La proposta

Progetto Mentoring, l’opportunità per aiutare i giovani a fare la differenza

Un incontro per spiegare l'iniziativa e farne comprendere l'importanza.

Progetto Mentoring, l’opportunità per aiutare i giovani a fare la differenza

Il primo ottobre, grazie al Consorzio Servizi Sociali dell’Olgiatese, con sede a Olgiate Comasco, una serata dedicata al Progetto Mentoring.

Il Progetto Mentoring

“Un adulto che sceglie di esserci, un giovane che trova uno spazio di ascolto, confronto e nuove possibilità da esplorare – sottolinea Amina Pizzala, referente del Progetto Mentoring – E’ questa l’idea alla base del Progetto Mentoring del Consorzio Servizi Sociali dell’Olgiatese, avviato nell’autunno 2025 per accompagnare ragazze e ragazzi dai 14 ai 25 anni che attraversano momenti di incertezza, cambiamento o difficoltà. Il progetto si avvale della supervisione di Ilario Lodi di Pro Juventute Svizzera, realtà che porta avanti da oltre vent’anni l’esperienza del Mentoring”.

Amina Pizzala

Un incontro a Faloppio, aperto a tutti gli interessati

Prevista un’attività di formazione rivolta ai primi 10 mentori volontari. “Da febbraio 2026  – spiega Amina Pizzala – sono stati avviati i primi accompagnamenti individuali. Oggi sono otto i percorsi attivi e tre quelli in partenza, mentre si apre una nuova fase di ricerca di volontari mentori. Per presentare l’iniziativa e permettere a chi è interessato di conoscerla più da vicino, giovedì primo ottobre, alle 18.45, a Faloppio, negli spazi sopra l’Inclusive Coffee, in via Europa Unita 2, si terrà una serata aperta alla cittadinanza”. Parallelamente prosegue la possibilità, per ragazze e ragazzi dai 14 ai 25 anni, di richiedere l’accompagnamento di un mentore in un momento di scelta, cambiamento o difficoltà.
Per informazioni, sia per diventare mentore sia per partecipare al progetto come mentorato, è possibile scrivere a: mentoring@servizisocialiolgiatese.co.it

Chi è il mentore?

“Il mentore è un volontario adulto, dai 25 anni in avanti, che sceglie di mettere a disposizione una porzione del proprio tempo, della propria esperienza e della propria capacità di ascolto per accompagnare un giovane verso la definizione del proprio progetto di vita, a partire dalla conoscenza di sé e dalla costruzione della propria identità. Non è uno psicologo, né un educatore professionale e non si sostituisce alla famiglia o ai servizi. E’, prima di tutto, un adulto che sceglie di esserci”.

L’azione del mentore

Mentore e giovane si incontrano – indicativamente  – una volta alla settimana e costruiscono nel tempo una relazione basata sulla fiducia e sul confronto. I bisogni possono essere molto diversi: scelte o difficoltà legate allo studio e al lavoro, relazioni con i pari, momenti di indecisione, problematiche familiari o, più in generale, la necessità di essere affiancati nella costruzione del proprio percorso personale. Il progetto si rivolge in particolare a giovani che possono trovarsi in una sorta di “zona
grigia”: ragazzi e ragazze che vivono momenti di disagio o smarrimento, ma che non necessariamente sono già seguiti dai servizi.

L’obiettivo

Qual è l’obiettivo? “Non è trovare rapidamente una soluzione ai problemi del giovane, né decidere al suo posto – precisa Pizzala – Il compito del mentore è aumentare le occasioni di relazione, esperienza e scelta, aiutandolo a immaginare possibilità differenti. Alla base del progetto c’è l’idea che l’educazione non sia compito esclusivo degli specialisti e che anche i cittadini possano contribuire alla salute e alla coesione della propria comunità. Il Mentoring non sostituisce i servizi e le istituzioni del territorio, ma li integra attraverso una risorsa preziosa: la relazione tra le persone”.

Tempo, formazione e una squadra che accompagna

Ogni percorso ha una durata di almeno 12 mesi, con la possibilità di proseguire quando necessario. Il tempo è infatti una componente essenziale del Mentoring. “Non si chiede al volontario di ottenere risultati immediati, ma di costruire
progressivamente una relazione significativa e di fiducia, rispettando caratteristiche, bisogni e tempi del giovane”, sottolinea Chiara Guggiari, psicologa dell’équipe di
progetto. Per questo anche il mentore viene accompagnato lungo tutto il percorso. La preparazione prevede una formazione teorica e pratica, nella quale i contenuti vengono affiancati da
esercitazioni, sperimentazioni e strumenti utili alla relazione con il giovane. Una volta iniziato l’accompagnamento, la formazione continua con incontri due giovedì al mese, che comprendono intervisioni, momenti di confronto e di ispirazione, condivisione
delle esperienze e possibilità di rileggere insieme situazioni, dubbi e difficoltà incontrati. Ogni mentore può inoltre confrontarsi costantemente con uno psicologo referente
dell’équipe di progetto. L’idea è che chi accompagna un giovane non debba farlo da solo, ma possa sentirsi parte di una squadra nella quale formazione, esperienza e confronto procedono insieme.

Ampliare il gruppo dei mentori

Il primo percorso formativo, iniziato nell’ottobre 2025, ha coinvolto 10 volontari, attualmente tutte donne. La nuova fase punta ad ampliare il gruppo e, in particolare, a favorire anche la partecipazione di mentori uomini. Otto percorsi attivi e tre in partenza Attualmente sono attivi otto percorsi di Mentoring: cinque nella fascia 15-19 anni e tre nella fascia 20-25 anni, ai quali se ne aggiungono altri tre in fase di avvio. Le storie sono differenti. C’è chi desidera ampliare le proprie relazioni e partecipare maggiormente alla vita sociale del territorio; chi sta affrontando l’inserimento in un nuovo contesto scolastico, linguistico e sociale dopo essere arrivato in Italia da Paesi coinvolti in situazioni di guerra; chi sente il bisogno di conoscersi meglio per definire con maggiore consapevolezza le proprie scelte e il proprio progetto futuro. Ogni accompagnamento viene quindi costruito a partire dalla persona e dalla sua storia. “Il filo comune è offrire al giovane una relazione che non lo definisca attraverso le sue difficoltà, tipizzandone l’identità, ma che contribuisca ad aprire nuovi scenari identitari e nuove possibilità per il futuro”, mette in chiaro Pizzala.

Parola ai mentori

Le motivazioni che hanno portato le volontarie a scegliere il Mentoring sono diverse. Per Aurora, tutto nasce semplicemente dalla “voglia di aiutare i ragazzi”. Mariangela sottolinea il valore della formazione e del confronto con persone diverse, ma racconta anche una preoccupazione che può appartenere a chi si avvicina per la prima volta a questa esperienza: il timore di non essere all’altezza. Un timore che viene ridimensionato dal poter contare sulla presenza della squadra e della responsabile.
Per Elena, invece, il Mentoring è stato molto più di un’esperienza formativa: un percorso di crescita personale che le ha permesso di mettersi in discussione, osservare le situazioni da punti di vista differenti ed evolvere nel proprio modo di stare nelle relazioni. Anche l’esperienza con la propria mentorata è stata stimolante e ciò che ha appreso ha avuto una ricaduta sulla sua vita personale, aiutandola ad approcciarsi in modo diverso anche alla figlia e migliorando nettamente la loro relazione. Il Mentoring mostra così una dimensione di reciprocità: il volontario offre tempo e presenza, ma l’incontro può diventare un’occasione di scoperta e cambiamento anche per
l’adulto. È ciò che emerge anche dalle parole di Nicoletta: “Sono stata attratta dall’iniziativa per la voglia di poter fare la differenza per qualcuno. Un gesto piccolo può avere impatti enormi e mi domando sempre: se posso, perché no?”. A convincerla è stata anche l’idea di creare una rete di sostegno, unione e supporto
nella comunità, andando oltre l’essere semplicemente persone che condividono lo stesso territorio: “Non si deve essere per forza supereroi per fare la differenza e io vorrei poter dare il mio piccolo, ma spero importante, sostegno”.