L'evento

Luigi Moio, il respiro del vino e l’eccezionale serata organizzata da Usse

I vini dell'azienda Quintodecimo, la qualità che diventa canto della terra al cielo.

Luigi Moio, il respiro del vino e l’eccezionale serata organizzata da Usse

Metti una sera in un contesto suggestivo, condotti per mano in un emozionante viaggio nel mondo del vino grazie a Usse e al professor Luigi Moio: evento eccezionale nella vicina Svizzera con partecipanti arrivati dal territorio di Como.

Luigi Moio e l’evento di Usse

L’attesa era quella delle grandi occasioni: Usse – il movimento fondato dalla presidente Anna Valli, sommelier originaria del territorio dell’Olgiatese e già presidente dei sommelier del Canton Ticino – ha fatto le cose in grande. La serata di giovedì 5 marzo, nella suggestiva cornice di Cantina Matasci a Tenero (Canton Ticino) ha visto una quarantina di partecipanti (professionisti del settore enologico, giornalisti e appassionati) letteralmente conquistati da un ospite di caratura mondiale come Luigi Moio, docente all’Università Federico II di Napoli.

Figura di riferimento a livello mondiale

 

Luigi Moio è tra i più importanti enologi e studiosi del vino italiani a livello internazionale.
 Professore ordinario di Enologia all’Università di Napoli Federico II, ha dedicato la sua carriera allo studio scientifico degli aromi del vino, della qualità sensoriale e del rapporto tra vitigno, territorio e stile enologico. Ha firmato circa 300 pubblicazioni scientifiche. Dal 2021 al 2024è stato presidente dell’OIV(Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino), l’organismo scientifico internazionale di riferimento mondiale. Attualmente ne ricopre la carica di vicepresidente. E’ accademico dei Georgofili e dell’Accademia Italiana della Vigna e del Vino e autore di testi di riferimento come “Il Respiro del Vino”: pietra miliare per chi studia degustazione e percezione aromatica, già venduto in 55.000 copie.

Docente e produttore, tra ironia e ossessione per la qualità dell’uva e del vino

 

Con la moglie Laura, presente nella serata di giovedì, Luigi Moio ha fondato la cantina Quintodecimo in Irpinia (a Mirabella Eclano, a 425 metri sul livello del mare, esattamente a 80 chilometri dal Tirreno e altrettanti dall’Adriatico, territorio caratterizzato da clima fresco, escursioni termiche importanti) progetto nato per dimostrare sul campo come i grandi vitigni campani – Fiano, Greco e Aglianico – sappiano esprimere livelli assoluti di finezza, longevità e identità territoriale. Una storia bellissima, raccontata con passione e ironia da Moio. Dai ricordi del maestro Luigi Veronelli, da cui fu spronato a diventare produttore di vino all’attualità: un territorio curato con l’attenzione di un padre, guidato dall’ossessione della pulizia dei vini. “Chi viene a visitare Quintodecimo deve vedere la vigna nel bicchiere – le parole del professore campano – Proprio per questo l’ultima sala di degustazione permette di vedere le nostre vigne. La mia storia: a un certo punto mi sono detto che bisognava fare un’azienda, con la libertà di applicare le mie conoscenze ed essere l’enologo di me stesso. Nasco in una famiglia che vive di vino da cinque generazioni. Luigi Veronelli mi ha spinto molto a fare la mia azienda: conosceva mio padre, il primo che negli anni 50 ha iniziato a imbottigliare il vino prodotto da Primitivo, nell’aerale dell’Ager Falernus, quindi a Mondragone, in provincia di Caserta, come vino rosso Falerno”.

Quintodecimo, la custodia del terroir

“Il vino è un sistema vivente – un passaggio della conferenza del professor Moio, che ha evidenziato anche la sua passione per il calcio da accanito sostenitore del Napoli e il fascino per la matematica e la fisica – I grandi vini devono essere davvero molto buoni anche dopo 10, 20 o 30 anni. Il vino deve essere espressione di un terroir: è quello che piace a me, il vino nasce per custodire un terroir. Bisogna lavorare sul concetto di identità, sull’integrazione tra l’ambiente, la pianta, il suolo e l’uomo. La qualità è importante, è necessaria per rendere più bella la vita”.

La degustazione

La serata ha sciorinato vini realmente identitari. Applauditi dai presenti, tra i quali chi scrive qui e il giornalista canturino, di origini lucane, Rocco Lettieri. In degustazione Exultet (Fiano di Avellino Docg 2024), Giallo d’Arles (Greco di Tufo 2024), Grande Cuvée (Irpinia Bianco Doc 2022), Vigna Grande Cerzito (Taurasi Docg 2020, cru di Aglianico), Vigna Quintodecimo (Taurasi Docg 2020, cru di Aglianico), Grand Cru Luigi Moio (Taurasi Riserva Docg 2019). Pulizia assoluta, lunga persistenza aromatica, acidità e sapidità, tannini morbidi. Ogni bottiglia una scoperta armonica: un canto della terra al cielo, come avrebbe detto e scritto il maestro Gino Veronelli.