la decisione

Canturino si arruola in Ucraina, sarà pilota di droni

"L’aiuto umanitario non basta", ha detto

Canturino si arruola in Ucraina, sarà pilota di droni

«Non riuscivo più a vivere due vite. Quella in Italia non ha più senso». Con queste parole il canturino Andrea Cappelletti, 25 anni, ha sintetizzato le molteplici ragioni che lo hanno spinto ad arruolarsi nell’esercito ucraino come dronista. Una decisione maturata nel corso di tre anni di continue missioni umanitarie nel paese, a partire dall’aprile 2023.

Canturino si arruola in Ucraina, sarà pilota di droni

«Ho iniziato durante le mie vacanze e a oggi sono tre anni che non trascorro le feste a casa. In Italia, in ogni momento libero, andavo avanti con le raccolte, caricavo i camion con mio padre, cercavo persone che potessero darci aiuti umanitari o soldi – ha raccontato – Ho l’immagine della guerra come un pennello che lascia il segno laddove arriva. Quando ho visto la distruzione di Borodjanka è iniziato un po’ il mio percorso: lì ho capito che fare la spola tra Italia ed Ucraina non era il mio obiettivo, volevo rimanere e dare una mano dove la guerra ancora non c’era». E così Cappelletti ha portato il suo aiuto in quasi tutte le zone del fronte: Marinka, Lyman, Sloviansk, Kramatorsk, Izyum, Pokrovsk, Dobropillia, Kupiansk, a Kherson, a Kharkiv, ovunque tranne Zaporizhzhia. Le sue attività sono state varie, a supporto di civili e soldati: carico e scarico di merci, consegna d’acqua potabile e medicine, supporto ed evacuazioni nei villaggi.

In questi anni di profonda amicizia con il popolo ucraino, il canturino ha maturato una consapevolezza diversa sul suo ruolo: «A Dobropillia ad aprile lavavamo i vestiti delle persone, cucinavo, parlavo con gli ucraini. E’ stato un lavoro bellissimo svolto sotto i colpi continui dell’artiglieria. Ho lasciato un po’ del mio cuore lì, ed è anche una delle motivazioni principali per cui mi sono arruolato. Ad agosto la città è stata rasa al suolo». Numerosi episodi hanno scosso Cappelletti: «Ho perso una squadra intera di amici. Il giorno prima mangiavamo un pandoro insieme e il giorno dopo non si sapeva più che fine avessero fatto. Solo dopo settimane si è saputo che erano morti tutti tranne due». Tutto questo ha portato il 25enne a maturare l’idea che l’aiuto umanitario non possa risolvere le cose: «Il problema è che la Russia sta facendo morire di fame la gente, distrugge le case e continua a bombardare le stazioni della corrente».

“Finalmente sono libero di vivere una vita sola”

I timori ci sono, principalmente per il freddo intenso, ma Cappelletti è felice: «In Italia non ero capito, finalmente sono libero di vivere una vita sola, e non due, e ho tra le mani la possibilità di salvare queste persone». Da loro ha imparato tanto: «Gli ucraini insegnano il valore della resistenza. In Italia è molto più importante il prezzo del pane e della benzina che essere liberi. Non ci rendiamo conto di cosa voglia dire rischiare di perdere questa libertà. Gli ucraini invece lo sanno, hanno pagato anni di sangue per questo».