L'iniziativa

L’inclusione non è un espediente ma un diritto

Fnp e Fim Cisl dei Laghi hanno riunito anche una delegazione di studenti per riflettere e sensibilizzare.

L’inclusione non è un espediente ma un diritto

Trasformare le storie e i bisogni delle persone in risposte concrete, attraverso la contrattazione aziendale e sociale. È stato questo il filo conduttore di “L’inclusione non è un espediente, è un diritto”, l’iniziativa organizzata questa mattina da Fnp Cisl dei Laghi e Fim Cisl dei Laghi (Como e Varese).

L’iniziativa del sindacato

Riuniti i rappresentanti sindacali, pensionati, volontari, operatori della formazione e giovani studenti. Alla giornata hanno partecipato anche alcune classi dell’istituto Orsoline di San Carlo di Saronno, in un confronto che ha voluto mettere in relazione generazioni e realtà differenti, dal mondo della scuola a quello del lavoro, dalla rappresentanza sindacale al volontariato.

L’obiettivo

“L’inclusione non è un espediente, è un diritto”: il titolo dell’iniziativa organizzata da Fnp Cisl e Fim Cisl dei Laghi contro ogni forma di esclusione. Una mattinata di confronto tra sindacato, scuola, formazione e volontariato. Al centro disabilità, fragilità, conciliazione tra lavoro e cura e il ruolo della contrattazione. A chiudere i lavori il segretario generale nazionale Fim Cisl Ferdinando Uliano.

Lo spettacolo

I lavori sono entrati nel vivo con lo spettacolo teatrale “E li chiamano ragazzi speciali…”, di e con Giambattista Anastasio e Alessandro Smorlesi, costruito attorno a storie reali di diritti negati alle persone con disabilità e alle loro famiglie. Dalle storie si è poi passati alle possibili risposte con la tavola rotonda “Dalle storie reali alla contrattazione quotidiana”.

La sensibilizzazione

“L’inclusione non è un espediente, è un diritto”, ha ribadito il segretario generale della Fim Cisl dei Laghi Gennaro Aloisio, sottolineando la necessità di trasformare questo principio in azioni concrete nei luoghi di lavoro. “Con la nostra contrattazione aziendale e sociale dobbiamo costruire dei veri e propri “paracaduti”: strumenti che permettano a chi ha persone care da accudire, o a chi vive una disabilità, di condurre una vita dignitosa, senza dover scegliere tra il lavoro e la famiglia”. Un tema che riguarda direttamente anche l’utilizzo dei permessi e degli strumenti di tutela da parte di chi assiste figli, genitori o familiari fragili. “Perché mai l’esercizio di un proprio diritto contrattuale deve farci sentire in colpa o in difetto?”, ha sottolineato Aloisio, richiamando il ruolo di un sindacato capace non soltanto di tutelare, ma anche di educare e contribuire a cambiare la cultura nei luoghi di lavoro. Nel corso del dibattito sono emerse le molte dimensioni che può assumere l’esclusione.

Il valore del lavoro

Albino Gentile, segretario Ust Cisl dei Laghi, ha richiamato l’attenzione sul valore del lavoro come strumento di autonomia, partecipazione e costruzione di relazioni, soffermandosi sulle difficoltà che ancora incontrano le persone con disabilità e le loro famiglie, in particolare nel delicato passaggio dalla scuola all’età adulta. Bruno Carioni, Presidente di Anteas Varese, ha invece raccontato il ruolo quotidiano del volontariato nel contrastare forme di esclusione spesso poco visibili: dai trasporti per permettere alle persone fragili di raggiungere i luoghi di cura ai pacchi solidali, fino all’aiuto alle famiglie che devono conciliare lavoro e assistenza. Il tema della conciliazione tra tempi di vita, lavoro e cura è emerso anche dalle testimonianze provenienti direttamente dai luoghi di lavoro, dove l’utilizzo dei permessi per assistere familiari con disabilità può ancora diventare motivo di incomprensione, giudizio o ironia.

La contrattazione sociale

Sul versante della contrattazione sociale, il segretario generale Fnp Cisl dei Laghi Dario Grilanda ha ricordato il lavoro svolto quotidianamente sul territorio attraverso il confronto con Comuni e istituzioni per orientare le risorse pubbliche verso i bisogni reali delle persone. In un territorio composto da 283 Comuni, la Fnp, attraverso i propri collaboratori, si fa carico di oltre il 90% dell’attività negoziale. Per il 2026 è stato inoltre individuato un gruppo di 12 Comuni, 6per provincia, nei quali organizzare assemblee pubbliche per raccogliere direttamente dai cittadini bisogni e richieste da portare successivamente al confronto con le Amministrazioni. Roberto Pagano, segretario Fnp Cisl dei Laghi, ha sottolineato la necessità per il sindacato di essere un interlocutore sempre più competente e rappresentativo nei confronti delle Amministrazioni, soprattutto per dare voce a una fascia di popolazione fragile che continua ad aumentare. Un altro passaggio fondamentale riguarda il rapporto tra scuola e lavoro. Giulia Messori di IAL Lombardia ha illustrato l’attività svolta per l’integrazione lavorativa dei giovani con disabilità e i percorsi di accompagnamento rivolti sia alle scuole sia alle imprese. Proprio le aziende, infatti, non sempre dispongono degli strumenti e della cultura organizzativa necessari per accogliere persone con disabilità o neurodivergenze. L’inclusione è stata sperimentata concretamente anche durante la stessa iniziativa: il buffet conclusivo è stato preparato dallo IAL, coinvolgendo attivamente in cucina e nel servizio ragazzi con disabilità.

Strumenti collettivi

Mirko Dolzadelli, segretario generale Fim Cisl Lombardia, ha invece evidenziato la necessità di superare una concezione del lavoro ancora troppo legata a un modello fordista, nel quale la produzione rischia di prevalere sulla centralità della persona. La contrattazione moderna, ha ricordato, deve riuscire sempre più a utilizzare strumenti collettivi per rispondere anche ai bisogni individuali dei lavoratori, dal welfare all’assistenza sanitaria e alla previdenza complementare. A concludere la mattinata è stato Ferdinando Uliano, Segretario Generale nazionale Fim Cisl, che ha ribadito il ruolo del sindacato nel generare giustizia sociale all’interno dei luoghi di lavoro. Uliano ha affrontato i diversi volti dell’inclusione: dalle discriminazioni che ancora persistono nelle aziende alle difficoltà vissute dai lavoratori chiamati ad assistere genitori non autosufficienti, fino alle barriere architettoniche e all’inserimento lavorativo delle persone con disabilità. Il Segretario generale nazionale della Fim ha ricordato anche come esistano ancora aziende disposte a sostenere costi che possono arrivare a quasi 10.000 euro all’anno pur di non procedere all’inserimento di persone con disabilità, sottolineando la volontà della Fim di continuare a utilizzare la contrattazione, anche a livello aziendale, per costruire percorsi concreti di inclusione.