«La situazione in Ucraina è sempre più complessa, ma noi vogliamo continuare a dare una mano, consegnando cibo e beni di prima necessità a persone che purtroppo non hanno quasi più niente»: la famiglia Gini di Luisago, composta da mamma Marisa, papà Francesco e i figli Chiara e Andrea, non smette di sostenere la popolazione ucraina attraverso il progetto «Abbraccio Forte».
Il primo viaggio
Racconta Marisa:
«La nostra avventura è iniziata nel 2022, proprio poco dopo l’inizio della guerra, guardando scene drammatiche in televisione Noi crediamo che le piccole azioni quotidiane possano essere preziose anche nelle grandi tragedie. Quindi abbiamo deciso di impegnarci per raccogliere soprattutto alimenti non deperibili da portare in Ucraina con il nostro camper. Ormai siamo arrivati alla 21^ missione, che abbiamo fatto proprio circa un mese fa. In queste occasioni riusciamo a coinvolgere tante persone che donano con piacere del cibo per aiutare chi sta vivendo, purtroppo, periodi estremamente difficili. Ultimamente ci contattano addirittura da fuori regione per partecipare all’iniziativa. La solidarietà non ha confini».
Il progetto
Sottolinea Francesco:
«Donare è un gesto semplice, ma concreto e ricco di significato. Noi abbiamo deciso di chiamare questo progetto “Abbraccio Forte” proprio perché riteniamo importante far sentire la nostra vicinanza, che si può esprimere anche attraverso un gesto semplice, ma profondo, come un abbraccio. Quando ci rechiamo in Ucraina tocchiamo veramente con mano tanti problemi. Appena arriviamo vediamo il volto e lo stato d’animo di parecchi ucraini che soffrono, ma, nel momento in cui consegniamo il cibo, tante persone ci ringraziano. Ci fa piacere donare anche un po’ di gioia».
La principale soddisfazione di questi 21 viaggi in Ucraina è ben impressa nella mente della famiglia Gini:
«Quando si instaura un legame umano con le persone a cui doniamo il cibo sicuramente vien fuori un momento speciale, difficile da dimenticare. Magari vedi sconosciuti che imparano il tuo nome e per un momento si sentono parte di una grande famiglia allargata. Pure tanti bimbi tornano a sorridere quando portiamo per esempio il cioccolato o qualche gioco. Anche per noi è una gioia immensa».
Coinvolta l’intera famiglia
La particolarità di quest’iniziativa è anche il coinvolgimento dell’intera famiglia Gini:
«Io e mia moglie andiamo di persona nelle missioni – racconta Francesco – Ma è molto prezioso anche il contributo dei nostri figli Chiara e Andrea, che attualmente hanno rispettivamente 30 e 25 anni e hanno scelto di mettersi in gioco nel campo della solidarietà. Loro non partecipano alle missioni in Ucraina, dato che sono pericolose. Ci danno una mano soprattutto nel raccogliere il materiale da consegnare, dando un supporto concreto da casa. Ma negli anni, per esempio, si sono recati in Polonia, in zone più lontane dal conflitto, per missioni di supporto ai profughi».
La figlia Chiara racconta così il suo impegno nel progetto «Abbraccio Forte»:
«Per me, dare un contributo significa aiutare i miei genitori in una causa in cui credono profondamente. Si pensa che siano sempre i genitori a supportare i figli, ma qui credo che accada anche l’inverso. Tra l’altro, non è facile restare a casa per noi, sapendo anche che mamma e papà sono in viaggio in territori lontani e rischiosi. Penso veramente che loro stiano facendo qualcosa di grande per persone di cui io non conosco nemmeno il nome, e che forse non conoscerò mai, ma magari quelle persone vivranno perché “Abbraccio Forte” le ha raggiunte».
Il figlio Andrea, invece, aggiunge:
«I nostri genitori, fin da piccoli, ci hanno trasmesso questa mentalità di aiutare il prossimo. Anche io, come mio padre, per esempio sono diventato soccorritore del 118. Quando vediamo i nostri genitori che raccontano cosa vedono in Ucraina, veramente percepiamo dentro di noi l’urgenza di dare una mano. Negli occhi di mio padre e di mia madre intravedo il dramma che loro toccano con mano nei loro viaggi».
Le prossime missioni
In questo momento in Ucraina servono sempre più aiuti. La famiglia Gini già pensa alle prossime missioni:
«Noi, purtroppo, vediamo proprio un peggioramento – afferma Marisa – All’inizio riuscivamo a muoverci con un po’ più di tranquillità sul territorio ucraino, nonostante i bombardamenti; ora veramente, soprattutto a causa dei droni che sono ovunque, bisogna stare molto attenti. I rischi sono evidenti, ma noi vogliamo assolutamente continuare a dare un supporto concreto alla popolazione ucraina, cerchiamo sempre di capire, razionalmente, fin dove possiamo arrivare».
Il prossimo passo è chiaro:
«Ora puntiamo a fare una nuova missione nel periodo invernale, dato che per gli ucraini saranno mesi molto complessi, dove la mancanza di cibo peserà ancora di più».