Il personale sanitario ha seguito mese dopo mese il delicato passaggio di proprietà della struttura dalla Congregazione dei Fatebenefratelli alla società Lifenet SpA. Di fronte alle crescenti preoccupazioni l’Amministratore Delegato di Lifenet, Nicola Bedin, ha sempre fornito ampie rassicurazioni. Era stato garantito il mantenimento del Dea (Dipartimento di emergenza e accettazione), dei reparti di Ostetricia e Pediatria, e persino un complessivo potenziamento dell’Ospedale. Così non è stato
Appello ai sindaci: “Intervenite al nostro fianco”
Hanno deciso di “denunciare” una situazione insostenibile i rappresentanti sindacali locali dei medici dell’Ospedale di Erba, che fanno capo ad Anmirs, l’Associazione nazionale medici istituti religiosi spedalieri e lancia un appello ai sindaci del territorio:
“Vi chiediamo di intervenire al nostro fianco per difendere il futuro del nostro Ospedale.
La realtà dei fatti, in questi due anni di gestione laica, si è rivelata purtroppo opposta rispetto alle rassicurazioni fornite dalla dirigenza. Un numero elevatissimo di medici dipendenti ha scelto di trasferirsi in altre strutture, spinto da un clima di incertezza e dalla percepita mancanza di prospettive stabili. A fronte di pochissime nuove assunzioni, la direzione ha preferito “agganciare” collaboratori esterni, liberi professionisti e medici gettonisti”.
La denuncia di una trasformazione in clinica privata senza dipendenti, ma con gettonisti
Proseguono i rappresentanti sindacali:
“L’ultimo episodio ha confermato i nostri peggiori timori. A soli due giorni dall’ennesimo incontro di rassicurazione con il direttore generale, Vincenzo Trovato, abbiamo appreso dagli organi di stampa una notizia sconcertante: una comunicazione congiunta di Lifenet e Ats Insubria annunciava la richiesta ufficiale di chiusura del Punto nascita e del reparto di Ostetricia.
Questo modo di procedere, privo di trasparenza, ha generato sgomento tra il personale e ha minato definitivamente la credibilità dei vertici aziendali.
Come medici, denunciamo da tempo una deriva evidente: la progressiva trasformazione del nostro storico Ospedale di zona in una clinica privata, svuotata di personale strutturato e dipendente dal lavoro precario dei gettonisti”.
“Manca la continuità terapeutica e la qualità delle prestazioni”
Il calo delle nascite è certamente un grave problema nazionale, ma sono tante le domande che si fanno i dipendenti:
“Quale futura madre sceglierebbe di farsi seguire in una struttura dove non ha la certezza di trovare un’équipe stabile al momento del travaglio, rischiando di essere assistita da un medico gettonista mai visto prima? La mancata creazione di un gruppo di medici assunti a tempo indeterminato compromette la continuità terapeutica, la qualità delle prestazioni e, di conseguenza, la sicurezza stessa della madre e del neonato”.
“Bisogna curare le persone, non rispondere a logiche di profitto”
“In sanità, un ospedale di zona accreditato ha il dovere di rispondere ai bisogni del territorio con prontezza, qualità e sicurezza, nel pieno rispetto delle linee guida del Ministero della Salute e di Regione Lombardia. Un ospedale deve curare le persone; non può rispondere esclusivamente a logiche di profitto e di bilancio.
Siamo convinti che il taglio di servizi essenziali – considerati forse poco lucrativi dalla proprietà – colpisca duramente i cittadini del Distretto di Erba, comprese le comunità delle aree geograficamente più svantaggiate verso Bellagio. Confidiamo che questa battaglia per il diritto alla salute stia a cuore non solo ai cittadini, ma anche alle Amministrazioni comunali, all’Ats e a Regione Lombardia”.