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Tre mesi di Terapia intensiva per il Covid, il papà del campione di footgolf si risveglia

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Tre mesi di Terapia intensiva per il Covid, il papà del campione di footgolf si risveglia
Attualità Canturino, 24 Dicembre 2021 ore 15:00

La vita che resta sospesa in tre mesi e mezzo di buio. Un tempo interminabile per chi, da fuori, si stava aggrappando a quelle speranze che per un momento sembrava si stessero sgretolando, una ad una, giorno dopo giorno. Alla fine ce l’ha fatta Luigi Giudici, 70 anni, papà del campione marianese di footgolf, Andrea Giudici. Un uomo attivo, senza particolari problemi di salute. Il 28 marzo, qualche giorno prima del manifestarsi dei suoi sintomi, aveva fatto la prima dose di vaccino ed era in attesa di ricevere la seconda, così da completare il ciclo vaccinale. Ora può letteralmente considerarsi uno dei sopravvissuti al Covid, uno dei fortunati ad uscire vivo dalla Terapia intensiva.

Tre mesi di Terapia intensiva per il Covid, il papà del campione di footgolf si risveglia

«Tutto è incominciato nel giorno di Pasquetta che abbiamo passato insieme. Stava bene ma non aveva fame. Il giorno successivo ha iniziato ad avere una forte tosse con catarro - racconta il figlio - . Il medico di famiglia non ha voluto visitarlo ma ha diagnosticato una bronchite, non prescrivendo il tampone». La situazione è precipitata in pochissimo tempo: sabato 10 aprile la saturazione è scesa ad 87, con la conseguenza di un immediato ricovero in ospedale a Desio. La domenica è stato necessario l’utilizzo dell’ossigeno, lunedì è arrivato il casco, poi da mercoledì 15 aprile il viaggio più difficile e spaventoso, intubato in Terapia intensiva. Da qui partono il buio e l’angoscia della famiglia, costantemente in attesa di aggiornamenti dai vari ospedali da cui è passato. Dopo Desio infatti l’uomo è stato trasferito all’ospedale in Fiera a Milano, poi a Tradate e a Varese. «Quando sono andato a trovarlo a Milano, in quel reparto, dove tutti erano intubati, mi girava la testa», ha ammesso il figlio, passando in rassegna immagini che difficilmente riuscirà a togliersi dalla testa.

Il periodo più complesso è arrivato a maggio, lì il peggio sembrava ormai essere alle porte. «Papà sembrava spacciato. I medici hanno tentato un terapia a base di cortisone, con lo scopo di far riprendere elasticità ai polmoni. Utilizzando il cortisone se avesse avuto un’altra infezione sarebbe stata fatale. Abbiamo deciso di tentare. Hanno poi eseguito una tracheotomia e piano, piano si sono visti i primi lenti miglioramenti. In quei momenti puoi sperare che non sia il suo destino oppure, se credi, pregare. Io dico che non era arrivato il suo momento».

Giudici a luglio, dopo tre mesi e mezzo, è uscito da quel tunnel che sembrava averlo inghiottito. Gli organi interni non hanno subito strascichi, serviranno però tanta pazienza e una lunga riabilitazione, il cui percorso è iniziato vicino a Stresa, alla clinica «Le Terrazze». «In questi mesi ha perso la muscolatura, oltre a 25 chili di peso. Non riesce a stare seduto e sta facendo logopedia dopo un periodo così lungo senza riuscire a parlare».

L’appello della famiglia, dopo un’esperienza così traumatica, è quello di non sottovalutare il pericolo del contagio e completare l’iter di vaccinazione, così da evitare le complicanze del virus. «Serve vaccinarsi per salvaguardare chi ci sta vicino, lo dico anche ai giovani che magari si sentono più forti. Tutti abbiamo nonni, zii o genitori che sono più avanti con l’età. Fatelo per loro. Quando non vedi più un tuo caro che sta male, è davvero brutto. Se sta per morire non puoi correre per stargli vicino un’ultima volta. Non lo saluti più. Io sono stato fortunato ad averlo rivisto. Prima di contagiarsi mi seguiva sempre durante le mie gare di footgolf, mi faceva da caddie, portandomi gli attrezzi e dandomi i suoi consigli. Era dura quando mi giravo e non lo trovavo più. Speriamo possa tornare presto a stare con me sul campo». La ripresa sarà complessa, ma la voglia di tornare alla normalità è tanta. «Mi dice sempre che aveva voglia di veder crescere i suoi nipoti, forse questa è stata una spinta a tenersi aggrappato alla vita».

Arianna Sironi

(Giornale di Cantù, sabato 28 agosto 2021)

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