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Coronavirus, stop allo sport in Lombardia. La frustrazione delle associazioni: “Una generazione di giovani sportivi abbandonata a se stessa”

La delegata Coni Arrighi: "Mesi spesi ad adeguarsi alle norme, soldi spesi per applicare protocolli, attenzione maniacale da parte di tutti per permettere di praticare sport. Il tutto spazzato via con un colpo di spugna in un attimo".

Coronavirus, stop allo sport in Lombardia. La frustrazione delle associazioni: “Una generazione di giovani sportivi abbandonata a se stessa”
Como città, 17 Ottobre 2020 ore 10:27

“Sono sospese tutte le gare, le competizioni e le altre attività, anche di allenamento, degli sport di contatto, come individuati con provvedimento del Ministro dello Sport del 13 ottobre 2020, svolti a livello regionale o locale ‒ sia agonistico che di base ‒ dalle associazioni e società dilettantistiche”. Poche righe all’interno dell’ordinanza firmata ieri sera, 16 ottobre 2020, dal presidente della Lombardia Attilio Fontana, valida almeno fino al 6 novembre, che ha scatenato le ire del mondo dello sport lombardo.

Coronavirus, stop allo sport di contatto in Lombardia

La decisione, che già si vociferava da qualche giorno e diventata realtà ieri sera, ha lasciato letteralmente senza fiato centinaia, anzi migliaia, di piccole associazioni e società sportive. Quelle che permettono ai bambini di imparare le basi del calcio, le regole del basket, la disciplina delle arti marziali, il fare squadra della pallavolo e che formano letteralmente i campioni del domani. Quelle che hanno già pagato tutto il possibile a febbraio, marzo, aprile, maggio e giugno perché sono state con le scuole e il mondo della cultura le prime a fermarsi. E sono anche quelle che, malgrado risorse limitate e sacrifici immensi, si sono adattate, hanno studiato i protocolli, sanificato, acquistato materiali per poter rispettare le regole e permettere ai loro atleti, piccoli e grandi, di dedicarsi allo sport in sicurezza. Un lavoro andato completamente in fumo ieri con la decisione di fermarsi ancor prima che molti campionati partissero.

Durissimo il commento della delegata del Coni della Provincia di Como, Katia Arrighi: “I luoghi dello sport sono luoghi seri e non luoghi di cialtroni. Mesi spesi ad adeguarsi alle norme, soldi spesi per applicare protocolli, attenzione maniacale da parte di tutti per permettere di praticare sport. Il tutto spazzato via con un colpo di spugna in un attimo. Stamattina mi viene da piangere. No, non ne capisco il senso. No, i numeri non giustificano questo accanimento verso lo sport. No, non è possibile che il 13 da Roma dicano una cosa e il 16 da Milano un’ altra. Ci stavamo adeguando a ciò che diceva Roma e no, troppo semplice, tutto da rifare”.

E aggiunge: “Noi le regole le abbiamo rispettate , come abbiamo sempre fatto, ma non così. Così non è il virus che ci sta ammazzando ma la guerra psicologica che subiamo ogni giorno, martellante, incessante, continua. Lo sport è praticato da gente seria che rispetta le regole. Lo sport le ha subite, rispettate, applicate e ora tutto all’aria in un colpo di spugna. Anni a dire che lo sport rafforza il sistema immunitario e permette di superare al meglio la vita spazzati via. Abbiamo parlato e studiato per nulla”.

La rabbia di associazioni e società

E questa mattina tutta la frustrazioni degli ultimi mesi tra chi guida associazioni e società sportive è venuta a galla.

“Come Asd Cucciago Bulls abbiamo speso soldi veri per adeguarci a tutti i protocolli e adesso fermate per tre settimane le attività di giovani – commenta Fabio Borghi, presidente dei Cucciago Bulls – Questo pomeriggio tutta Cucciago sarà in giro in bicicletta e non cambierà nulla .. anzi peggiorerà”.

Juri Sbocconcello, responsabile settore giovanile Fcd Bulgaro, è amareggiato: “Eh niente, il cancello si chiude ancora una volta. Un peccato per tutti i bimbi e ragazzi che, non avendo altro da fare, potranno scegliere tra rimanere chiusi in casa davanti ad uno schermo o fare un giro in centro, in piazza, dove sicuramente sarà presente del gel per le mani e un addetto alla misurazione della temperatura. Magari andranno in bus, distanziati e rispettando la capienza massima, bus che sanificheranno dopo ogni utilizzo, chiaramente. Un peccato, già. Un peccato perché ci avevano detto di indossare sempre le mascherine e noi ne abbiamo regalate 250 personalizzate. Un peccato perché ci avevano chiesto di limitare gli assembramenti agli ingressi, e via di discussioni tutti i giorni con chi pensa che quello sia il tuo nuovo passatempo preferito. Abbiamo anticipato poi posticipato poi anticipato e posticipato ancora allenamenti e gare in modo tale da garantire la minor concentrazione di persone. Abbiamo creato percorsi di entrata uscita corridoi di passaggio con nastri ostacoli e cartelli che neanche al giro d’Italia”.

E aggiunge: “Abbiamo fatto cambiare i nostri ragazzi 4 alla volta poi 8 poi garantendo un metro di distanza poi erano meglio due, allora sai che c’è? Tutti con la mascherina anche nello spogliatoio. E la doccia? A distanza pure quella! Abbiamo inserito multe su multe e minuti che diventavano ore di spiegazione perché per noi era importante che i ragazzi non solo rispettassero le regole ma anche che capissero il perché, anche se a volte perfino per noi era difficile capirlo. Un peccato perché abbiamo sanificato palloni, cinesini, conetti, la panchina dopo ogni cambio gara, le mani prima dopo e durante gli allenamenti. Abbiamo pulito igienizzato e sanificato gli spogliatoi dopo ogni utilizzo. Abbiamo chiesto ai nostri ragazzi di cambiarsi con porte e finestre aperte perché “dobbiamo rispettare le regole”. Abbiamo tenuto registri e autocertificazioni fino a riempire la segreteria. Ascoltato in silenzio quando ci spiegavano che l’autocertificazione dei 14 giorni passati era valida per i 14 giorni futuri, che neanche ilmeteo è così lungimirante. Un peccato perché abbiamo litigato. Si abbiamo litigato tutti i santi giorni con chi credeva fossimo troppo precisi con chi pensa che il Covid-19 non esista, con quasi tutte le società ospiti ma anche tra di noi, mister e dirigenti, perché non è facile ricordarsi e rispettare tutto alla lettera ma l’obiettivo era chiaro e comune: Rispettiamo tutte le regole perché il bene dei nostri ragazzi è più importante. E per i ragazzi era chiaro: Rispetta le regole perché altrimenti si chiude. Si sono cambiati all’aperto pur di giocare. E invece? E invece è un peccato”.

“Un comunicato che non avremmo immaginato di scrivere, almeno cosi presto – scrivono amareggiati dal Centro Minibasket Cantù – Gli sforzi che abbiamo fatto sono stati davvero tanti. Siamo un po’ delusi perché a subirne le conseguenze sono i nostri ragazzi ma noi non molliamo”.

“Come Asd che da 47 anni lavora sul territorio e sui suoi giovani siamo basiti nel dover osservare impotenti una generazione di giovani sportivi abbandonata a se stessa – commentano pieni di rabbia dalla Us Tavernola – Sarebbe stato possibile quanto meno far svolgere attività di solo allenamento a ragazze e ragazzi per mantenere i legami sociali. Invece ragazzi e associazioni cancellate con un nuovo emendamento serale. Toglierli dal nostro centro e dalla nostra palestra vuol dire spedirli al parco o in giro in gruppi come in primavera, senza nessun controllo, senza nessun protocollo. Protocollo che ci è costato tempo, impegno, lavoro. Protocollo in cui credevamo e che ci ha portati ad avere zero contagiati dal 29 giugno ad oggi. Noi ci dissociamo completamente!!!”

“Purtroppo dobbiamo fermarci ancora” scrivono amareggiati dal K3 Volley Canzo Asd. “Esiste una medicina che ci fa sentire bene, ci rende più belli, fa crescere i bambini sani ed è un’ottima scusa per passare del tempo con chi ci sta simpatico. Tiene alla larga dalle cattive abitudini e spesso dalle cattive compagnie, mantiene il cuore in forma e allontana molte malattie. Speriamo di tornare presto in campo perché lo SPORT è SALUTE e DIVERTIMENTO” aggiungono dal Gso Perticato.

“Speriamo di rivederci presto sui campi! #InsiemeÈMenoDifficile” sono le uniche parole dell’Arcellasco Erba. 

“Ci abbiamo sperato e creduto rispettando tutti i protocolli e investendo affinché la sicurezza dei nostri ragazzi fosse sempre al primo posto – commentano dalla Asd Valbasca Lipomo – Come società avremmo voluto più rispetto magari rivedendo le competizioni ma lasciandoci la possibilità di allenarci. Purtroppo per ora non è cosi e dobbiamo solo accettare. Una cosa è sicura che torneremo con lo stesso entusiasmo di sempre sperando il prima possibile”.

“Stanotte è uscita l’ordinanza di Regione Lombardia che vieta ai nostri ragazzi e ragazze non solo di giocare i campionati (comprensibile), ma anche di allenarsi (incomprensibile) – commentano dal Basket Costa – Abbiamo lottato contro tutte le difficoltà e gli ostacoli che da maggio ad oggi si interponevano al nostro cammino. L’abbiamo fatto per dare un’idea di normalità ai nostri protagonisti, per dar loro uno sfogo pratico alla fantasia e all’istinto, per garantirgli salute e obiettivi da perseguire. Ma anche per noi, per sentirci parte di questa Società Civile che lotta insieme contro il più grande problema sanitario degli ultimi secoli. L’abbiamo fatto nonostante l’organizzazione fosse quasi impossibile e i protocolli covid da seguire ben più restrittivi di quelli applicati in tutti gli altri settori”.

E aggiungono: “Siamo delusi, dispiaciuti ma a disposizione delle autorità per, ancora una volta, fare questo passo per il bene comune nella speranza che questa volta ognuno faccia la sua parte perché in questi ultimi mesi non abbiamo visto da parte di tutti il rispetto delle regole richiesto e neppure adeguati controlli per farle rispettare. Ma vogliamo ripartire il prima possibile, lotteremo per farlo nelle sedi opportune senza aspettare che qualcun risolva i problemi per noi. Proponendo nuovi protocolli che siano inattaccabili e giusti per fronteggiare la situazione attuale. Vogliamo ripartire presto perché vedere i nostri ragazzi e le nostre ragazze felici con una palla a spicchi in mano è, per noi, la cosa più bella del mondo”.

Basket femminile Costa serie B
Basket Costa

Concludono dal Basket Costa: “Quindi sospendiamo tutta l’attività Regionale per 1 settimana, 1 sola settimana di pausa durante la quale siamo convinti di trovare una soluzione interpellando e lavorando in sinergia, speriamo, con gli enti competenti federali e governativi.
Le soluzioni che chiediamo ai nostri atleti di trovare nel gioco, ora siamo chiamati noi a trovarle per dare loro la possibilità di continuare. E’ un impegno, un dovere, è quello che sentiamo dal profondo di dover fare. Aiutateci mettendo la più grande prudenza in tutto ciò che fate, prendetevi cura di voi stessi e dei vostri familiari. Liberiamoci da questa infezione”.

“Una decisione sofferta e di rigore che frena ancora la nostra voglia di basket ma il periodo critico impone decisioni altrettanto rigorose per salvaguardare la salute di tutti noi – commentano da Palacanestro Le Bocce Erba – Non possiamo fare altro che darci un arrivederci sperando che anche questa ondata si affievolisca”.
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