Una ricerca dà voce ai lavoratori frontalieri, indagine promossa da Cisl dei Laghi (Como e Varese), Cisl Sondrio, Cisl Piemonte Orientale e dal sindacato ticinese Ocst, con il coordinamento scientifico di BiblioLavoro, il centro studi della Cisl Lombardia.
Frontalieri al centro dell’attenzione
Sono decine di migliaia le persone che ogni mattina attraversano il confine per andare a lavorare in Svizzera e ogni sera lo riattraversano per tornare a casa. Solo dalla provincia di Como partono quasi 32.000 frontalieri, il 41% di quelli italiani occupati in Ticino; da Varese altri 31.000. A loro è dedicata la ricerca “Lavorare oltre confine: condizioni, bisogni e prospettive dei lavoratori frontalieri”, che sarà presentata sabato 24 ottobre alle 9.30 al Centro Congressi Ville Ponti di Varese.
I dati
Nel maggio 2026 hanno risposto al questionario on-line 1.542 lavoratrici e lavoratori. L’obiettivo, come spiega il sindacato, è andare
oltre le statistiche ufficiali e chiedere direttamente ai frontalieri come stia cambiando il loro lavoro, per trasformare l’ascolto in proposte concrete.
Il salario non basta più
La retribuzione resta uno dei principali motivi per scegliere la Svizzera: il 73% degli intervistati si dice soddisfatto dello stipendio. Il quadro però è più complesso. Quasi la metà (48,4%) ritiene che negli ultimi anni il proprio potere d’acquisto sia diminuito. Il 55,6% pensa di guadagnare meno di un residente svizzero con le stesse mansioni. La quota sale al 63,4% tra chi non è coperto da un contratto collettivo. Il 42,7% riferisce di aver vissuto almeno una volta un trattamento percepito come discriminatorio in quanto frontaliere. Il giudizio sul welfare aziendale è decisamente critico: il 58,9% non ne è soddisfatto. Per la maggioranza degli intervistati mancano contributi per il trasporto, buoni pasto o premi di produzione.
Il peso del tempo
Uno dei costi meno visibili del frontalierato è il tempo. Quasi un lavoratore su tre (31,7%) passa più di un’ora e mezza al giorno negli spostamenti casa-lavoro, e il 73,2% degli intervistati usa principalmente l’auto privata. Soltanto il 37,4% lavora in aziende che consentono il telelavoro ai frontalieri, ma chi lo utilizza lo promuove quasi all’unanimità (95,2%). Tra chi lavora da remoto, il 69,5% è soddisfatto
dell’equilibrio tra vita e lavoro, contro il 51,8% di chi lavora solo in presenza.
Tassa sulla salute e previdenza
Netto il giudizio sulla cosiddetta tassa sulla salute: l’87,8% la considera penalizzante. Emerge poi un forte bisogno di informazione sul secondo pilastro. Il 69,2% dichiara di conoscere poco o per niente il funzionamento della propria cassa pensione. Infine, il 76,9% non prenderebbe in considerazione un trasferimento in Svizzera. Il frontalierato appare quindi come una scelta stabile di vita, non come una tappa verso l’emigrazione.
Le proposte
La ricerca non si ferma all’analisi. La seconda parte raccoglie le proposte sindacali: estensione della contrattazione collettiva in Svizzera; tutela dei salari dall’inflazione; attuazione dello Statuto dei lavoratori frontalieri e della Naspi già prevista dalla legge 83/2023; innalzamento della soglia fiscale del telelavoro; rafforzamento della rete di servizi tra Ocst e Cisl, compresi Inas e Caf. Dal 24 ottobre il volume della ricerca sarà disponibile in prestito in formato cartaceo presso BiblioLavoro e gratuitamente in formato digitale sul sito web di BiblioLavoro.