Appuntamento

Per il Ramadan il parroco offre la sala dell’oratorio e gli islamici la imbiancano per riconoscenza

All'Iftar musulmano invitati anche associazioni, politici e sacerdoti.

Per il Ramadan il parroco offre la sala dell’oratorio e gli islamici la imbiancano per riconoscenza

Centoventi persone riunite all’oratorio di Merone per festeggiare l’Iftar, la cena che interrompe il digiuno quotidiano durante il mese del Ramadan, ma soprattutto per stare insieme, conoscersi, accogliersi

Tanti ospiti, anche politici, per un bel momento di condivisione

Con questo spirito di condivisione lo scorso 7 marzo Assadaka, l’associazione culturale islamica di Erba che riunisce i musulmani del territorio, ha organizzato l’Iftar, invitando anche realtà associative, politiche e religiose. A raccontare la bella serata è Youssef Anniz, presidente del sodalizio:

“E’ stata una bella serata, anche con alcuni esponenti di liste civiche e del Movimento 5 stelle di Como, e anche don Marco Zanotti, del cui oratorio eravamo ospiti, proprio con l’intento di far capire che il nostro è un incontro per stare insieme e avere dialogo, al di là delle differenze e delle religioni. Un grande grazie va a tutte le nostre donne volontarie che hanno preparato, in particolare Yousra Miniyati, che ha organizzato tutto, e i tanti giovani ragazzi che hanno servito ai tavoli e aiutato”.

Un gesto di ringraziamento che ha scaldato i cuori

Ma in realtà un plauso speciale va anche a tre giovani volontari, Omar, Salah e Mohanad, che, pennelli alla mano, hanno imbiancato e risistemato la sala dell’oratorio per accogliere l’evento, lasciando il lavoro fatto a don Marco come ringraziamento per l’ospitalità, come spiega Anniz:

“Ringrazio davvero questi tre ragazzi che hanno chiesto solo la vernice, ma poi hanno prestato tutta la loro manodopera gratuitamente. Abbiamo molti bravi giovani disposti ad aiutare e dare una mano. E infatti don Marco era molto contento e i partecipanti che ancora non ci conoscevano sono stati piacevolmente sorpresi dall’inclusione e l’accoglienza che si respira tra noi”.