Dal blitz all'alba agli arresti: tutto sulla ‘ndrangheta a Cantù

Ieri nelle province di Milano, Monza e Brianza, Como, Pavia e Reggio Calabria, è partita una vasta operazione di contrasto alla ‘ndrangheta.

Dal blitz all'alba agli arresti: tutto sulla ‘ndrangheta a Cantù
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Ieri, alle prime ore dell'alba, i cittadini canturini si sono svegliati con le sirene delle pattuglie dei Carabinieri tra le vie della città e il rumore degli elicotteri che volavano il cielo. Poco dopo, la notizia è stata di quelle che hanno il potere di scuotere anime e coscienze: la ‘Ndrangheta a Cantù.

‘Ndrangheta a Cantù

Da anni i mafiosi avevano messo le mani sulla città. Sono stati tanti gli episodi di violenza che si sono scatenati nella centralissima piazza Garibaldi. Alcuni commercianti del centro sono addirittura stati costretti a chiudere . Le denuce però, come ha spiegato ieri in conferenza stampa il Pm della direzione distrettuale antimafia Alessandra Dolci, non arrivavano per paura di ritorsioni. Le indagini hanno consentito di identificarea anche due elementi di vertice della “locale” di Limbiate, in stretti rapporti con altri sodali della “locale” di Mariano Comense. I trafficanti utilizzavano quale vera e propria base logistica un deposito a Cabiate.

Gli arrestati canturini

L'ordinanza di applicazione di custodia cautelare in carcere è avvenuta per diverse persone: Domenico Staiti, Bruno Staiti, Emanuele Zuccarello, Antonio Manno, Luca Di Bella, Jacopo Duzioni, Valerio Torzillo.

In totale i destinatari delle misure cautelari (21 in carcere, 3 agli arresti domiciliari e 3 misure interdittive della sospensione dall’esercizio di un pubblico ufficio o servizio) sono ritenuti responsabili a vario titolo di associazione di tipo mafioso, estorsione, detenzione e porto abusivo di armi, lesioni, danneggiamento (tutti aggravati dal metodo mafioso), associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio, corruzione per un atto d’ufficio, abuso d’ufficio, rivelazione e utilizzazione di segreti d’ufficio e favoreggiamento personale.

La faida tra le famiglie Morabito e Muscatello

Il complesso impianto investigativo, in particolare, ha inizio immediatamente dopo gli eventi che portarono, il 4 ottobre di quell’anno, ad un raid all’interno della Discoteca “Spazio” di Cantù, organizzato da un gruppo di personaggi originari della Provincia di Reggio Calabria e legati da stretti vincoli di parentela con una delle più potenti famiglie della ‘ndrangheta, quella dei “Morabito” di Africo (RC). Vennero devastati il mobilio e le attrezzature, aggredite alcune persone presenti nel locale. Ne conseguì l’intervento del personale addetto alla sicurezza. Ad esporsi maggiormente, invece, fu Ludovico Muscatello, il quale, forte del suo nome, reagì con determinazione, mettendo alla porta gli esagitati e ferendone uno. Quello che, in un primo momento, all’occhio della cittadinanza, poteva apparire come uno dei frequenti episodi di violenza che accadono frequentemente nelle discoteche, si rivelò presto un fatto ben più grave ed assolutamente significativo. Il 10 ottobre successivo, infatti, Ludovico Muscatello venne pubblicamente “gambizzato”, a colpi di pistola, all’esterno di un locale sito sulla via Al Monte di Cantù, proprio mentre si trovava in compagnia, al termine della giornata lavorativa, dei dipendenti della discoteca Spazio e degli addetti alla sicurezza, colpevole di aver osato contrapporsi a personaggi appartenenti alla famiglia “Morabito” di Africo.

I commenti

La vicenda ha scatenato anche diversi commenti sia in città che fuori dalla città. “Marianesi sveglia, la ‘ndrangheta esiste”, ha commentato il capogruppo dei Cinque Stelle Mariano Comense, Carmen Colomo. Angelo Orsenigo, segretario provinciale del Pd, ha invece spiegato: "La politica in questi casi deve denuciare".

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