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Como-Lecco: prodotti alimentari aumentano dell’1,3% ma l’agricoltura resta all’asciutto

Carrello della spesa più caro, ma nei campi è allarme deflazione. Trezzi: “Serve un patto etico di filiera, troppe storture azzoppano le imprese in un momento di grave difficoltà per tutti i comparti”.

Como-Lecco: prodotti alimentari aumentano  dell’1,3% ma l’agricoltura resta all’asciutto
Cronaca Como città, 10 Gennaio 2021 ore 11:58

In controtendenza alla deflazione generale, salgono i prezzi dei prodotti alimentari nel carrello della spesa dei consumatori lariani: l’incremento segue il trend nazionale ed è di circa +1,3 nell’ultimo anno, il maggiore incremento fra tutti i settori economici.

I dati di Coldiretti Como-Lecco

Il dato emerge dall’analisi sull’andamento dell’inflazione nel 2020 con gli effetti dell’impatto della pandemia da Covid: gli aumenti nel carrello – rimarca Coldiretti Como Lecco – non si trasferiscono nei campi e nelle stalle dove il trend è al ribasso, con il taglio ai compensi pagati agli agricoltori e agli allevatori per molti prodotti, dalla carne al latte. Siamo di fronte al paradosso che mentre i prezzi della spesa al dettaglio aumentano, quelli pagati agli agricoltori e agli allevatori crollano.

“Occorre tenere alta la guardia anche nelle nostre province – sottolinea il presidente della Coldiretti lariana Fortunato Trezzi – in considerazione di molte segnalazioni registrate in Italia a cominciare dagli agrumi in Puglia con il crac per le clementine in provincia di Taranto che restano invendute sugli alberi, a causa dei consumi in caduta libera del 60% e prezzi stracciati a 15 centesimi al chilogrammo, mentre per il latte l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato che ha avviato quattordici istruttorie nei confronti di altrettanti caseifici acquirenti di latte crudo vaccino ed ovi-caprino, con sede in Lombardia, Emilia-Romagna, Sardegna e Puglia, per presunte pratiche sleali poste in essere a danno degli allevatori”.

In un momento difficile per l’economia e l’occupazione occorre intervenire con decisione per impedire le pratiche sleali che sottopagano gli agricoltori e gli allevatori. Occorre evitare – sottolinea la Coldiretti– che i comportamenti scorretti di pochi compromettono il lavoro della maggioranza degli operatori della filiera ai quali va il plauso della Coldiretti per lavorare nell’interesse della filiera e del paese in un momento di grandi difficoltà per l’intero sistema.

Il problema delle pratiche sleali riguarda l’intero settore agroalimentare ed è necessario un serio intervento normativo del Parlamento ad integrazione della Direttiva UE 2019/633. Il massiccio ricorso attuale alle offerte promozionali non può essere scaricato sulle imprese agricole che rappresentano l’ultimo anello della catena e sono già costrette a subire l’aumento di costi dovuti alle difficili condizioni di mercato.

“Di fronte ad una emergenza senza precedenti – conclude Trezzi – serve responsabilità con un “patto etico di filiera” per garantire una adeguata remunerazione dei prodotti agricoli e privilegiare nella distribuzione il Made in Italy a tutela dell’economia, dell’occupazione e del territorio come sostenuto dalla campagna Coldiretti #mangiaitaliano. Ai consumatori lariani chiediamo di preferire i prodotti italiani e a filiera corta in tutte le loro scelte di spesa: ognuno può dare un contributo importante, con una semplice attenzione di scelta, nel salvare la produzione agricola italiana e del territorio: ciò è una necessità per continuare a garantire l’approvvigionamento alimentare durante la pandemia, assicurato fino ad oggi da una dorsale produttiva che, in Italia, conta 740mila aziende agricole e stalle, 70mila imprese di lavorazione alimentare e una capillare rete di distribuzione con 230mila punti vendita tra negozi, supermercati, discount e mercati contadini di Campagna Amica”.

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