Lo studio

Meno erbicidi ma più efficaci: uno studio dell'Insubria risponde agli agricoltori tedeschi e all’Unione Europea

L’obiettivo dello studio è migliorare l’assorbimento dell’erbicida da parte della pianta, in modo che, per esempio, si debba applicare un dosaggio minore

Meno erbicidi ma più efficaci: uno studio dell'Insubria risponde agli agricoltori tedeschi e all’Unione Europea
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La transizione verso un’agricoltura più sostenibile e che utilizzi sempre meno erbicidi è una tematica di estrema attualità, al centro di un dibattito molto acceso in questi giorni in Germania. Ed è il focus del progetto Star di Silvia Gazzola, ricercatrice del Dipartimento di Scienza e alta tecnologia dell’Università dell’Insubria, sede di Como, che è stato scelto dal Ministero dell’Università e della ricerca tra i 30 progetti, su 480 presentati, che riceveranno il Fisa 2022, Fondo Italiano per le Scienze applicate, ovvero un finanziamento di un milione di euro in quattro anni.

L'obiettivo

L’obiettivo dello studio è migliorare l’assorbimento dell’erbicida da parte della pianta, in modo che, per esempio, si debba applicare un dosaggio di soli 50 grammi perché almeno 10 arrivino a destinazione: l’agricoltore risparmierebbe 40 grammi di erbicida, che inoltre non verrebbero sparsi nell’ambiente inutilmente.

"L’erbaccia ha diverse barriere che rendono molto inefficiente l’assorbimento degli erbicidi – spiega in modo semplice Silvia Gazzola – se l’erbaccia in questione deve assorbire 10 grammi di erbicida per effettivamente essere estirpata, ora bisogna applicarne 100 per fare in modo che almeno 10 vengano assorbiti. I restanti 90 grammi sono costi e inquinamento aggiuntivo inutile".

Un tema davvero attuale

Sul tema due sono le notizie di questi giorni che avvalorano la ricerca dell’Università dell’Insubria. La prima è la protesta degli agricoltori tedeschi, che si sono schierati contro il Green Deal del 2022 con cui L’Unione Europea aveva chiesto una riduzione drastica, fino al 50 per cento, dell’uso di erbicidi entro il 2030. La seconda, datata 6 febbraio, è il dietrofront dell’Europa: la presidente Ursula von der Leyen ha annunciato il ritiro della proposta del taglio del 50% dei pesticidi riaprendo l’orizzonte delle possibili soluzioni.

Anche in Italia il settore agricolo è un'importante risorsa per il mercato alimentare: rappresenta circa il 2,1 per cento del Prodotto interno lordo e impiega circa il 4 per cento della popolazione. E anche gli agricoltori italiani sono in allarme: sia a causa dei cambiamenti climatici, che degradano il suolo, sia per la diffusione di erbe infestanti resistenti che possono causare fino al 45 per cento di perdita del raccolto.

Qualche dato

Si comprende la complessità dell’argomento leggendo i dati pubblicati dalla Food and Agriculture Organization (Fao): la popolazione mondiale vedrà una crescita fino a 9 miliardi entro il 2050 e di conseguenza il anche la domanda di cibo aumenterà fino al 70 per cento, ma l’attuale produzione di prodotti ortofrutticoli non è sufficiente a nutrire tutta questa popolazione. È necessaria dunque un’accelerazione della produzione, che passa anche dall’efficacia degli erbicidi.

Si deve tenere anche conto che negli ultimi 30 anni non sono stati individuati nuovi erbicidi e perciò lo sviluppo di strategie che permettano il riutilizzo di erbicidi già esistenti, rendendoli semplicemente più efficaci, potrebbe portare a risolvere questo problema in tempi molto più brevi.

Proprio questo è l’obiettivo del progetto Star (SusTainable AgricultuRe in Italy): lo sviluppo di sistemi molecolari che permettano l’aumento dell’efficacia di alcuni agrochimici (erbicidi) attualmente utilizzati (Hdd), e che conseguentemente potranno venir applicati sulla coltivazione di interesse in un dosaggio significativamente più basso.

"Con la prevista migliore biodisponibilità dei nostri Hdd – spiega ancora Silvia Gazzola – e quindi con la diminuzione dei dosaggi, crediamo che il progetto Star renderà effettivamente più efficienti gli agrofarmaci nel controllo delle popolazioni di erbe infestanti in Italia, ottenendo finalmente un processo di gestione sostenibile delle erbe infestanti che rispetterà le restrizioni europee derivanti dalla salvaguardia del nostro pianeta".

Il progetto vede la collaborazione di Silvia Gazzola con David Barber, membro della Weed Control Think Tank in Bayer AG, Crop Science Division a Francoforte sul Meno: a Como saranno assunti dei ricercatori e un dottorando per supportare il lavoro, che prevede una parte in laboratorio in Germania e test in veri e propri campi in Italia.

Silvia Gazzola

Silvia Gazzola, originaria di Cassano Magnago (Varese), è a Como dal 2018, da quando è tornata all’Insubria, dove aveva fatto il dottorato, dopo un anno di ricerca in Germania e uno a Zurigo. I suoi studi si basano sulla sintesi di molecole bioattive, principalmente per la cura contro il cancro ma non solo: con il progetto Star viene applicata agli erbicidi la ricerca, in corso tuttora dell’Università dell’Insubria con il professor Umberto Piarulli, svolta per i tumori.

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