Un salto nel vuoto per seguire l’amore, che negli anni si è trasformato in un’opportunità per girare il mondo con la musica. È così che l’estero ha incontrato Alessandro Neri Cirone, 50 anni, musicista e produttore originario di Villa Guardia e legato a doppio filo alla città di Cantù in qualità di direttore del concorso internazionale di piano e orchestra che si celebra nella città del Mobile.
La gavetta nel mondo della musica
Non pianificata, per Cirone, l’esperienza fuori confine è arrivata nel momento in cui la sua carriera musicale era già decollata da tempo. Una gavetta iniziata all’età di 16 anni lo ha portato a suonare in ogni città italiana fino ai 30, momento in cui ha conosciuto l’attuale moglie e con lei ha lasciato l’Italia per costruire un progetto di vita insieme. Quello che non ha abbandonato però è stata la musica, che è rimasta parte della quotidianità privata e lavorativa del professionista. Difficile da abbandonare considerando l’essenza che ormai il piano costituiva per Cirone.
«Ho iniziato a suonare in prima elementare, a 6 anni, perché i miei genitori suonavano e avevano voglia di trasmettermi questa pessima idea – ha scherzato – L’unica cosa che ho fatto in seguito è stata suonare: studiavo poco, suonavo tanto. Ho frequentato la scuola comasca “Dino Maspero” e il conservatorio e a 16 anni ero già musicista di professione. Già dai 14 anni ho avuto la fortuna di suonare con gente più grande di me e quindi quello mi ha aiutato».
Tra studio e lavoro
Prosegue:
«All’epoca c’era tantissimo lavoro, e mi dividevo tra studiare e suonare. Ho lavorato tanti anni in un locale storico di Como che si chiamava Charleston con il proprietario del locale. Facevamo serate e concerti in tutta Europa: in Costa Azzurra, Montecarlo, Sardegna, c’erano dei mesi in cui non ci fermavamo neanche un giorno. Poi ho conosciuto Jerry Calà e ho iniziato a suonare per lui girando l’Italia».
La svolta
E lì la svolta. Nel 2005, suonando per una serata di Capodanno a Lignano Sabbiadoro, Cirone conosce la donna che diventerà la sua compagna e futura sposa:
«Dopo qualche tempo lei ha avuto un’opportunità di lavoro alla Commissione Europea a Bruxelles. Ho mollato il mio lavoro e i miei contatti dopo anni impiegati a costruirli, è stato da incoscienti forse, ma ho deciso di seguirla e con il tempo sono riuscito a trovare il mio spazio. Abbiamo deciso insieme di appoggiarci alla sua carriera perché era quella più “sicura” rispetto al musicista. Oggi sono circa 20 anni che vivo all’estero e faccio ancora il musicista, quindi devo dire che sono soddisfatto».
A Bruxelles
Arrivato nella capitale europea parlando un po’ italiano e un po’ dialetto comasco, Cirone è riuscito presto ad ambientarsi prendendo lezioni di francese e adattandosi ai ritmi di una città tanto piccola quanto multiculturale.
«Trasferirsi a 30 e con un lavoro alle spalle non è facile come quando se ne hanno 20. Bisogna adattarsi un po’, oggi però ringrazio mia moglie per avermi permesso di vivere delle esperienze uniche e di avere amici in tutto il mondo».
L’esperienza in Etiopia
In poco tempo le cose cambiano di nuovo, quando la moglie vince un concorso per entrare nelle Nazioni Unite. La prossima meta della coppia “globetrotter”? Addis Abeba, Etiopia, per tre anni. La permanenza che più di tutte avrebbe marcato la storia e la crescita musicale di Cirone.
«Oggi chi migra in un altro paese benestante si chiama “expat”, io in Etiopia ho vissuto l’esperienza dell’immigrato. Ero in un paese dove, non essendo all’epoca sposato, non avevo neanche il diritto di stare. Ogni sei mesi rinnovavo il permesso di soggiorno: giornate di coda in fila insieme a rifugiati, eritrei, somali. È stato così per due anni finché abbiamo optato per il matrimonio».
Le difficoltà burocratiche avevano infatti avuto delle ripercussioni dal punto di vista lavorativo:
«Facevo volontariato insegnando musica in una scuola di volontari cattolici italiani. Ho suonato con una band di salsa etiope ma poi ho dovuto smettere».
Dell’Etiopia rimane oggi il ricordo di esperienze forti e la consapevolezza di aver vissuto un contesto privilegiato:
«Nei paesi poveri in automatico si viene visti come bancomat che camminano. È comprensibile perché lo stipendio medio di una persona normale in Etiopia corrisponde a 30 euro. Mentre io vivevo in un contesto ricco, fuori casa c’erano baracche, gente che dormiva per strada e che cercava di rubarti qualsiasi cosa. A me è successo tante volte: mi mi hanno staccato i bulloni delle gomme della macchina, mi vendevano delle ricariche del telefono finte, mi hanno venduto un’auto che non aveva né filtro né candele. Una volta ho stazionato l’auto, pagato il parcheggiatore e quando sono tornato non c’era più la targa. Il problema era che quella era una targa diplomatica. Mi hanno arrestato perché non potevo parcheggiare lì e chi avevo pagato non era un vero parcheggiatore, ma non potevo saperlo. Poi sono intervenute le Nazioni Unite».
Il ritorno in Europa
A seguire Rwanda, Ghana, Kenya, finché non è arrivato il momento di ritornare in Europa, questa volta in Olanda, ad Alkmaar, a nord di Amsterdam. Qui Cirone ha potuto ristabilire contatti a livello professionale:
«Ho trovato subito lavoro e ancora oggi ci torno spesso. In Olanda esiste la “cultura della felicità”, quindi c’è modo di fare il mestiere che ti piace fare e trovare qualche aiuto. La gente risponde alle mail e non esiste quella competizione che c’è in Italia dove tendiamo a farci la “guerra tra poveri”. Il paese è molto semplice: poca burocrazia e aggressività, tanta collaborazione e sicurezza. L’importante è che rispetti le regole».
Il concorso musicale canturino
La coppia ha infine deciso di rientrare in Belgio, scelta che oggi potrebbe cambiare nuovamente alla luce del desiderio dei due professionisti di continuare a crescere in esperienze e di conoscere posti nuovi. Quello che rimane saldo però è il legame del musicista con l’Italia e soprattutto con Cantù. Nell’operosa Brianza infatti, Cirone ha portato la proposta culturale di un festival di musica classica che oggi giunge alla sua 35esima edizione ed è conosciuto fino in Giappone e Corea. Un’opportunità per giovani appassionati di musica classica di farsi conoscere e tracciare un percorso di ascesa nel settore, che già non offre più le occasioni di un tempo:
«Nell’industria è diventato tutto più immediato. Nell’universo classico le opportunità ci sono, ma sono poche e bisogna fare tanta fatica, nel pop invece tutto passa attraverso i social network e si basa sull’estetica dominante del momento: se scrivi due canzoni e non sfondi, avanti il prossimo».
In questo contesto la città di Cantù, nella prima settimana di maggio di ogni anno, si riscopre un palcoscenico internazionale, accogliendo nelle sue case e scuole giovanissimi musicisti affamati di futuro. Un abbraccio multiculturale, con sguardo al futuro, che rispecchia la personalità di Cirone e che oggi è parte integrante della città.