L’Associazione Italiana Lotta Abusi – Aila Ets – Aps, con sede ad Albiolo, esprime forte contrarietà all’attuale impianto del disegno di legge sul riconoscimento e la tutela dei caregiver familiari, promosso dalla ministra per le Disabilità Alessandra Locatelli, approvato dalla Camera e trasmesso al Senato.
Aila, il primo rilievo critico
“Pur prendendo atto delle misure di riconoscimento e sostegno previste – spiega la presidente Ada Orsatti – Aila ritiene che il provvedimento non risponda adeguatamente alla complessità dell’assistenza familiare. La rigidità dei requisiti economici e assistenziali rischia di escludere dal contributo numerose persone che affrontano quotidianamente carichi di cura gravosi. Le principali criticità: un criterio orario troppo rigido; il requisito di almeno 91 ore settimanali di assistenza, previsto insieme alla convivenza per il riconoscimento del caregiver prevalente, equivale mediamente a 13 ore al giorno. Secondo Aila, una soglia così elevata non rappresenta adeguatamente la varietà dei bisogni assistenziali: anche un impegno inferiore può compromettere profondamente la salute, il lavoro e l’autonomia economica di chi assiste. La valutazione deve considerare anche la continuità della vigilanza, l’assistenza notturna e il carico organizzativo ed emotivo.
Un sostegno economico fortemente selettivo
E ancora: “Il contributo destinato ai caregiver prevalenti è subordinato, tra gli altri requisiti, a un reddito da lavoro non superiore a 3.000 euro lordi annui e a un Isee del nucleo familiare non superiore a 25.000 euro. L’importo massimo previsto è di 1.200 euro trimestrali, equivalenti a 400 euro mensili per persona assistita, nei limiti e alle condizioni stabiliti dal provvedimento. L’erogazione è inoltre soggetta alle risorse disponibili e alle riduzioni previste in relazione all’Isee. Aila considera particolarmente critica la soglia del reddito da lavoro, che rischia di penalizzare proprio chi tenta di mantenere un’occupazione pur sostenendo un’assistenza impegnativa. Il sostegno alla cura deve favorire l’indipendenza economica e la permanenza nel mondo del lavoro”.
Tutele differenziate che rischiano di lasciare bisogni scoperti
“Graduare gli interventi in base al bisogno può essere ragionevole, ma le ore di assistenza e la convivenza non possono diventare gli unici elementi decisivi. La valutazione deve considerare la situazione concreta della persona assistita e del caregiver, garantendo l’accesso ai servizi di sollievo, accompagnamento e sostegno psicologico in relazione ai bisogni effettivi”.
Una risposta strutturale ancora insufficiente
“Per Aila – continua la nota della presidente – il riconoscimento del caregiver deve tradursi in servizi accessibili, possibilità effettive di sostituzione durante le necessarie pause, tutela della salute, conciliazione tra assistenza e lavoro e adeguate garanzie previdenziali. L’assistenza familiare non può diventare la risposta obbligata alla carenza di servizi pubblici, né comportare la rinuncia sistematica alla vita personale e professionale.
Le richieste
Aila chiede al Senato di intervenire con modifiche sostanziali, prevedendo una revisione dei criteri di accesso, fondata sui bisogni effettivi e sulla complessità dell’assistenza; il superamento del limite di reddito da lavoro eccessivamente restrittivo; risorse adeguate e stabili; servizi di sollievo e sostituzione concretamente accessibili; tutele per la salute e la conciliazione lavorativa; il riconoscimento previdenziale dei periodi dedicati alla cura. La dignità di chi assiste e il diritto all’assistenza della persona con disabilità devono trovare una risposta concreta, continuativa e proporzionata ai bisogni. “Aila proseguirà la propria azione nelle sedi istituzionali per contribuire a una riforma capace di tutelare effettivamente le persone assistite e i loro caregiver”, conclude la presidente.