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Termovalorizzatore, da Legambiente ai Fridays fino al WWF: ecco le ragioni del "no" alla terza linea

C'è chi non vuole un inceneritore per il trattamento dei fanghi di depurazione in città.

Termovalorizzatore, da Legambiente ai Fridays fino al WWF: ecco le ragioni del "no" alla terza linea
Attualità Como città, 20 Novembre 2021 ore 17:11

C'è chi dice "no" alla costruzione della terza linea del Termovalorizzatore di Como, annunciata nelle scorse settimana dal gruppo Acsm Agam con un investimento da 57 milione di euro. A redigere un ampio documento per punti sono state, congiuntamente, cinque realtà comasche: Circolo Legambiente “Angelo Vassallo” Como, Circolo Ambiente “Ilaria Alpi”, Fridays for Future Como, WWF Insubria e ARCI Como.

Termovalorizzatore: ecco le ragioni del "no" alla terza linea

Ecco di seguito il documento integrale divulgato dalle associazioni.

"A Como Acsm Agam propone di realizzare presso l’impianto de ‘La Guzza’ una nuova linea, in aggiunta alle due già esistenti che bruciano Rifiuti Solidi Urbani, per trattare i fanghi provenienti da impianti di depurazione delle acque civili ed industriali. Il progetto deriva dalla recente difficoltà ad utilizzare direttamente in agricoltura questi fanghi destinandoli così ad essere bruciati senza tentare di migliorarne la qualità per una valorizzazione e recupero. Con la combustione centralizzata presso un inceneritore dedicato si rinuncia infatti definitivamente sia ad un pretrattamento per tornare ad un maggiore utilizzo in agricoltura sia ad un possibile trattamento completo per recuperare energia e sostanze utili presso gli impianti di depurazione.

NON ACCETTIAMO UNA TERZA LINEA DELL'INCENERITORE!
1. In una regione con una eccedenza di impianti di incenerimento di rifiuti, più che sufficienti rispetto al fabbisogno, una politica compatibile con l’ambiente non può permettere che se ne aggiungano di nuovi ma si deve programmare la chiusura degli impianti più vecchi.

2. Nel caso di Como nel 2020 avrebbe dovuto cessare l’attività della linea 2, invece con un grosso investimento economico, è stata ammodernata e potenziata.

3. Non viene motivato perché la scelta della nuova linea sia caduta su Como dove verrebbero trattati per oltre l’80% i fanghi provenienti anche dalle province di Sondrio, Lecco, Varese e Monza Brianza.

4. Pur nel rispetto dei limiti di legge ci sarà un incremento di emissioni inquinanti compreso quello da traffico di mezzi pesanti.

5. Da oltre 50 anni la zona sud di Como ed i comuni limitrofi subiscono le emissioni inquinanti dell’inceneritore e del traffico conseguente, quindi andrebbe attentamente valutato “l’effetto accumulo” per la salute umana e per l’ecosistema in generale.

6. Esistono alternative tecniche già oggi disponibili per migliorare la qualità dei fanghi e quindi per un ritorno ad un maggiore utilizzo in agricoltura. Presso gli impianti di depurazione possono anche essere attuate modalità di trattamento per ridurre la quantità da trasferire negli inceneritori già esistenti e per produrre energia.

7. La monocombustione dei fanghi con un inceneritore dedicato, per quanto realizzata con le tecniche più moderne e ricavando anche calore ed energia elettrica, non può essere considerata una modalità di economia circolare.

8. L’obiettivo dichiarato da Acsm Agam di dimezzare l’emissione di CO2 riguarda le due linee RSU e non la nuova linea fanghi. Si tratta comunque per il momento solo di mettere a punto un impianto pilota per una tecnica sperimentale su cui esistono dubbi a livello scientifico.

9. Anche il previsto recupero di fosforo non sarà da subito attuabile ma occorrerà stoccare le ceneri in attesa che da queste possa essere effettivamente estratto.

Lascia inoltre stupefatti che nulla sia trapelato prima da parte della Amministrazione di Como, la quale avrebbe dovuto essere stata avvisata dai propri rappresentanti nominati presso Acsm Agam, impedendo di avviare un vero dibattito pubblico nella fase preliminare del progetto.

Ci aspettiamo che in una regione inquinata come la nostra (in Italia stimati dal recente rapporto AEA, 50000 morti nel 2019 per smog, come un’epidemia da covid ogni anno) che la raccolta differenziata e la riduzione della produzione di rifiuti porti ad uno smantellamento progressivo degli impianti di incenerimento e non ad un loro ampliamento, o almeno un loro bilancio netto positivo dal punto di vista ambientale. In questo caso lo scompenso ambientale per le ragioni esposte sopra è evidente (aumento emissioni, aumento traffico).

Nei prossimi giorni le associazioni firmatarie faranno pervenire ad Acsm Agam (in risposta all’invito ricevuto), ai Comuni coinvolti e All’amministrazione Provinciale, il documento completo che approfondisce le ragioni per il NO al progetto della nuova linea di incenerimento fanghi".

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