L'opinione

Incendio sul monte Goi: serve più prevenzione e tutela del territorio naturale

Roberto Fumagalli: "Rischio incendi sempre più elevato, come conseguenza della crisi climatica".

Incendio sul monte Goi: serve più prevenzione e tutela del territorio naturale

Si tratta del secondo grave incendio che ha colpito il territorio delle Prealpi tra Como e Lecco, dopo il devastante rogo che dalla scorsa settimana sta interessando il monte Moregallo, nella zona di Valmadrera

“Eventi da connettere alla fragilità del territorio”

A intervenire in merito a quanto sta accadendo a Como, sul Monte Goi, è il circolo ambiente “Ilaria Alpi”, per voce del suo presidente Roberto Fumagalli:

“Il nostro ringraziamento va ai Vigili del fuoco, a tutto il personale e ai volontari impegnati nel difficile lavoro di spegnimento delle fiamme.
Le cause di questi incendi – sovente dolose o colpose – dovranno essere indagate dalle Forze dell’ordine e dall’Autorità giudiziaria.
Si tratta però – di certo – di eventi da connettere alla fragilità del nostro territorio, fragilità resa ancora più grave dalla crisi climatica, che sta presentando il conto”.

Ripercussioni su ambiente e salute pubblica

Gli esponenti del circolo ambiente si dicono molto preoccupati della situazione:

“Nei prossimi anni e decenni è destinata purtroppo a peggiorare: periodi di siccità sempre più prolungati, uniti alle elevate temperature, creano le condizioni “ottimali” per il propagarsi degli incendi boschivi: comportamenti colposi (falò incontrollati) o, peggio, dolosi (piromani), possono causare l’innesco di vasti incendi, con pesanti ripercussioni su ambiente e salute pubblica.
Come stiamo vedendo nei recenti episodi, le conseguenze dei roghi sono gravi, con famiglie evacuate (come nel caso del Monte Goi) e danni alla biodiversità vegetale e animale: centinaia di ettari di boschi andati in fumo e animali selvatici morti o costretti a spostarsi dai loro territori. Per non parlare dell’inquinamento atmosferico, con la dispersione di polveri sottili e non, che non fanno che peggiorare la qualità dell’aria, già fortemente compromessa, come attestano gli elevati livelli di ozono, giunti quest’estate – anche nei nostri territori pedemontani – a superare i livelli di guardia per la salute pubblica”.