l'appello

Cantù, il bar dell'oratorio cerca volontari per restare aperto

La referente: "Per evitare di gravare sempre sugli stessi stiamo cercando altri che mettano a disposizione il loro tempo"

Cantù, il bar dell'oratorio cerca volontari per restare aperto
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Il bar dell’oratorio della parrocchia di San Michele a Cantù cerca volontari per poter restare aperto.

Cantù, il bar dell'oratorio cerca volontari per restare aperto

Il locale di via Andina, che da anni serve non solo i bambini e i ragazzi che si recano all’oratorio San Giovanni Bosco ma anche tutti i canturini della zona, è un vero e proprio punto di riferimento per la comunità. Anche, e non solo, per i tanti bambini che frequentano la vicina scuola primaria "Ottavio Marelli" o per i ragazzi del Liceo Melotti che dista solo pochi passi.

Un luogo d’incontro, di scambio, ma anche di compagnia per chi ha qualche hanno in più sulle spalle, dove si trova sempre un tavolo libero, un mazzo di carte e magari un «collega» con cui fare una partita a briscola. "Al momento abbiamo cinque o sei persone, tutte volontarie, che si alternano per l’apertura del bar, ma per evitare di gravare sempre sugli stessi stiamo cercando altri volontari che mettano a disposizione qualche ora del proprio tempo - ha spiegato Samuela Mazza, referente dell’oratorio - L’unica giornata di chiusura al momento è il giovedì mentre negli altri giorni della settimana il bar resta aperto dalle 15 alle 18.30. Inoltre il martedì sera è aperto per i giocatori di burraco mentre il venerdì sera per le lezioni di catechismo dei pre-adolescenti".

Il martedì pomeriggio però è senza dubbio la giornata che avrebbe maggiore necessità di nuove forze. "E’ il pomeriggio del catechismo, ci sono sette classi che fanno lezione in oratorio e i bambini dopo la lezione si fermano per la merenda - ha aggiunto - Allo stesso modo ci sarebbe bisogno di supporto il sabato e la domenica. In forze attualmente abbiamo volontari storici, che prestano il loro tempo da molti anni. Il nostro desiderio però sarebbe quello di coinvolgere qualche giovane, che sia maggiorenne".

Se alla certificazione Hccp ci pensa la parrocchia che propone il corso una volta all’anno ai nuovi arrivati, non servono particolari competenze: basta un po’ di dimestichezza ad avere a che fare col pubblico. "Io ormai lo faccio da diversi anni, questo oratorio fin da bambina è stato per me una seconda casa - ha raccontato la signora Mariarosa, al bancone del bar a servire - Non sapevo fare né un caffè né un cappuccino: mi è stato insegnato tutto in pochissimo tempo".

Il sogno è di far tornare il bar dell’oratorio di via Andina a essere punto di ritrovo. Non solo per i giovani che stanno in parrocchia, ma anche e soprattutto per gli anziani. "Prima del Covid al pomeriggio c’erano sempre persone che si ritrovavano a giocare a carte, ma dopo la pandemia non sono più tornate, tanti restano a casa soli - ha aggiunto Mariarosa - Qui, se avranno voglia di passare, troveranno sempre un caffè, un mazzo di carte e qualcuno con cui scambiare qualche parola".

Stephanie Barone

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