l'analisi dei dati

Coronavirus, più colpita la fascia 25-49 anni. Banfi: “Stressate le degenze per acuti”

Molti più tamponi e la percentuale di contagiosità rispetto alla primavera cala.

Coronavirus, più colpita la fascia 25-49 anni. Banfi: “Stressate le degenze per acuti”
Canturino, 30 Ottobre 2020 ore 15:25

Ats Insubria fa il punto sull’andamento del contagio nelle sue due province di competenza, Como e Varese.

Coronavirus, più colpita la fascia 25-49 anni

Ad analizzare alcuni dati dell’ultima settimana è il direttore sociosanitario di Ats Insubria Ettore Presutto: “Attualmente in Regione Lombardia si registra il 19% di positività su 240mila tamponi effettuati nell’ultima settimana e a fronte di 46mila tamponi positivi registrati tra di essi. Facendo riferimento allo stesso periodo, la percentuale di positività è leggermente più alta nel territorio di Ats Insubria che registra il 22% su 35mila e 500 tamponi effettuati di cui 8mila positivi”.

Prosegue quindi scorporando il dato delle due province afferenti Ats Insubria: “La provincia di Como ha registrato negli ultimi sette giorni il 19% di positività a fronte dei tamponi effettuati mentre il territorio di Varese il 24%”.

Il direttore sociosanitario dell’Insubria fa poi un’analisi paragonando il mese di ottobre con quello di aprile. “In Regione in aprile vennero effettuati 283mila tamponi mentre a ottobre 700mila – spiega Presutto – A ottobre i tamponi sul territorio dell’Insubria sono stati 95mila mentre ad aprile furono 30mila. A fronte di essi ad ottobre sono stati registrati 12mila positivi mentre ad aprile 6mila. Il tasso di contagiosità sul nostro territorio quindi è minore: oggi è del 12% contro 19% di aprile”.

Inoltre la maggior parte dei casi del 29/10/20 colpisce la fascia d’età di 25-49 anni, sia in Lombardia (37%) che nelle province di Varese (32%) e Como (39%).

Dall’inizio dell’epidemia, si sono registrati in ATS Insubria 16.774 casi, di cui 6.917 (41,2%) sono attualmente positivi e 8.543 (51,2%) risultano guariti. Gli attualmente positivi, che sono il serbatoio da cui si sviluppano i focolai epidemici, sono in crescita.

Dall’analisi dei dati, ecco quindi le conclusioni della direzione di Ats Insubria: “Nella popolazione dell’ATS si identifica una quota di
positivi al test molecolare più alta che in Lombardia, con un impatto notevole dell’epidemia. Rispetto alla primavera scorsa tale percentuale è più bassa ma i casi giornalieri identificati sono molto di più. Nella popolazione in età scolare la percentuale di positivi non appare superiore a quella della popolazione generale, verosimilmente per la presenza di un maggior numero di asintomatici. La popolazione anziana, quella più sensibile alle sequele peggiori della malattia, attualmente è meno colpita come numeri assoluti rispetto a quella giovane adulta”.

Il punto sugli ospedali

A fare il punto della situazione per quel che riguarda Asst Lariana (Sant’Anna, ospedale di Cantù e di Menaggio) è il direttore generale Fabio Banfi.

“In questo momento (venerdì 30 ottobre, Ndr) stiamo gestendo 213 pazienti Covid – spiega – Al Sant’Anna ci sono 185 posti letto destinati di cui 70 in assistenza ventilatoria non invasiva. Inoltre abbiamo 15 pazienti in Terapia Intensiva. Complessivamente siamo al 40% dei posti letto in assetto di accreditamento dedicati al Covid”. Quindi prosegue parlando degli altri presidi. “All’ospedale di Cantù, che durante la prima ondata avevamo voluto mantenere Covid-free, è stato aperto un reparto dedicato con 20 posti letto che è quasi saturo – spiega Banfi – ed è quindi in corso una discussione per dedicare tutta la Rianimazione di Cantù (6 letti incrementabili) ad area Covid”.
A Cantù infatti sono 12 gli attuali ricoverati.

“Quello che possiamo rilevare in questa seconda fase della pandemia è l’invarianza della pressione critica sul Pronto soccorso – spiega il direttore generale – Stamattina (venerdì 30 ottobre, Ndr) in Pronto Soccorso c’erano 48 pazienti di cui 28 al Sant’Anna. Il nostro ospedale è anche Hub per i traumi maggiori e oltre ai pazienti Covid ci sono quelli che si rivolgono a noi per altre patologie. Come nella prima fase la situazione è complessa. Sono aumentati i pazienti che necessitano di assistenza ventilatoria ma c’è meno impatto sulle terapie intensive. Al momento sono le degenze per acuti ad essere stressate”.

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