Quando Giovanni Paolo II, nella visita alla Diocesi di Como nel 1996, parlò alla città in piazza Cavour di fronte al lago, pronunciò una frase lungamente applaudita: “Comaschi ricchi, ricchi, ricchissimi!” e il giorno, incontrando il mondo del lavoro nella Cattedrale, sottolineò che il giorno del riposo era necessario perché la settimana lavorativa ritrovasse un respiro umano.
La mostra alla Cisl Como
Aveva ragione il Papa. Como e il suo territorio vantano un sistema economico forte anche ora con mutamenti straordinari nei suoi comparti (un tempo guidava il tessile, oggi il turismo) e i lariani hanno fama di grandi lavoratori. Eppure, ci sono sfide gigantesche come la concorrenza della Svizzera che sottrae la manodopera qui formata con retribuzioni più alte e come l’attrazione magnetica di una capitale economica come Milano che attira i migliori talenti.
Anche qui, quindi, si fa ricorso all’immigrazione per integrare la forza lavoro che manca: a Como il tasso di disoccupazione è sotto il 4%, a Lecco sotto il 3%, quindi tecnicamente piena occupazione. Insomma, il lavoro pone domande importanti anche qui.
La CdO Como, senza avere la presunzione di avere le risposte, accetta il confronto posto dalla realtà lavorativa sul Lario e propone come momento di incontro e di riflessione la mostra del Meeting “Ogni uomo al suo lavoro”, in collaborazione con la Cisl dei Laghi che ospita la rassegna per una settimana.
Il titolo della mostra è tratto dai versi finali de “Cori” da “La Rocca” di T. S. Eliot da cui era stato ricavato il tema del Meeting del 2025 “Nei luoghi deserti costruiremo con mattoni nuovi”.
La mostra era scaturita da un’intuizione della Compagnia delle Opere all’indomani del superamento della grave crisi causata dall’epidemia del Covid. Da una parte si registrava il numero record di occupati in Italia, oltre 24 milioni, dall’altra emergeva un sempre più alto tasso di insoddisfazione lavorativa.
“Oggi, anche in un tempo di occupazione record – afferma il presidente nazionale della CdO, Andrea Dellabianca – cresce un malessere sociale. Non mancano i posti, ma manca il senso. La crisi che viviamo non è solo economica o organizzativa: è una crisi di significato. Molti vivono il lavoro come un obbligo, qualcosa da sopportare più che da vivere. I giovani, soprattutto, non sognano più il successo o la carriera come unica via di realizzazione. Cercano un equilibrio, un valore, una verità più profonda”.
Davanti a questo bisogno la CdO ha cercato di dare una risposta pubblicando il “Manifesto del Buon Lavoro”, realizzato con la collaborazione della Fondazione Meeting e di Adapt, e poi presentato al Meeting e in una prestigiosa occasione al Senato della Repubblica. Non solo, il presidente di Adapt, Francesco Seghezzi, ha reso ancora più concreto lo sforzo curando appunto la mostra “Ogni uomo al suo lavoro” che i comaschi possono visitare con la simpatica guida degli studenti della Fondazione Cometa.
Il Manifesto del Buon Lavoro e la ricerca di significato
Il Manifesto del Buon Lavoro vuole sottolineare il valore e la dignità del lavoro da vivere non come un peso o un obbligo, ma come spazio di espressione personale, creatività e crescita; la necessità di riorganizzare le imprese affinché i lavoratori non si sentano schiacciati dalla pressione, ma valorizzati e aiutati nella propria libertà. Per comprendere l’urgenza di queste richieste del Manifesto basta ricordare che da una recente indagine del Censis il 24% dei lavoratori italiani sente spesso troppo pressione addosso quando lavora e quasi il 50% di tanto in tanto.
Non solo: ci sono i fenomeni della solitudine e dell’abbandono. In base a una ricerca Gallup il 13% dei lavoratori in Italia si sente solo al lavoro, mentre il Censis registra che il 20,05% dei dipendenti spesso e il 48% ogni tanto avverte che l’ambiente di lavoro ostacola la coesione tra i colleghi. Inoltre, altre ricerche hanno evidenziato come tra il 2013 e il 2023 il numero dei lavoratori che si sono dimessi, lasciando il lavoro non per la pensione, è cresciuto del 57%.
“Persone che avevano sempre lavorato accanto a noi, con dedizione e passione – scrive il presidente CdO Dellabianca nel catalogo della mostra – hanno iniziativo a chiedersi – e a chiederci – perché. Perché lavorare così tanto? Perché investire tutto il proprio tempo in qualcosa che non rendeva più felici? Alcuni hanno persino scelto di fermarsi, di dimettersi, anche senza avere un nuovo impiego, solo per concedersi tempo… Allora ci siamo chiesti: che cosa rende il lavoro davvero buono? Cosa fa sì che diventi qualcosa che vale la pena vivere, non solo sopportare?”. Le risposte sono state il Manifesto del Buon Lavoro e la mostra “Ogni uomo al suo lavoro”, due iniziative, aggiunge il presidente Dellabianca, “non per trovare risposte definitive, ma per condividere un cammino”.
Gli incontri, il cineforum e le testimonianze del territorio
La mostra, con le sue sezioni affronta tre domande cruciali: “Lavorare per cosa e per chi?”, “Lavorare con chi?” e “Lavorare come?”. In programma anche tre incontri: il primo sabato 17, moderato dalla giornalista Enrica Lattanzi, con gli interventi del presidente nazionale Andrea Dellabianca, di Mattia Pirulli, segretario confederale Cisl, Giuseppe Frangi, giornalista e scrittore; il secondo martedì 20, con il confronto tra Patrizio Tambini, presidente della Cooperativa sociale San Giuseppe, Efrem Colmegna, della segreteria Femca Cisl dei Laghi, Giuseppe Iasenza, volontario Anteas Servizi dei Laghi, Lorenzo Livraghi, presidente dell’Associazione sportiva Cometa, Silvia Dozio, addetta alle pulizie a Malpensa; il terzo giovedì 22 con un cineforum condotto da Marco Mazzone, past president CdO Como e il contributo del sindacalista Andrea Puglia e la proiezione del film “Perfect Days” di Wim Wenders.
Nella mostra ci sono anche testimonianze video di imprenditori e lavoratori comaschi e del territorio. Come si dice in gergo, la mostra vale il biglietto (che peraltro è gratis) perché
“Ogni uomo al suo lavoro – conclude il presidente – è un invito: a prendere sul serio ciò che accade nelle nostre giornate, a riscoprire che il lavoro non è solo una necessità economica, ma una possibilità di incontro, di bellezza, di libertà”.