Cervelli in fuga

Dal bartendering all’ingegneria civile: “In Australia si può”

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Dal bartendering all’ingegneria civile: “In Australia si può”

Era partita alla volta dell’Australia nel 2019 con l’obiettivo di imparare l’inglese, ma una pandemia globale nel mezzo e la consapevolezza che lì sì, era possibile reinventarsi, l’hanno convinta a restare. Adesso Irene Marcolin, 32 anni, di Senna Comasco, è residente a Perth e l’Australia, sua dimora da almeno sette anni, è diventata casa tanto quanto l’Italia.

Gli inizi

È decollata all’età di 25 anni: alle spalle un grosso zaino, la voglia di viaggiare e l’esperienza professionale da bartender, lavoro che ha proseguito anche a Sydney, una volta arrivata sull’isola. «Volevo imparare bene l’inglese per avere delle opportunità migliori in Italia, sette anni fa non tutti lo parlavano. Dopo due settimane ho trovato lavoro pur avendo un livello di inglese scolastico. Chi arriva da noi non ha la stessa opportunità», ha detto. Sfruttando il visto working holiday, Marcolin ha lavorato per sei mesi, dopodiché ha iniziato a sondare il terreno per capire quali altre possibilità offrisse l’Australia: «Una seconda lingua non si impara in poco tempo, volevo quindi garantirmi la possibilità di rimanere un anno in più. Fino a quel momento avevo conosciuto molta gente e tutti concordavano nel dire che viaggiando era possibile trovare lavoro ovunque e senza problemi, ed era sorta anche a me la curiosità di provare a farlo», ha raccontato. La giovane ha quindi potuto estendere la validità del suo visto per i due anni successivi svolgendo lavoro agricolo in alcune aziende del territorio. È proprio nei primi tre anni in terra australiana che Marcolin ha scoperto e apprezzato lo stile di vita dei nativi: «Le persone tendono ad essere tranquille e rilassate, prendono la vita in un’altra maniera rispetto a come siamo abituati noi. Dopo un po’ di tempo insieme a loro, ho iniziato a rendermi conto che qui non vivo per sopravvivere, come in Italia, ma vivo per vivere. Perché avrei dovuto tornare indietro? – ha commentato – Magari a vent’anni non ci pensi perché tutta la tua vita è in Italia, ma quando inizi a crescere questi sono gli aspetti che fanno la differenza».

La nostalgia di casa e il periodo Covid

Nonostante le consapevolezze maturate, quei tre anni sono stati anche il periodo emotivamente più complicato: «Vedevo ogni giorno che la vita era un po’ più semplice qui ma all’inizio non avevo alcuna intenzione di rimanere in Australia. Mi mancava casa e volevo tornare». Poi però le cose sono cambiate, “complice” la pandemia di Covid-19. Mentre in Europa la pandemia mieteva vittime, in Australia la riapertura dei confini infranazionali è stata più rapida: «A marzo 2020 mi trovavo ad Adelaide con un lavoro sicuro, dopo qualche mese hanno aperto i confini e ho ripreso a viaggiare. Chiamavo la mia famiglia e mi raccontavano che erano chiusi in casa da mesi mentre io in quel periodo ho visitato tutto il paese e ho iniziato a pensare che in fondo non era così male», ha ricordato. Date le circostanze, prenotare un volo per l’Italia era complicato. Questo problema si univa alle riflessioni personali della sennese: «I viaggi venivano annullati in continuazione. In quel momento da un lato volevo tornare a casa, dall’altro non mi sembrava il momento opportuno per farlo quindi ho scelto di restare. Alla fine, quella è stata la decisione che mi ha fatto rimanere finora». Nel frattempo infatti Marcolin era cambiata: «Sono andata via con l’idea di rimanere solo un anno, ma questa esperienza mi ha trasformato completamente», ha detto. La soluzione è stata quindi seguire la scia del cambiamento e reinventarsi, ancora una volta: la 32enne ha richiesto un visto per studenti e iniziato un percorso di formazione come disegnatrice di ingegneria civile, inseguendo una passione nuova verso l’ambito delle costruzioni che le ha portato subito numerosi premi e riconoscimenti nell’ambito professionale.

Dopo esattamente tre anni e sei mesi, sfruttando un periodo di vacanza dagli studi, Marcolin è riuscita a riabbracciare la sua famiglia: «Da quel momento ho capito che non potevo più vivere in Italia. Eppure mi manca sempre, ma quando vengo a trovare la mia famiglia mi manca l’Australia: sono entrambe casa per me». La scelta accademica ha formalizzato la decisione di costruire il proprio futuro nella «Aussie land» perché è stato il veicolo con cui è arrivata a luglio di quest’anno – dopo lunghi anni di attesa –  la residenza permanente che dà la possibilità di rimanere nel paese per sempre o di spostarsi fuori in piena libertà. «Sono stati due anni intensi in cui lavoravo di giorno e studiavo di notte, un grande sacrificio per cui però alla fine è valsa la pena – ha riconosciuto – In generale, rifarei tutto dall’inizio: è stato un bel percorso composto di tanti passi. Forse se non mi fossi mai allontanata non avrei mai saputo cosa ero in grado di fare. Grazie all’Australia ho scoperto di avere le forze per cavarmela da sola».

La serenità a Perth

Dopo diversi anni trascorsi a lavorare, viaggiare e a inseguire il sogno della residenza permanente, adesso Marcolin si gode la tranquillità del momento a Perth, scelta come casa base dalla sennese e dal suo compagno olandese. Una città che rispetto ai grandi centri urbani come Sydney, Melbourne e Brisbane ha un’estensione minore e un rapporto privilegiato con la natura, caratteristiche vincenti per la coppia: «Se nelle città australiane ci si sente vicini all’Europa, Perth mantiene una dimensione più da “borgo”, con poche persone e movimento ma chilometri di foresta e spiagge paradisiache. L’abbiamo scoperta nel viaggio in Australia occidentale e nel 2021 abbiamo deciso di stabilirci qui».

“A 28 anni ho scoperto una nuova passione”

Ben lungi dal rimanere ferma, proprio in queste settimane per Marcolin è in corso un nuovo cambiamento sul lavoro che la porterà più vicina a quello che l’appassiona maggiormente: «In questi ultimi anni ho lavorato come disegnatrice civile e ho scoperto che non amo trascorrere molto tempo davanti al computer, quello che mi piace è andare in cantiere. Con gli studi che ho fatto posso esercitare non solo come disegnatrice ma anche come tecnica e questa è la direzione che vorrei prendere adesso a livello professionale, dividendomi tra il lavoro in ufficio e quello in miniera, facendo raccolta dati o prendendo misurazioni», ha spiegato.
Con una determinazione da vendere e la calma di chi crede nei suoi obiettivi, la 32enne sta costruendo il suo futuro giorno dopo giorno, mettendosi in gioco: «In Australia è possibile trasformarsi a qualsiasi età. Amavo il mio lavoro da bartender ma con il tempo ho scoperto una nuova passione: a 28 anni ho ricominciato a studiare per un mestiere che non conoscevo e adesso sto per affrontare un altro cambiamento. Mentre in Italia è difficile trovare lavoro e poi cambiare strada dopo aver maturato esperienza in un solo ruolo, qui, chi lo desidera, può reinventarsi a qualsiasi età: io continuo a farlo», ha concluso.