Cervelli in fuga

Gabriel lavora a Parigi, ma torna in città per suonare con la banda

Il racconto di Marsiglio, professore nella Ville Lumière

Gabriel lavora a Parigi, ma torna  in città per suonare con la banda

Un cuore diviso tra la città di nascita, Mariano Comense, dove mantiene viva la passione per la musica, e quella elettiva oltralpe, dove cerca di costruirsi un futuro nell’insegnamento del francese. La vita di Gabriel Marsiglio, 25 anni, è scandita dai voli per non mancare agli appuntamenti della banda di Mariano e le sfide quotidiane di un maestro con i suoi allievi. Nel mezzo, la vita culturale e musicale di Parigi, che è diventata a tutti gli effetti una seconda casa.

La passione per la musica

Racconta Gabriel:

«La musica ha sempre fatto parte della mia vita fin dalle elementari, quando è iniziato il rapporto con la banda. Vinsi un concorso di disegno organizzato da loro e così ho potuto provare uno strumento».

Il trasferimento in Francia

Oggi Marsiglio suona ancora l’eufonio, e grazie anche a questa passione si è inserito nei nuovi ambienti francesi. Studi linguistici, portati avanti dal liceo Jean Monnet fino alla magistrale con double degree alla Sorbona. L’amore per la cultura francese è nato in realtà ancora prima, alle medie ed è stato coltivato con esperienze sul campo e lavorative durante le superiori.

«Finito il secondo anno in Francia ho deciso di provare a rimanere a Parigi per trovare lavoro. Tra i miei relatori c’era Jacques Dürrenmatt, uno dei più grandi studiosi di stilistica. Al momento della proclamazione mi ha detto che secondo lui la mia tesi era un lavoro degno di un ricercatore. Un grande onore che mi ha spinto a provare quella strada. Per ora l’ho messo da parte, orientandomi su qualcosa di più concreto per vivere all’estero, anche se il mondo della ricerca continua a parlarmi. Ho quindi mandato la candidatura al Ministero dell’educazione francese e quest’anno ho ottenuto la mia prima cattedra in un liceo francese per francofoni».

L’insegnamento

Le sfide tuttavia sono all’ordine del giorno:

«Sono stato attribuito ad un liceo polivalente nel dipartimento di Seine-Saint-Denis, noto per una struttura sociale complessa. Ogni tanto devo combattere con il sentirmi adeguato e bisogna essere recettivi rispetto alla classe che si ha davanti perché il programma è principalmente una responsabilità del docente – ha affermato – Ma sono molto contento di aver intrapreso questo percorso. L’insegnamento fa parte delle missioni del ricercatore e mi sta piacendo, imparo ogni giorno dal confronto con colleghi giovani».

Avere un background italiano, pur parlando perfettamente il francese, si è rivelata una marcia in più:

«A lezione mi permette di fare delle spiegazioni da altre prospettive. Non nascondo mai le mie origini, anzi parlo spesso dell’Italia. Non maschero l’accento italiano, ma l’ho perso nel francese. Forse esce fuori ogni tanto con l’emotività».

Il rapporto con la banda del paese

Le radici del resto, rimangono salde grazie al rapporto mantenuto a distanza e in presenza con il corpo musicale marianese.

«A Parigi ho trovato subito braccia aperte nella banda “Harmonie des deux rives”, quasi prima di trovare un tetto sulla testa. Ma rimango profondamente legato a Mariano. Parlo della banda 24 ore al giorno e mi ci dedico sia come responsabile di Musica insieme, come membro della commissione artistica, e nei progetti di sensibilizzazione a scuola. È la mia famiglia. E quando torno per i weekend “lampo”, diviso tra genitori e banda, lo faccio sempre con il cuore».