Allarme smog, ecco le “superpiante” che catturano Co2 e inquinanti gassosi

Nella top-ten stilata da Coldiretti Como Lecco anche tigli, ontani, aceri e betulle: “La loro presenza in parchi e giardini è utile a mitigare gli effetti dello smog. Necessari interventi strutturali”

Allarme smog, ecco le “superpiante”  che catturano Co2 e inquinanti gassosi
16 Gennaio 2020 ore 14:37

Allarme smog, ecco le “superpiante” che catturano Co2 e inquinanti gassosi. Interventi strutturali, ma anche più alberi per contrastare la cappa di smog che ormai da tempo soffoca il territorio: a pesare sui livelli di inquinamento di questi giorni è l’alta pressione che staziona sull’area lariana e prealpina in un inverno senza pioggia con l’ultimo mese di dicembre che è risultato il secondo più caldo dal 1800. Lo afferma Coldiretti Como Lecco sulla base dei dati Isac Cnr, in relazione al nuovo allarme inquinamento nelle principali città italiane dove sono scattate le misure di limitazione del traffico. A favorire lo smog nelle città – sottolinea la Coldiretti interprovinciale – è proprio l’effetto combinato dei cambiamenti climatici, del traffico e della ridotta disponibilità di spazi verdi che concorrono a combattere le polveri sottili e gli inquinanti gassosi. “Non si può quindi continuare a rincorrere le emergenze, ma bisogna intervenire in modo strutturale favorendo nelle città la diffusione del verde pubblico e privato considerato che – sottolinea il presidente dell’organizzazione agricola Fortunato Trezzi – una pianta adulta è capace di catturare dall’aria dai 100 ai 250 grammi di polveri sottili e un ettaro di piante elimina circa 20 chili di polveri e smog in un anno”.

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Allarme smog, ecco le “superpiante” che catturano Co2 e inquinanti gassosi

Un aiuto dal verde, quindi, favorendo anche la piantumazione di nuovi fusti nei centri urbani. Ma quali sono le piante più efficaci? Coldiretti ha stilato una top-ten delle varietà dalle proprietà “antismog” maggiormente efficaci. Si va all’Acero riccio alla Betulla verrucosa, dal Ginkgo Biloba al Bagolaro, dal Frassino comune all’Ontano nero, dal Tiglio selvatico all’Olmo anche nel proprio giardino è possibile ripulire l’aria da migliaia di chili di anidride carbonica e sostanze inquinanti come le polveri PM10 che ogni anno in Italia causano circa 80.000 morti premature secondo l’Agenzia europea dell’Ambiente. Una vera e propria emergenza – ricorda Coldiretti – che ha portato diverse regioni d’Italia, Lombardia in primis, ad adottare stringenti limitazioni al traffico di auto e camion per ridurre polveri e gas nell’ambiente.

La classifica delle piante antismog

Al primo posto tra le piante mangia smog – spiega la Coldiretti – c’è l’Acero Riccio che raggiunge un’altezza di 20 metri, con un tronco slanciato e diritto e foglie di grandi dimensioni, fra i 10 e i 15 cm con al termine una punta spesso ricurva da cui deriva l’appellativo di “riccio”: ogni esemplare è in grado di assorbire fino a 3800 chili di CO2 in vent’anni e ha un’ottima capacità complessiva di mitigazione dell’inquinamento e di abbattimento delle isole di calore negli ambienti urbani. A pari merito, con 3100 chili di CO2  aspirate dall’aria, ci sono poi la Betulla verrucosa, in grado di crescere sui terreni più difficili e considerata albero sacro presso i Celti e le tribù germaniche, e il Cerro che può arrivare fino a 35 metri di altezza.

Il Ginkgo Biloba che è un albero antichissimo le cui origini risalgono a 250 milioni di anni fa, oltre ad assorbire 2800 chili di CO2 vanta anche – sottolinea la Coldiretti – un’alta capacità di barriera contro gas, polveri e afa e ha una forte adattabilità a tutti i terreni compresi quelli urbani. Fra gli alberi anti smog troviamo il Tiglio, il Bagolaro che è fra i più longevi con radici profonde e salde come quelle dell’Olmo campestre. Il Frassino comune – spiega Coldiretti Como Lecco– è un altro gigante verde che può arrivare a 40 metri mentre l’Ontano nero è il piccolino del gruppo con un’altezza media di 10 metri ma che nonostante le dimensioni ridotte riesce a bloccare fino a 2600 chili di CO2 e a garantire un forte assorbimento di inquinanti gassosi.

Clima pazzo

Il mese di dicembre ha fatto registrare in Italia una temperatura superiore addirittura di 1,9 gradi rispetto alla media del periodo di riferimento 1981-2010 con effetti rilevanti sull’ambiente dove sono stati sconvolti i normali cicli stagionali con le viole sbocciate nei prati al nord, dove pure i noccioli sono già in fiore: l’eccezionalità degli eventi atmosferici è ormai diventata la norma anche in Italia tanto che siamo di fronte ad una evidente tendenza alla tropicalizzazione che si manifesta con una più elevata frequenza di eventi estremi con sfasamenti stagionali e territoriali, precipitazioni brevi ed intense ed il rapido passaggio dal maltempo alla siccità.

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