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“Cemento Vivo” in mostra a Milano, dalla materia prima all’arte fotografica

Heidelberg Materials con Urbanfile porta alla Design Week il reportage fotografico di Davide Canella, in cui il cemento diventa la chiave di lettura dell'Italia contemporanea

“Cemento Vivo” in mostra a Milano, dalla materia prima all’arte fotografica

Tredici fotografie in bianco e nero stampate su pannelli di microcemento bianco: è questa la mostra “Cemento Vivo”, allestita all’interno di Monte Rosa 91, e voluta da Heidelberg Materials, (la ex Italcementi), con il portale di architettura Urbanfile, in occasione della Milano Design Week. Negli spazi dell’edificio riqualificato da Renzo Piano, un reportage, firmato da Davide Canella. Il giovane fotografo, cresciuto tra fotogiornalismo e collettivi d’autore, ha percorso Milano e Bari con banco ottico e pellicola per restituire il cemento in tutta la sua materialità quotidiana. La mostra aprile è visitabile fino a domenica 26 aprile.

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Un materiale che si racconta da solo

La scelta di stampare su microcemento non è decorativa: assegna al materiale un ruolo duplice, quello di soggetto fotografato e quello di superficie su cui l’immagine prende corpo. Lorenzo Colombo, responsabile della comunicazione di Heidelberg Materials Italia, ha spiegato la logica del progetto:

“Il cemento è una materia prima ma attraverso il cemento si realizzano scuole, palestre, ferrovie, porti, tutti quegli elementi che caratterizzano la nostra vita e attraverso i quali noi viviamo la vita come la conosciamo. Con questa mostra, vogliamo ridare al cemento la centralità e i meriti che gli spettano.”

Milano e Bari negli scatti di Canella

Le immagini, realizzate all’alba o al tramonto per esaltare texture e grana delle superfici, mettono a confronto architetture molto distanti tra loro: la Torre Velasca, la Fondazione Prada insieme allo stadio San Nicola di Renzo Piano a Bari, il quartiere brutalista delle Barona a Milano e i tetti della Madonnella, il porto barese con il suo silo dipinto dallo street artist Guido van Helten. In tutti gli scatti tornano tre elementi ricorrenti: ambiente, struttura in cemento che vive attraverso la presenza umana. Canella usa questi come punti di equilibrio della composizione. Il percorso espositivo stabilisce inoltre un dialogo esplicito tra architettura e corpo: la grana della facciata di Torre Velasca richiama quella della pelle in un macro su costato femminile, mentre le geometrie triangolari si inseguono da uno scatto all’altro attraverso le due città.

L’arte per far amare le città

Claudio Nelli, fondatore di Urbanfile, ha inquadrato la mostra nella missione del portale nato diciotto anni fa:

“Uno dei pallini che abbiamo come Urbanfile, da quando siamo nati 18 anni fa, è quello di far amare le città, e per questo cerchiamo di farle percepire anche da un punto di vista artistico. Le città sono fatte di cemento, e il cemento non deve essere demonizzato: è qualcosa che fa parte della nostra quotidianità, e uno dei modi per far apprezzare questo modo di costruire è quello appunto di utilizzare l’arte.”

La scelta del banco ottico, tecnica lenta per definizione, riflette questa intenzione: rallentare lo sguardo su ciò che si percorre ogni giorno senza vedere davvero.