Non solo per l’esibizione del dei paracadutisti del Primo Reggimento Carabinieri Tuscania. Non solo per la presenza del prefetto e delle autorità o per l’aver ricevuto la medaglia d’oro in onore di suo padre: l’emozione più grande è stata per quel fare memoria così prezioso, da salvaguardare ogni giorno.
Medaglia d’onore all’internato Felice Broggi
Domenica 20 settembre, in piazza Cavour, a Como, si è celebrata la Giornata degli Internati italiani nei campi di concentramento tedeschi, durante la quale sono state consegnate 37 medaglie ai familiari dei deportati. Tra loro anche Paolo Bruni, residente a Lurate Caccivio e figlio di Felice Broggi. Non solo, ad accompagnarlo, anche Christian Catelli, vicesindaco. Broggi, dopo aver fatto la seconda elementare andò a lavorare come garzone: aveva un fratello minore e suo padre era malato.
Una storia da ricordare
Da ragazzo divenne capocantiere, lo stesso che praticò tutta la vita e che lo salvò a Mauthausen. Fu infatti catturato nel 1943 durante un rastrellamento e portato a Milano: lì lo misero su un treno e partì dal binario 21 verso Verona. Poi, due mesi a Bergen-Belsen e, infine, Mauthausen. Riuscì a sopravvivere perché le sue capacità erano preziose per i tedeschi: sapeva organizzare il lavoro, far lavorare e realizzare le casette utilizzate nel campo. Nonostante tutto, riuscì ad affrontare, giorno dopo giorno, i due anni di prigionia. Fu liberato nel 1945: trascorse sei mesi nell’ospedale allestito dagli americani. Dopodiché fece rientro a casa nel dicembre dello stesso anno.