli? L’ultimo messaggio del cardinale Oscar Cantoni

In occasione della celebrazione del patrono Sant'Abbondio il vescovo ha spronato alla pace.

Lupi o agnelli? L’ultimo messaggio del cardinale Oscar Cantoni

La Chiesa di Como celebra la solennità del patrono Sant’Abbondio: domenica 30 agosto il cardinale Oscar Cantoni ha rivolto ai fedeli il suo discorso, l’ultimo in occasione della ricorrenza.

Il cardinale sprona alla pace

Il vescovo ha scelto parole focalizzate sul bisogno di pace, che nasce dalla reciproca comprensione. “Come da tradizione, nella festa di Sant’Abbondio, desidero rivolgere a tutti voi, abitanti della Città di Como e alle autorità civili un nuovo messaggio, l’ultimo, a motivo della prossima conclusione del mio ministero episcopale nella diocesi di Como. Mi sono interrogato su cosa potesse essere più utile per questo tempo, tanto conflittuale a livello mondiale, nel quale tutti noi, siamo chiamati, secondo le nostre responsabilità e competenze, a uscirne, diventando personalmente artigiani di pace, tessitori di dialogo e di fraternità”.

L’invito a “disarmarci”

Il cardinale Cantoni invita ad avere uno sguardo di fede. “Gesù ci rende capaci di guardare i volti degli altri, su quanti incontriamo nel nostro cammino quotidiano, considerati non più come nemici o estranei, ma come fratelli, in un tempo in cui, invece, si moltiplicano messaggi e linguaggi intonati per lo più a ostilità e violenza. Gesù è un maestro mite e umile, ma anche deciso ed esigente. È lui che ci chiede di disarmarci, e con la forza efficace della sua mitezza e del suo amore, ci trasforma in donne e uomini di pace e di riconciliazione, capaci di sviluppare una cultura dell’incontro. In un tempo di così crescente aggressività è allora urgente annunciare la profezia evangelica della non violenza con tenacia e umiltà. Questo appello, quindi, è rivolto non solo ai credenti, ma a tutti gli uomini e donne di buona volontà. Come pastore, ho il compito di riproporlo, proprio oggi, nella festività del nostro patrono, Sant’Abbondio, assertore e difensore dell’umanità di Cristo: chi vive il vangelo, aumenta in pienezza di umanità, come ci ha ricordato il Concilio Vaticano II: “Chiunque segue Gesù Cristo, uomo perfetto, diventa lui pure più uomo”.

Respingere anche la violenza verbale

Per tutti un impegno concreto. “Dobbiamo ripetercelo gli uni gli altri: soprattutto in questo tempo, contro il rischio della disumanizzazione, impariamo a diventare promotori di vera umanità! Lavoriamo insieme, respingiamo la violenza, anche quella verbale, la contrapposizione, diventiamo tessitori di unità. Coltiviamo una vita comune all’insegna della fraternità, della comprensione e del rispetto reciproco”.

Seguire l’esempio di San Francesco

Nell’approfondire il bisogno di avere pace, il cardinale ha fatto riferimento a San Francesco, nell’ottocentesimo anniversario della morte del poverello di Assisi. “I lupi sociali dell’epoca erano gli usurai e i briganti e non è da escludere l’interpretazione che vede nel lupo, più che un animale, un uomo che minacciava con le sue cattive azioni la sicurezza e la pace. Oggi, come allora, il lupo è ogni persona quando la iscriviamo in una categoria chiusa di estraneità e di minaccia, incapaci di riconoscere in lei il volto del fratello. Al contrario, San Francesco esprime la forza della fiducia, il coraggio del dialogo, pronto a trasformare la paura e la violenza in fratellanza e pace. La sua vittoria sul male passa attraverso l’incontro e l’assunzione di una responsabilità condivisa: a convertirsi, infatti, non è solo il lupo che desiste dal male, ma anche l’intera città di Gubbio, non più chiusa nelle sue mura come una fortezza. Il messaggio è evangelico: la forza vittoriosa è quella della mitezza, che non schiaccia il nemico, ma abbraccia il fratello. Oggi la violenza verbale non si nasconde più, esplode e s’impone nel minimo scambio; ma a renderci più sicuri non è l’innalzamento dei muri, né
la chiusura nei nostri confini. Occorre piuttosto uscire dalle mura, superando pregiudizi e barriere. Con fiducia possiamo farci incontro a tutti, disarmati di armi e di zanne, darci la mano e stringere alleanze. È finta la pace che si crea quando tutti hanno le armi contro. Non è infatti la forza della guerra a renderci più protetti e sicuri, questa è piuttosto una paura che, lo avvertiamo sempre più, ci tiene schiavi sotto una costante minaccia. I muri possono crollare, i confini si possono aprire, le porte delle nostre città e delle nostre case si possono spalancare per uscire e per entrare, creando così,
nell’amicizia possibile, lo spazio dell’incontro e della pace”.

Quattro passi per la pace

Infine, il vescovo di Como ha puntualizzato quattro passi sui quali impegnarsi per la pace. “Educarci alla complessità, ammansire il lupo che è in ciascuno di noi, sentirci tutti un “noi che include”, disarmarci e disarmare scegliendo parole e gesti non violenti”. Un percorso offerto a tutti. “Nell’enciclica “Magnifica Humanitas”, Papa Leone ci incoraggia a costruire la pace prendendo forza dall’esempio di tanti testimoni che “hanno contribuito a rendere più umana la
storia”. Tra questi indica alcune donne, miti e forti: madre Teresa di Calcutta, Dorothy Day e l’educatrice italiana Maria Montessori 14 . In questo tempo di conflitti e di crisi drammatica della diplomazia, mi piace ricordare anche la splendida figura dell’ambasciatore Luca Attanasio, cresciuto a Limbiate (provincia di Monza) e ucciso in Congo nel febbraio 2021 a soli quarantatré anni. Un giovane cristiano credibile che ha fatto dell’amicizia tra i popoli la sua ragione di vita, di studio e di lavoro. La nostra gente, e i giovani soprattutto, sanno riconoscere con un fiuto particolare i costruttori di pace e la forza profetica dei testimoni della fede”.