Un intervento per rallentare la malattia dalla quale è affetto ormai da 9 anni, il Parkinson: dopo un primo rinvio, Roberto Brandovardi, di Cantù, finalmente, si è potuto sottoporre alla Dbs (Deep brain stimulation).
La malattia
Brandovardi ha 63 anni e aveva 54 anni quando gli è stata diagnosticato di avere il Parkinson. Nonostante la notizia sia stata per lui una «pugnalata», Roberto non ha mai smesso di lottare:
«Dal Parkinson non si può guarire, ma si può rallentare il decorso della malattia», spiega il canturino.
L’intervento di DBS
All’inizio dell’anno avrebbe così dovuto sottoporsi all’intervento di Dbs, ma a seguito degli esami di accertamento pre-intervento, non era risultato, in quel momento, idoneo. Ha così dovuto attendere qualche mese e il 15 settembre, all’ospedale San Carlo Borromeo di Milano, si è sottoposto all’intervento. Racconta l’uomo:
«Per la prima parte dell’operazione, durante l’applicazione degli elettrodi, sono rimasto sveglio, poi mi hanno sedato e inserito il pacemaker».
I dubbi iniziali
Non si è trattato di un’operazione semplice, e tanti erano i dubbi di Roberto prima di prendere la decisione di affrontarla. Ma sul suo cammino ha incontrato una persona che sarebbe poi diventata amica e «supporter» dell’uomo, Tiziana Marcantoni.
«Tutto è iniziato due anni fa, quando ho conosciuto Tiziana, che mi aveva detto della possibilità dell’intervento, al quale si era sottoposta lei stessa. Mi ha saputo dare coraggio e forza, quel tanto che mi mancava per decidere di affrontare anche quest’avventura».
Le prime prove
Tornato a casa dopo l’intervento, il 19 ottobre è stato ricoverato per una settimana al Cto di Milano. Qui gli sono stati attivati gli elettrodi ed è stato sottoposto a diverse prove.
«I primi giorni non sono andati bene, anzi, ed ero molto demoralizzato. A detta dei medici, però, questo fa parte del percorso, perché bisogna capire come regolare gli elettrodi. Poi il penultimo giorno è accaduto il miracolo».
Ora Roberto è a casa:
«Grazie alla Dbs ora prendo meno farmaci, con la conseguente diminuzione anche degli effetti collaterali. Ripeto, non è la cura, ma mi aiuterà a stare meglio».
“Racconto perché altri trovino il coraggio”
In questo nuovo capitolo della sua vita, oltre a Tiziana, Roberto ha avuto, come sempre, al suo fianco la moglie, Viviana Romagnoli, i tre figli e tutti gli amici:
«Tutti loro mi hanno dato il coraggio e la forza necessaria per andare avanti e hanno pregato per me. Il mio grazie va a tutti loro e alle equipe mediche, che sono state eccezionali», commenta.
Ora Roberto dovrà sottoporsi a controlli periodici, per regolare la stimolazione. Nel frattempo continua con la fisioterapia, la ginnastica, il ping pong e l’ippoterapia. Il periodo passato non è stato facile, ma Brandovardi non ha alcun dubbio:
«Rifarei subito l’intervento. E ho deciso di raccontare la mia esperienza affinché altri parkinsoniani conoscano questa possibilità e trovino il coraggio di affrontarla. Capisco le paure che si possono avere e, come io ho ricevuto la forza da Tiziana, così sono pronto a darla ad altri malati come me».