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Famiglia canturina per nove anni in Burundi

Il Giornale di Cantù regala ai lettori di Primacomo.it le più belle storie raccontate nel corso del 2021 sulle pagine del nostro settimanale.

Famiglia canturina per nove anni in Burundi
Attualità Canturino, 31 Dicembre 2021 ore 17:01

Hanno trascorso nove anni in Burundi, per aiutare la popolazione locale. Martedì sera hanno raccontato la loro esperienza in chiesa a San Michele, ripercorrendo quegli anni vissuti in Africa accanto anche ai loro figli, nati proprio durante quel periodo. Paola Carugo, 61 anni, fisioterapista, e Mario Mascheroni, 63 anni, infermiere all’ospedale Sant’Anna di San Fermo della Battaglia, sono partiti per il Burundi nel 1983 e sono tornati a Cantù nel 1991.

Famiglia canturina per nove anni in Burundi

«Abbiamo partecipato a un progetto dell’Ong canturina Aspem, contattati dal Vescovo locale, che ha inviato in Burundi diversi volontari. La nostra partenza è stata preceduta da quella di altri due canturini, Paolo Marelli e don Flavio Colombo, tutti espressione della Comunità del Pellegrino di Cantù. Operavamo a Butezi, un villaggio sulle alture. Per individuare ciò che era necessario alla popolazione abbiamo iniziato un dialogo con i capi collina, il sindaco e il Vescovo locale identificando i bisogni. Così è emerso che le necessità di tipo sanitario, che partivano dalla prevenzione, come le vaccinazioni e l’educazione sanitaria, risultavano prioritari. Pian piano abbiamo dato vita dapprima a un ambulatorio, successivamente a una piccola sala parto sino ad arrivare alla realizzazione di un piccolo ospedale di un centinaio di posti letto, che abbiamo quindi ceduto all’autorità sanitaria locale, dotato di diverse specialità tra cui Traumatologia, Medicina, Ostetricia-ginecologia fino alla sala parto».

Vivendo lì e ascoltando i bisogni delle popolazioni locali, i volontari canturini hanno percepito anche gli altri bisogni della popolazione. «Accanto a quello medico-sanitario, si è identificato anche un bisogno di sviluppo di carattere economico. Così sono nate le cooperativa di produzione che riunivano i giovani per diverse attività lavorative, dalla carpenteria alla falegnameria, un panificio, una sartoria, una cooperativa di vendita dei beni di prima necessità, come sapone, stoffe e olio, perché il villaggio non era servito da strade e distava quattro ore dal centro abitativo più grande». Poi i volontari hanno proseguito sviluppando l’agricoltura, l’allevamento di pollame e di suini, passando alla creazione di una porcilaia per assicurare la riproduzione dei maiali come fonte di reddito inviandoli nel mercato della Capitale del Burundi».

Fondamentale è stata anche l’attività di formazione realizzata sul posto. «Il personale medico è arrivato tutto dall’Italia. Sul posto invece abbiamo svolto una intensa attività di formazione soprattutto di infermieri, che poi sono stati riconosciuti dal Ministero della Salute del Burundi. La popolazione locale è stata coinvolta anche in un processo di formazione per quanto riguarda le professioni artigiane, allevatori e gli agricoltori. E’ stato effettuato un cammino con la popolazione locale, recependo le loro esigenze che si è cercato di soddisfare».

In Burundi la coppia di canturini ha avuto due figlie, che hanno vissuto nel Paese africano fino all’età scolastica, quando insieme ai genitori hanno fatto ritorno a Cantù. «Questa nostra esperienza di volontariato internazionale ci ha donato moltissimo e una volta rientrati in Italia abbiamo avviato un’attività di commercio eco-solidale, aprendo “Il Ponte”. Certamente abbiamo trovato difficoltà, come per esempio la lingua, molto complessa. Il fatto di vivere in una comunità però ci ha consentito di superare i vari problemi con l’aiuto di tutti. Però la grande soddisfazione che abbiamo avuto è stata che, malgrado la guerra civile che ha dilaniato il Paese, le attività che avevamo creato hanno continuato ad esistere e a lavorare».

(Giornale di Cantù, sabato 16 ottobre 2021)

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