Sindaco a tempo pieno: così si potrebbe riassumere la decisione di Nazzareno Cappelletti, che ha scelto di chiedere l’aspettativa non retribuita dal proprio lavoro per concentrarsi sull’Amministrazione di Brenna.
La decisione
La principale novità del Consiglio comunale del 20 aprile riguarda senza dubbio la figura del sindaco Cappelletti. Il primo cittadino ha comunicato, nell’ambito della discussione sulla ratifica di una variazione di Giunta del bilancio previsionale 2026-2028, come da inizio aprile stia svolgendo la propria mansione istituzionale a tempo pieno.
Le motivazioni
Cappelletti ha spiegato come uno dei vari motivi che hanno portato alla variazione in esame fossero state le «esigenze organizzative connesse all’assetto degli organi istituzionali a decorrere dall’1 aprile 2026». A inizio mese, infatti, Cappelletti ha chiesto l’aspettativa non retribuita dal proprio posto di lavoro. Il primo cittadino ha poi illustrato come la variazione di bilancio per consentire il passaggio ammonti, dal punto di vista economico, a 23mila euro, ottenuti unendo maggiori entrate e minori spese, così da pareggiare l’importo. Chiaramente solo una parte corrisponde alla retribuzione del sindaco.
La polemica
Il capogruppo di minoranza Paolo Vismara, durante il Consiglio comunale, ha chiesto le motivazioni che hanno spinto il sindaco alla propria scelta. Cappelletti ha risposto:
«Ho preso questa decisione per svolgere al meglio il mio incarico a livello amministrativo fino a fine mandato. La decisione di prendere questa scelta è maturata nel tempo, con la consapevolezza del ruolo e anche per non creare disagio sul posto di lavoro. La data è stata quella dell’1 aprile per semplificare il passaggio dal punto di vista contabile».
La replica
Vismara ha fatto notare:
«La scelta, ovviamente legittima, comporta un maggior costo per il Comune».
Secca la risposta di Cappelletti:
«Questo costo poteva essere sostenuto dal primo giorno. Il compenso, poi, è stabilito secondo la legge».
Si è quindi proceduto alla votazione per la ratifica della variazione, che per ora riguardava il 2026: la maggioranza ha votato compatta a favore della decisione, la minoranza ha optato invece per l’astensione.