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L’inflazione svuota il carrello della spesa: "Si spende di più per acquistare meno"

Si tratta degli effetti del mix esplosivo legato all’aumento dei costi energetici e al concomitante taglio dei raccolti dovuto dell’emergenza climatica

L’inflazione svuota il carrello della spesa: "Si spende di più per acquistare meno"
Attualità Como città, 06 Agosto 2022 ore 15:25

A causa dell’aumento dei prezzi, nel 2022 gli italiani tagliano del 3% rispetto all’anno precedente le quantità di prodotti alimentari: L’inflazione svuota il carrello della spesa. È quanto emerge dall’analisi Coldiretti sui dati Istat relativi al commercio al dettaglio nel primo semestre 2022. Dati che, su base annua, fanno registrare per il sesto mese consecutivo del 2022 una diminuzione delle quantità di beni alimentari acquistati.

L’inflazione svuota il carrello della spesa

“Anche nelle due province lariane i consumatori – osserva il presidente di Coldiretti Como Lecco Fortunato Trezzi – sono costretti a spendere di più per acquistare meno prodotti. La causa è da imputare all’ingente aumento dei prezzi che, per effetto del mix esplosivo legato all’aumento dei costi energetici e al concomitante taglio dei raccolti dovuto dell’emergenza climatica, a partire dai primi mesi del 2022 hanno comportato un aumento record rispetto allo stesso periodo del 2021. Si parla addirittura di un +9,6% per gli acquisti alimentari, tra prodotti freschi e lavorati”.

Gli aumenti più sostenuti

La categoria che, con un aggravio di 0,59 miliardi, ha visto correre maggiormente i prezzi nei primi sei mesi del 2022 è quella in cui rientrano l’olio, il burro e i grassi in generale. Un dato che va certamente monitorato.

Oltre ai rincari per le famiglie, l’aumento dei costi e la siccità colpiscono duramente anche l’intera filiera agroalimentare italiana. “A farne maggiormente le spese sono le campagne e l’agricoltura – conclude il presidente Trezzi – con aumenti dei costi che vanno dal +170% dei concimi al +90% dei mangimi, fino ad arrivare a un +129% per il gasolio. Qui, infatti, secondo i dati, l’11% delle aziende versa in una situazione tanto critica da portare alla cessazione dell’attività, mentre il 30% si trova costretta a lavorare in una condizione di reddito negativo”.

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