Non «in fuga», ma in un percorso coerente e logico verso il raggiungimento dei propri obiettivi. Questo ha dettato la scelta di Martina Consonni di trasferire all’estero, in Germania, il suo percorso di perfezionamento nello studio del pianoforte e di carriera. Classe 1997 e originaria di Brenna, a 28 anni ha già calcato i più prestigiosi teatri del mondo con la musica classica. Dopo essere transitata da Hannover e Kronberg, dal 2023 la sua casa base è Berlino, polo di vita culturale e musicale da cui è spesso in partenza per raggiungere le mete dei suoi concerti internazionali.
Al pianoforte fin da piccola
Un tragitto lungo 22 anni e costellato da traguardi e riconoscimenti, nato da una particolare coincidenza. Racconta:
«Il pianoforte è sempre stato presente in casa da quando ero piccola. Era il regalo di matrimonio di mia nonna a mia mamma, che lo aveva praticato da giovane. Abbiamo delle foto di me all’asilo seduta sul pianoforte ma ho iniziato a studiarlo, da privatista, a partire dalle elementari».
A seguire, il Conservatorio fino ai 14 anni e il conseguimento del diploma da giovanissima.
Une enfant prodige
Per molto tempo l’hanno considerata una «enfant prodige», per i concorsi e i premi ricevuti in lungo e in largo per l’Italia. Un’etichetta da cui Consonni ha iniziato molto presto a distaccarsi:
«Finché si è piccoli sembra che il talento basti, che sia tutto naturale, ma crescendo ci si rende conto che non è così semplice continuare a fare quello che più piace a livello di professione. Il talento serve, ma è altrettanto necessario un 85% di studio, disciplina e costanza».
Elementi che hanno continuato a far parte del repertorio di preparazione della professionista che già prima dei 18 anni avrebbe potuto diventare docente, ma che ha preferito proseguire la formazione per migliorarsi come concertista.
Il liceo bilingue
Terminato il curriculum musicale al Conservatorio, è iniziato quello scolastico al liceo scientifico bilingue Enrico Fermi, dove la pianista ha approcciato anche lo studio della lingua tedesca. Una scelta non premeditata, ma che nell’immediato futuro si sarebbe rivelata un’«utile coincidenza». Tra verifiche e interrogazioni, la 28enne non ha mai abbandonato lo studio del piano, proseguendo in parallelo le lezioni all’accademia di Imola:
«A volte era un po’ pesante viaggiare, fare concerti, spostarmi per seguire le lezioni e poi comunque dovermi preparare per la scuola. Oggi però sono felicissima di aver fatto questo percorso».
Il trasferimento a Roma e poi la Germania
Alla fine della maturità Consonni si è poi trasferita a Roma per continuare il cammino di perfezionamento all’accademia Santa Cecilia. In Germania invece è arrivata nel 2018, dopo essere stata ammessa al Hochschule di Hannover con una prestigiosa classe di pianoforte. Ricorda:
«Ho fatto l’esame insieme a diverse centinaia di pianisti coreani e giapponesi. Lì ho trascorso due anni e mezzo. Nel frattempo però in Europa imperversava il Covid quindi per alcuni semestri sono tornata dai miei: seguivo le lezioni online e quando possibile facevo concerti. Successivamente mi sono trasferita a Kronberg, vicino a Francoforte, in un’altra accademia importante, e nel 2023 sono arrivata a Berlino».
In questi anni la brennese ha potuto studiare accanto a maestri del calibro di András Schiff. È stato in terra tedesca che la possibilità di fare della sua passione una professione, è diventata reale.
«Ho capito che questa era un’opzione reale circa cinque anni fa. Mi è sempre piaciuto fare concerti però lo vedevo come qualcosa che a un certo punto avrebbe avuto una fine. Invece proprio negli ultimi anni, complice aver suonato con i più grandi musicisti viventi, in stagioni prestigiose, nelle sale più belle al mondo, ho maturato una certa consapevolezza per cui mi sono detta “Questo o nient’altro”. Anche se sono richiesti viaggi frequenti, organizzazione impegnativa e studio costante, la musica fa passare in secondo piano tutto: è l’unica cosa che mi rende felice».
La scelta di rimanere all’estero è stata quindi un’immediata conseguenza. Non la voglia di lasciarsi l’Italia alle spalle, ma quella di avvicinarsi ad un ambiente stimolante dal punto di vista professionale. Anche per questo motivo Consonni rifugge l’etichetta di “cervello in fuga”:
«Non mi sento in fuga da qualcosa: è semplicemente avvenuto durante il percorso».
La musica in Germania
In Germania ha potuto trovare un luogo attento alla crescita artistica dei più giovani.
«Una delle cose lampanti che ho sempre percepito è l’equiparazione di tutti gli ambiti di studio, a partire dal nome che danno alle università. Inoltre, la musica classica è coltivata nelle famiglie, che la domenica hanno l’usanza di andare a sentire un concerto. Ogni città ha un’orchestra, ci sono tante stagioni, fondi, festival. In Italia invece è molto diverso: rimane un ambito un po’ di nicchia, il pubblico è spesso anziano e in generale non viene valorizzata fino in fondo».
E questo, secondo la brennese è un aspetto che potrebbe essere migliorato a partire dalla scuola, prendendo spunto dal modello tedesco:
«Un sacco di bambini potrebbero essere interessati al violoncello o al pianoforte, ma in Italia non esiste un vero accesso alla musica fin dalla piccola età. Spesso rimane legata solo all’apprendimento del flauto. In Germania invece si parte proprio dall’asilo: fanno partecipare i bambini piccoli ai concerti. Anche perché, per chi poi vorrà dedicarvisi di mestiere, la musica va allenata da piccoli».
Berlino
Se in Germania il terreno per coltivare le arti musicali è fertile, alcune città condensano meglio di altre opportunità e fermento creativo. Una di queste è Berlino, fiore all’occhiello per i musicisti:
«Mi sono fermata nella capitale perché il mio circolo di amici, con cui spesso faccio concerti, risiede qui e a livello logistico è molto più facile ritrovarsi. Moltissimi pianisti, alcuni anche molto famosi, scelgono Berlino per questa comodità e per l’offerta culturale di concerti, che arrivano ad essere anche tutti i giorni. È stimolante e fondamentale essere immersi in un ambiente che valorizza la cultura e circondati da persone che fanno la stessa cosa e capiscono il tuo stile di vita».
Ovviamente, nel percorso di crescita che ha allontanato Consonni da casa, non sono mancate le difficoltà. Oltre al sacrificio richiesto in modo specifico dallo studio del piano, il trasferimento l’ha vista faticare per adattarsi alla realtà che l’accoglieva:
«La parte più conflittuale è stata quella culinaria e la cultura intesa nel senso di bellezza. Ogni volta che torno in Italia mi rendo conto che si danno per scontate tante cose che in realtà all’estero non ci sono, come il clima, il sole, il cielo azzurro, ma anche la bellezza estetica, la ricchezza storica e il patrimonio artistico».
Nonostante ciò, Berlino rimane per la pianista «la soluzione più giusta, sensata e bella» in questo momento. Un luogo in cui musica e vita personale suonano, finalmente, allo stesso ritmo.