Attualità
L’editoriale

La Pasqua ci spinge a rinnovarci L'EDITORIALE DI DON FIDELMO XODO

Don Fidelmo Xodo, prevosto della Comunità pastorale San Vicenzo di Cantù.

La Pasqua ci spinge a rinnovarci L'EDITORIALE DI DON FIDELMO XODO
Attualità Canturino, 17 Aprile 2022 ore 08:00

In occasione della Pasqua, don Fidelmo Xodo, prevosto della Comunità pastorale San Vicenzo di Cantù, ha scritto un editoriale per il Giornale di Cantù. Lo pubblichiamo integralmente anche per i lettori di Primacomo.it.

La Pasqua ci spinge a rinnovarci

"La risurrezione di Cristo è un fatto realmente accaduto. Lo testimoniano i vangeli e tutto il Nuovo Testamento. In particolare, negli Atti degli apostoli (cap 1,3 ss), si dice: «Egli si mostrò ad essi vivo, dopo la sua passione, con molte prove, durante quaranta giorni, apparendo loro e parlando delle cose riguardanti il Regno di Dio». E la lettera di Paolo ai Corinti (1Cor 15, 5 ss) ribadisce: «Apparve a Cefa e quindi ai dodici. In seguito apparve a più di cinquecento fratelli... e poi a Giacomo... agli apostoli... e anche a me».

La risurrezione è dunque un «avvenimento», anche se non ne comprendiamo il senso profondo, il modo in cui avvenuto ed è sempre accompagnato da un atto di fede. Il giorno di Pasqua Dio non lascia suo Figlio nel sepolcro. È il giorno (l’ottavo, il primo di una settimana nuova) in cui Dio fa vedere che non ha mai smesso di amare Gesù anche quando era in croce e che, in lui, ama tutti gli uomini. Dio non li lascia nelle tenebre del male e della morte. Per questa vittoria della Vita, la Pasqua è la festa che da origine a tutte le feste. È una festa celebrata con i segni della pace di cui abbiamo tanto bisogno e che ci spinge a cercarla e a volerla per tutti gli uomini, le donne e i bambini del mondo. La Pasqua ci spinge a rinnovarci cominciando a cambiare i nostri sentimenti e i nostri vocaboli, a volte irrispettosi e aggressivi, e a cambiare i nostri comportamenti, a volte un po’ ripiegati sulle nostre «cose». Diverse persone che sono venute a confessarsi in questi giorni hanno confidato di essere tornate in chiesa dopo due anni. La fine dello stato di emergenza sta incoraggiando una ripresa, seppure non ancora molto decisa, della partecipazione alla vita della comunità. Non si tratta solamente di tornare a un’abitudine precedente, ma in tanta gente si percepisce il desiderio autentico di riprendere un cammino di fede che in questi due anni è stato sconvolto dalla pandemia.

Dunque ci sono delle buone premesse perché questa Pasqua sia davvero una ripresa, una rinascita, una vera e propria risurrezione per tanta gente. Certo è difficile parlare di risurrezione in giorni segnati dalla violenza e dalla guerra, ma chi crede sa che la storia è guidata da Dio e che la croce, ogni croce, non è l’ultima parola ma è preludio della risurrezione. La parola «Pasqua» significa «passaggio». Ogni anno a Pasqua siamo chiamati pertanto a fare un «passo». Quale passo ci chiede il Signore? Forse siamo chiamati a fare un passo verso una fede più matura, una fede pasquale, una fede nella risurrezione di Gesù che diventa quindi speranza per tutti noi e per questo mondo ferito.

Buona Pasqua a tutti".

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