L'appello

Bloccati a Doha, il grido di una coppia appianese: “Riportateci a casa”

"Siamo abbandonati, dalla Farnesina ci è stato proposto solo un trasferimento di otto ore in pullman fino a Riyad... a nostro rischio e pericolo".

Bloccati a Doha, il grido di una coppia appianese: “Riportateci a casa”

“Riportateci a casa”. E’ un appello. Un grido di aiuto, quello lanciato da una coppia di Appiano Gentile bloccata a Doha, in Qatar, a causa della chiusura dello spazio aereo dopo l’inizio della guerra tra Israele e Stati Uniti contro l’Iran.

Bloccati a Doha: “Siamo abbandonati”

Doveva essere una vacanza da sogno alle Maldive e si è trasformata in un incubo. Matteo Iada, 35 anni, vigile del fuoco volontario, e sua moglie Federica Luraschi, 33 anni, da sabato 28 febbraio si trovano bloccati in Medio Oriente, per l’esattezza a Doha, capitale del Qatar, dopo la chiusura dello spazio aereo. Durante la loro permanenza forzata hanno sentito passare sopra le loro teste i missili iraniani e i colpi della contraerea. Dopo aver trascorso gran parte della giornata di sabato in aeroporto, la sospensione di tutti i voli e il trasferimento in un hotel. Da allora non si sono più mossi.

Un incubo iniziato sabato 28 febbraio

Il check-in a Malé, alle Maldive, esattamente 10 minuti prima che Israele e gli Usa attaccassero l’Iran. “Il nostro volo è partito lo stesso, dovevamo fare scalo a Doha e ci siamo arrivati – raccontano – Poi, però, non è stato più possibile ripartire”. “Prigionieri” di un hotel da tre giorni. “Possiamo uscire a prendere un po’ d’aria nello spazio esterno ma non oltre, altrimenti non  è più garantita la nostra sicurezza”. Una situazione caotica, con le informazioni cercato costantemente su Internet.

“Nessun supporto”

“Siamo senza i nostri bagagli, a parte quelli a mano che avevamo già con noi. Mia moglie, tra le altre cose, è anche disabile sensoriale e aveva in valigia le batterie per gli ausili acustici. Siamo senza medicine e cambi di vestiti”. In tutto questo, le indicazioni dello Stato italiano, tramite la Farnesina, latitano. “Ci sta aiutando l’Associazione Nazionale Vigili del Fuoco Volontari tramite la quale abbiamo fatto un appello ma per ora siamo ancora qui. Vogliamo solo tornare a casa”. Del caso, se ne sta occupando anche l’onorevole Nicola Molteni.

“L’unica soluzione: un viaggio di otto ore nel deserto”

La doccia fredda è arrivato poco fa, tramite un messaggio della Farnesina indirizzato proprio agli italiani che si trovano a Doha.

“Questo messaggio, ricevuto anche via SMS, proviene dalla centrale operativa dell’Unità di Crisi della Farnesina a Roma, con finalità di informazione e coordinamento – si legge nel messaggio – Si informa che una compagnia privata si è resa disponibile a organizzare trasferimenti via terra da Doha a Riyad (durata circa 8 ore), al fine di consentire l’arrivo presso l’Aeroporto Internazionale di Riyad e permettere a ciascun connazionale di acquistare autonomamente un biglietto aereo per il rientro in Italia. Si ricorda che lo spazio aereo in Arabia Saudita è attualmente aperto. Si sottolinea che si tratta di un’iniziativa privata. Si evidenzia quanto segue:

Uno stralcio del messaggio arrivato a Matteo Iada e Federica Luraschi

• Il biglietto di trasporto via bus NON è sufficiente per l’ingresso in Arabia Saudita. È obbligatorio munirsi preventivamente di visto d’ingresso, da richiedere online tramite il link ufficiale già comunicato. In assenza di visto valido, non sarà possibile partire.

• Il numero di posti è limitato. I bus saranno organizzati progressivamente, man mano che verrà raggiunto un numero sufficiente di adesioni per garantirne il riempimento

• Oltre alla giornata del 4 marzo, ulteriori bus potranno essere organizzati nei giorni successivi, sulla base delle richieste pervenute.

• All’arrivo al punto di partenza saranno forniti generi di prima necessità per il viaggio.

• L’acquisto dei voli da Riyad all’Italia, così come l’eventuale sistemazione alberghiera, restano di responsabilità dei singoli interessati. Non viene fornita assistenza per prenotazioni aeree o hotel. Il Governo sta valutando ulteriori misure di supporto. Il quadro regionale rimane incerto ma costantemente monitorato.

Si invita a valutare attentamente le condizioni sopra indicate prima di manifestare il proprio interesse”.

Una comunicazione che ha fatto storcere il naso e non poco, gettando la coppia ancora più nel dubbio. Lasciare l’hotel, rischiando in prima persona, per raggiungere la capitale dell’Arabia Saudita o rimanere fermi a Doha?  “Allo stesso tempo Qatar Airways ci dice che fuori dall’hotel siamo pesci fuori dall’acqua senza nessuna tutela di sicurezza e immigrazione, mentre stando qui siamo protetti e tutelati da loro, e una volta disponibile il volo saranno loro i primi a metterci sull’aereo”, prosegue la coppia. Iada e Luraschi, alla fine, hanno scelto di rimanere in albergo.

“Vogliamo avere certezze”

“Nessuno vuole muoversi da qua senza nessuna garanzia di tornare a casa vivi, sopratutto con un piano come questo, siamo più tutelati qui dentro che fuori, a queste condizioni. Federica deve subire un intervento chirurgico programmato da tempo la prossima settimana…ci auguriamo vivamente che il nostro paese ci aiuti a ritornare il prima possibile”