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dopo l'operazione crociata

Costrinse il titolare di un'officina a cedergli l'azienda: sequestro da 2,5milioni di euro per un condannato della locale di Mariano

Grande lavoro della Guardia di Finanza di Milano che ha ricostruito i passaggi dell'estorsione.

Costrinse il titolare di un'officina a cedergli l'azienda: sequestro da 2,5milioni di euro per un condannato della locale di Mariano
Cronaca Marianese, 15 Febbraio 2021 ore 10:36

I Finanzieri del Comando Provinciale di Milano hanno confiscato beni del valore complessivo di oltre 2,5 milioni di euro nei confronti di un soggetto già condannato a 14 anni di reclusione e legato alla locale di Mariano Comense per reati di estorsione e traffico di stupefacenti.

Costrinse il titolare di un'officina a cedergli l'azienda

In particolare, le investigazioni patrimoniali, condotte dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Milano nell’ambito di un procedimento di prevenzione istruito presso la Procura della Repubblica di Milano – Sezione Distrettuale Misure di Prevenzione, hanno tratto spunto da alcune risultanze emerse nell’operazione “Crociata” coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia, che nel 2016 aveva consentito di disarticolare la locale di Mariano Comense e nella quale il citato soggetto era stato riconosciuto responsabile di un ingente traffico di stupefacenti e di diversi episodi di estorsione.

Una delle condotte estorsive ha riguardato il titolare di un’officina che è stato addirittura costretto a cedergli la propria azienda, dopo che l’estortore, già proveniente da un lungo periodo di detenzione, era riuscito ad assumerne la gestione. Infatti, con metodi intimidatori, operando nel corso del tempo una vera e propria spoliazione dei beni aziendali e privando di ogni potere decisionale il titolare della stessa attività, se ne è impossessato senza pagare alcun corrispettivo e, addirittura, ha imposto alla vittima di chiudere eventuali altre imprese operanti nel medesimo settore, qualora si fossero poste in concorrenza.

Dagli accertamenti patrimoniali, svolti ai sensi della normativa antimafia, è emerso come mediante le sue costanti attività delittuose, nel periodo 2004- 2014, il soggetto sia riuscito ad incrementare sensibilmente il proprio patrimonio mobiliare ed immobiliare, che risultava intestato a due società, esercenti anche l’attività immobiliare, e la cui titolarità era formalmente ricondotta ai propri figli.

Con le proprie articolate indagini di polizia economico-finanziaria, le Fiamme Gialle hanno riscontrato l’origine delle provviste impiegate e hanno ricostruito le modalità con cui il soggetto condannato ha acquisito il patrimonio a lui riconducibile, consentendo quindi di giungere alla confisca di un’azienda e del compendio di una società, di dodici fabbricati e due terreni, oltre a diversi orologi e gioielli, che sono stati così sottratti definitivamente dal circuito criminale.

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