Anniversario

A 29 anni dalla sua morte una messa per ricordare padre Aristide

Alla cerimonia era presente don Massimiliano Parrella, Casante dell’Opera Don Calabria.

A 29 anni dalla sua morte una messa per ricordare padre Aristide

La funzione – promossa dall’Associazione Amici di Monsignor Aristide Pirovano d’intesa con la Comunità pastorale Sant’Eufemia – è stata concelebrata dal Prevosto di Erba monsignor Angelo Pirovano

Un legame molto forte con la comunità

E’ stata celebrata ieri, domenica 1 febbraio, in Santa Maria Nascente, una messa per ricordare il 29esimo anniversario della morte di  monsignor Aristide Pirovano promossa dall’Associazione Amici di Monsignor Aristide Pirovano. La cerimonia è stata presieduta da don Massimiliano Parrella, Casante dei Poveri Servi della Divina Provvidenza dell’Opera Don Calabria. A lui ha rivolto il saluto iniziale il parroco di Erba, monsignor Angelo Pirovano, sottolineando che la sua presenza  rinsalda il legame dell’Opera con gli Amici e la Comunità erbese. Proprio nel contesto della Giornata nazionale per la vita ha anche rimarcato come padre Aristide abbia promosso la vita fino all’ultimo istante della sua esistenza.

Presenti anche fratel Gedovar e fratel Maicon

Da Verona, sede dell’Opera Don Calabria, con don Parrella sono giunti l’economo generale fratel Gedovar Nazzari – che nel 1991 succedette a padre Aristide alla guida della missione di Marituba – e fratel Maicon Bartelle, anch’egli negli anni scorsi in servizio nella comunità brasiliana, prima nel settore scolastico e poi nell’amministrazione dell’Ospedale Divina Provvidenza.

“Un vescovo che cercava sempre la verità”

Nel corso dell’omelia don Parrella ha tracciato un ritratto di padre Aristide:

“Un vescovo attraversato dal Vangelo delle Beatitudini, un uomo convinto che la Chiesa non precede il Vangelo, ma lo segue. In missione monsignor Pirovano ha vissuto un episcopato segnato non dalla preoccupazione di costruire strutture solide, ma di abitare le periferie dell’umano. Da qui trasse il suo stile di vita sobrio, a tratti spiazzante, mai autoreferenziale, proprio di un vescovo che non cercava consenso, ma cercava sempre la verità.