La storia

L’ultima falegnameria del paese è ormai pronta a chiudere

Il titolare Fabio Zanotta ha ormai preso la sua decisione.

L’ultima falegnameria del paese è ormai pronta a chiudere

L’ultima falegnameria di Barni ha i mesi contati. Il titolare è Fabio Zanotta, classe 1965, ormai prossimo a chiudere bottega.

Chiusura in vista

“Sto attendendo la risposta in merito agli anni di contributi di mia moglie Alessia, classe 1972 – esordisce Zanotta – Se tutto va come credo e spero, nel 2027 chiuderò la mia attività, che qui è nata nel 1996, quando l’ho ritirata da mio suocero”. Lo dice, in un misto di disappunto e di rassegnata tristezza. “C’è troppa burocrazia, troppe carte che ti soffocano, ti strangolano. Non riesco più a gestire il tutto. Sicuramente la burocrazia uccide l’artigiano”.

L’intervista

La passione quanto è contata e quanto conta in quello che ha fatto e in quello che fa?

“Conta tantissimo. Altrimenti non avrebbe senso andare avanti. Non ci sono orari: si inizia la mattina alle 7 e si finisce alla sera, alle 20. Dal lunedì al sabato. Questo dice tutto”.

Familiari, eredi a cui lasciare l’attività che, così, possa continuare?

“C’era mio figlio, ma ha scelto un’altra strada”. Pronuncia le parole, con un fare di dispiacere personale ma anche e soprattutto di comprensione e di sincera gioia per la scelta filiale. “Quanto ad altri giovani da instradare e a cui insegnare il mestiere per proseguire l’attività devo dire che qua, in zona, non c’è stata richiesta”.

Ma la gente, la clientela, dove preferisce rivolgersi?

“Diciamo che l’artigiano, adesso, o almeno quelli che vengono chiamati artigiani, sono quelli che vanno a comprare la finestra, la posano e hanno finito di lavorare”.

I centri commerciali hanno rovinato le attività come la sua?

“Che ha rovinato tutto è stata la plastica. Ti dicono che non la tocchi più e il legno, davvero, non lo vuole più nessuno. In legno, ora, ci sono tantissime riparazioni che nessuno fa e basta. Noi viviamo solo di riparazioni. Finestre non se ne fanno più. Prima sì”.

Il futuro

Il futuro della falegnameria, in generale, qual è?

“Sarò drastico e tranciante, ma le dico che la falegnameria è destinata a morire. Adesso, un giovane che volesse fare il mio lavoro, solo di investimenti di macchinari dovrebbe affrontare cifre impossibili. Se anche ce la facesse, quando mai potrebbe ammortizzarle? Mai e poi mai”.

Rimpianti ne ha?

“No. Di rimpianti non ne ho, perché la mia passione mi ha sempre guidato. Ho iniziato a lavorare a 14 anni. Però, se tornassi indietro, non farei più questa attività. Per tanti motivi: dalla burocrazia allo stipendio, sempre basso da quando ero apprendista a quando mi sono messo in proprio”.

La realizzazione più bella che ha fatto?

“Il mio lavoro mi piace troppo. Ogni giorno faccio una cosa bella. Cerco di fare il miglior prodotto possibile da dare ai miei clienti”.

Ma il dispiacere di lasciare, lo avrà, immagino…

“Senz’altro. Questo senz’altro, l’ho già messo in conto. D’altra parte, cosa faccio? Tirare avanti non si può. Assumere qualcuno, neanche. Dovrei rifare tutto, anche: bagni, spogliatoi… Troppe cose da affrontare. Per spese, impegni, per tutto”.

Dopo aver chiuso, cosa farà? (Sorride ndr.)

“Curerò i miei nipotini e se qualcuno dei miei vecchi clienti chiama, dirò di no. Una volta chiusa la bottega, basta”.

E tutte le attrezzature e il legname che ha?

“Purtroppo sarò costretto a portare tutto in discarica”.

E’ definitiva la sua decisione?

“Sì, sì. Non torno indietro”.

E Barni perderà anche il suo ultimo falegname.