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Ingegnere longonese in Norvegia nominata Cavaliere della Repubblica

Il Giornale di Erba regala ai lettori di Primacomo.it le più belle storie raccontate nel corso del 2021 sulle pagine del nostro settimanale.

Ingegnere longonese in Norvegia nominata Cavaliere della Repubblica
Attualità Erba, 06 Gennaio 2022 ore 10:20

«Questa medaglia è una bellissima sorpresa che simbolicamente voglio condividere con i tanti italiani che fanno del proprio meglio per portare la parte buona dell’Italia all’estero. Ed è anche per le mie sorelle, Chiara e Francesca, che vivono e lavorano rispettivamente in Francia e in Inghilterra». Così Arianna Minoretti, 42enne ingegnere longonese, commenta con orgoglio il titolo di Cavaliere dell’ordine della Stella d’Italia, conferitale dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per la promozione del prestigio nazionale all’estero.

Ingegnere longonese in Norvegia nominata Cavaliere della Repubblica

Minoretti è stata insignita dell’onorificenza nel giugno dello scorso anno, ma la medaglia le sarà consegnata nel corso di una cerimonia che si svolgerà il prossimo dicembre in quella che dal 2014 è diventata la sua città, Trondheim, in Norvegia. A proporre la sua candidatura, poi valutata positivamente tanto da portarla a ricevere il riconoscimento, è stato l’ambasciatore italiano in Norvegia: «E’ stata una grandissima sorpresa che mai mi sarei aspettata - racconta - Sono una dei tanti italiani all’estero e non è facile intraprendere un percorso lontani dall’Italia perché ci portiamo dietro pregiudizi e stereotipi ancora troppo radicati».

L’ingegnere longonese ha seguito a Trondheim il marito che, nel 2013, aveva accettato una posizione di post dottorato all’università della cittadina norvegese, dove ora è professore: «Ho iniziato a cercare una possibilità d’impiego qui e avevo notato che l’Amministrazione pubblica di trasporti cercava qualcuno con competenze per la progettazione di strutture in cemento armato. Mi sono candidata e nell’arco di un mese avevo ottenuto il posto: la mia esperienza pregressa mi aveva consentito di superare la selezione, pur non palando una parola in norvegese».
Un impatto non facile: «Ho dovuto cambiare impianto sociale, lasciare la mia famiglia, affrontare colleghi nuovi, programmi di lavoro differenti in un paese dal clima completamente diverso da quello italiano. Con una lingua del tutto sconosciuta. Ma l’impatto traumatico impone una scelta: o molli tutto o ti metti in gioco».

E proprio questo ha fatto, Arianna Minoretti. Si è messa completamente in gioco. La sua è una sfida che da 8 anni sta vincendo: le è stato affidata la responsabilità degli studi sul ponte di Archimede, una delle soluzioni ipotizzate per alcuni attraversamenti lungo la E39, una strada europea che in Norvegia affianca la costa ovest. Un progetto ambizioso che sfrutta una vecchia idea, mai realizzata perché non esistevano tecnologie adeguate: «Mi sono occupata di studi di fattibilità sul ponte di Archimede, convinti che ora non solo ci siano le tecnologie ma anche materiali e conoscenze adeguate».

Questa tipologia di ponti sfrutta il principio di Archimede, dal quale prende il nome, realizzando un attraversamento completamente immerso, minimizzando in questo modo l’impatto paesaggistico: «Ho lavorato a studi su questa struttura e alla stesura di normative nazionali e internazionali. Con queste pubblicazioni ho chiuso il cerchio: tutte le informazioni e le esperienze sono condivise in modo che possano essere d’aiuto e ispirazione ad altre nazioni per poter pensare a realizzazioni strutturali di questo tipo».

Da qualche anno la longonese è impegnata, nella stessa Amministrazione pubblica, al dipartimento di Tecnologia e Sviluppo, occupandosi di progetti di ricerca in vari ambiti: «La Norvegia mi ha permesso di affermarmi indipendentemente dalle mie scelte di vita privata, visto che qui tutti hanno le stesse possibilità e il fatto di avere una famiglia non compromette la carriera, ma mi ha anche dato grandi responsabilità come professionista: a “soli” 34 anni mi hanno affidato compiti impensabili altrove».

Tornerebbe in Italia? «Ho due figlie di 1 e 4 anni e qui per loro è “casa”. Amiamo la predisposizione tipicamente norvegese a godere del buono che c’è in ogni cosa e dell’idea di libertà che muove ogni persona, con la diversità vissuta come normalità. Ho affidato pensieri e parole a una sorta di blog (letteredalnord.wordpress.com) che mi ha molto aiutato a superare gli ostacoli iniziali e che è un po’ come accorciare le distanze con il mio paese d’origine. Per loro Italia significa estate, vacanze». Chissà che un domani non sarà possibile, dopo aver portato un po’ del buono dell’Italia in Norvegia, portare un po’ di Norvegia in Italia...

(Giornale di Erba, 16 ottobre 2021)

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