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Erba

Assemblea degli Amici di monsignor Pirovano

Si terrà giovedì 3 novembre alle 19 presso l’Istituto San Vincenzo l'incontro dell'associazione dedicata al vescovo missionario erbese

Assemblea degli Amici di monsignor Pirovano
Attualità Erba, 01 Novembre 2022 ore 19:10

L’associazione Amici di Monsignor Aristide Pirovano convoca la propria assemblea ordinaria per l’anno 2022: in prima convocazione lunedì 31 ottobre alle 7, in seconda convocazione giovedì 3 novembre alle 19.

Assemblea degli Amici di monsignor Pirovano

Diversamente da quanto segnalato in un primo momento l'assemblea in secon da convocazione si terrà il 3 novembre alle 19 e non alle 21, presso l’Istituto San Vincenzo di via Garibaldi 54 e Erba, ma dall'ingresso di via Carpani 2, verso la palestra  della scuola.

All’ordine del giorno ci sono l’approvazione del bilancio d’esercizio chiuso al 31.12.2021, varie ed eventuali.

A norma dell’articolo 13 dello statuto sociale possono partecipare all’assemblea tutti i soci in regola con il pagamento della quota associativa annuale; possono esprimere il voto tutti i soci ammessi all’assemblea; ogni associato può farsi rappresentare da altro associato mediante delega, ciascun associato può rappresentare fino a un massimo di tre associati. L'invito è a partecipare numerosi.

Cosa fa l'associazione?

L’associazione Amici di monsignor Aristide Pirovano onlus è stata costituita con atto notarile il 3 giugno 1997, pochi mesi dopo la scomparsa di padre Aristide, per iniziativa di alcune persone che da tempo aiutavano economicamente l’attività del vescovo missionario.
Dalla sua fondazione si propone di mantenere vivo e attivo il canale di sostegni che ha sempre accompagnato le innumerevoli iniziative promosse da padre Aristide in terra di missione, e principalmente quelle dell’ex lebbrosario brasiliano di Marituba, oggi affidate ai Poveri Servi della Divina Provvidenza (Opera Don Calabria).

Monsignor Aristide Pirovano, il vescovo del sorriso

Monsignor Aristide Pirovano è nato a Erba il 22 febbraio 1915. Nel 1931 entra nel Seminario del Pontificio Istituto Missioni Estere (Pime) di Treviso. Durante gli studi perde il padre, morto in un incidente sul lavoro, e deve quindi conciliare gli impegni del Seminario con la necessità di provvedere alla famiglia. Viene ordinato sacerdote nel 1941.

Vorrebbe partire immediatamente per l’Estremo Oriente, ma la guerra e il blocco delle relazioni internazionali frenano il suo desiderio. Assegnato all’economato della sede milanese del Pime, entra in contatto con il Comitato di Liberazione Nazionale, collaborando attivamente all’espatrio di ebrei e di antifascisti.
Scoperto dai tedeschi, nel dicembre 1943 viene arrestato e incarcerato a San Vittore, dove rimane per tre mesi senza cedere alle violenze dei nazisti che vogliono carpirgli informazioni. Viene liberato per l’intervento diretto del cardinale Alfredo Ildefonso Schuster, arcivescovo di Milano.
Tornato a Erba, padre Aristide assiste la popolazione vittima di pesanti bombardamenti e si adopera per evitare sanguinosi scontri tra le brigate partigiane e le forze nazifasciste, salvando così la città da possibili rappresaglie. Il 25 aprile 1945 si mette personalmente alla guida di una colonna tedesca armata, scortandola durante la ritirata. Successivamente protegge i fascisti da vendette e ritorsioni.

Terminata la guerra, nel 1946, con altri due missionari padre Aristide riesce finalmente a partire per il Brasile, dove il Pime intende aprire nuove missioni e si impegna subito nell’esplorazione della zona, alla ricerca di tribù di indios, tra avventure e pericoli. Con i confratelli del Pime e le Suore di Maria Bambina apre allo sviluppo, fonda villaggi, traccia strade, costruisce scuole e dispensari medici, insegna l’agricoltura moderna e l’allevamento di animali domestici. Ma soprattutto crea dal nulla una nuova Chiesa, la prelazia di Macapà, di cui nel 1950 diventa amministratore apostolico.

Nel 1955, a soli quarant’anni, padre Aristide è nominato vescovo titolare di Adriani, prelato ordinario di Macapà, consacrato il 13 novembre nella Prepositura di Erba per mano di monsignor Giovanni Battista Montini, allora arcivescovo di Milano e futuro Papa Paolo VI.

L’impegno di monsignor Pirovano a capo della diocesi di Macapà e il suo esempio di dedizione al prossimo convincono l’industriale milanese Marcello Candia a vendere la sua fabbrica, a impiegare le proprie risorse a favore della realizzazione dell’ospedale di Macapà (il più grande e moderno istituto di cura in Amazzonia) e, di lì a qualche anno, a recarsi in Brasile quale missionario laico per compiere numerose opere sociali ed educative a favore degli ultimi della terra.

Nel 1965 monsignor Pirovano viene nominato Superiore generale del Pime, carica che conserva per due mandati e per dodici anni complessivi.
In linea con il suo stile di vita, non rimane chiuso in ufficio, ma viaggia in tutti i continenti, promuovendo l’apertura di nuove missioni in Filippine, Camerun, Costa d’Avorio, Thailandia e Mato Grosso.
Al termine del Superiorato, nel 1977 la Santa Sede vorrebbe offrire a monsignor Pirovano un incarico di alta responsabilità in Vaticano, che per lui comporterebbe il cardinalato. Ma il vescovo missionario preferisce tornare in Amazzonia, accogliendo l’invito dell’amico Marcello Candia, che nel frattempo ha iniziato ad assistere i lebbrosi di Marituba, colonia a sud di Belem: diventa così cappellano del lebbrosario.

A Marituba – soprannominata «l’anticamera dell’inferno» – lebbrosi ed ex-lebbrosi vivono isolati dal mondo, abbandonati dalle loro stesse famiglie. Pirovano e Candia creano servizi sanitari, scolastici, religiosi e sociali, danno lavoro agli indios, attirano gente dalla foresta. In pochi anni l’ex colonia diventa una vera e propria città, abitata da decine di migliaia di persone e visitata anche da Giovanni Paolo II, l’8 luglio 1980: una giornata passata alla storia per la commovente accoglienza riservata a Karol Wojtyla, profondamente toccato.

Dopo la morte di Candia (1983), monsignor Pirovano prosegue la sua opera a Marituba sino agli inizi degli anni Novanta. Poi affida la direzione dell’ex-lebbrosario ai Poveri Servi della Divina Provvidenza (l’Opera Don Calabria) e rientra in Italia.

Continua comunque ad aiutare lo sviluppo di Marituba, dove si reca periodicamente sino all’ultimo per seguire in particolare i lavori di costruzione del nuovo ospedale. Colpito da un tumore negli ultimi mesi del 1996, si spegne alla Casa del Pime di Rancio (Lecco), il 3 febbraio 1997. È sepolto nel cimitero di Erba.

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