Il vademecum

Estate e cure oncologiche: le raccomandazioni di Asst Lariana

I consigli degli specialisti e le raccomandazioni per l'esposizioni al sole dei pazienti oncologici

Estate e cure oncologiche: le raccomandazioni di Asst Lariana

Per i pazienti in trattamento oncologico l’estate richiede cautele speciali. Chemioterapia, radioterapia, terapie biologiche e immunoterapia possono infatti modificare temporaneamente le difese dell’organismo, rendendo la pelle particolarmente sensibile e vulnerabile alle radiazioni solari e alle alte temperature.

Il vademecum di Asst Lariana

Per supportare i pazienti e i loro caregiver, Asst Lariana ha raccolto le raccomandazioni dei suoi esperti: la dottoressa Monica Giordano (primario dell’Oncologia), la dottoressa Sofia Meregalli (primario della Radioterapia) e il dottor Alessio Petrone (responsabile del PICC Team e infermiere specialista in accessi venosi).

Dottoressa Giordano, perché i trattamenti oncologici (chemioterapia, immunoterapia, radioterapia) rendono la pelle così vulnerabile durante l’estate e cosa si intende per “farmaco fotosensibilizzante”?

“Le terapie oncologiche – chemioterapia, radioterapia, immunoterapia, terapie ormonali – possono avere effetti collaterali sulla pelle, inclusa la comparsa di macchie cutanee. Questi effetti variano in base al tipo di trattamento e alla reazione individuale del paziente. Durante la chemioterapia, alcuni pazienti possono sperimentare iperpigmentazione o, meno frequentemente, ipopigmentazione. Questi cambiamenti di pigmentazione possono essere temporanei o permanenti e sono spesso localizzati in aree specifiche come le unghie, le palpebre o le labbra. La radioterapia può causare cambiamenti nella pigmentazione della pelle nell’area trattata, tipo eritema solare. Anche l’immunoterapia può causare vari effetti cutanei, inclusa l’iperpigmentazione e così le terapie ormonali utilizzate nel tumore della prostata o nel cancro al seno. In alcuni casi, possono causare melasma (che consiste nella comparsa di chiazze scure solitamente sul viso, ndr) o altre forme di discromia cutanea. In tutti questi casi, è fondamentale una stretta collaborazione con il team oncologico e dermatologico per monitorare i cambiamenti cutanei e intervenire con trattamenti appropriati. Spesso i farmaci oncologici hanno effetti fotosensibilizzanti, rendendo la pelle più vulnerabile a scottature, eritemi o insorgenza di antiestetiche macchie cutanee. Tra quelli più frequenti le antracicline o le fluoropirimidine, usati per il tumore della mammella o del colon, oppure farmaci biologici con azione contro il recettore EGFR per il tumore del colon o del polmone, o ancora farmaci contro BRAF nel melanoma”.

Precauzioni per chi ha fatto o sta facendo radioterapia

Dottoressa Meregalli, ci sono pazienti che devono evitare del tutto l’esposizione diretta al sole? Quali sono le precauzioni specifiche per chi ha fatto o sta facendo radioterapia?

“In generale, aver effettuato un trattamento di radioterapia non significa dover evitare il sole per sempre. Tuttavia, durante il trattamento e per un periodo successivo, la pelle dell’area irradiata è particolarmente sensibile e richiede alcune precauzioni. È consigliabile evitare l’esposizione diretta al sole della zona trattata per tutta la durata della radioterapia e nei mesi successivi, seguendo sempre le indicazioni del medico radioterapista. Se l’esposizione al sole fosse inevitabile, sarebbe utile coprire la zona con indumenti leggeri ma protettivi, evitare le ore centrali della giornata, quando i raggi UV sono più intensi, e adottare una protezione solare adeguata. La durata delle precauzioni varia in relazione a diversi fattori, tra cui: la sede anatomica trattata (ad esempio mammella, testa e collo, torace o arti); la dose di radiazioni ricevuta; le caratteristiche individuali della cute; il tempo trascorso dal termine del trattamento. Nelle sedi abitualmente esposte al sole è necessario adottare particolare cautela, poiché la cute irradiata può rimanere più fragile e suscettibile per un periodo prolungato. Quando la cute è completamente guarita, salvo diversa indicazione del medico di radioterapia, è possibile riprendere gradualmente l’esposizione al sole. È comunque raccomandato mantenere una protezione accurata della zona irradiata, anche per un lungo periodo dalla fine della radioterapia. Dopo il completamento del trattamento, si raccomanda di: applicare una protezione solare ad ampio spettro sulla zona irradiata ogni volta che viene esposta al sole; mantenere la cute adeguatamente idratata; e monitorare la comparsa di arrossamenti persistenti, irritazioni o altre alterazioni cutanee e segnalarle tempestivamente al radioterapista”.

I consigli per l’esposizione al sole

La protezione della cute irradiata rappresenta una componente importante della gestione degli effetti tardivi della radioterapia e contribuisce a ridurre il rischio di danni cutanei a lungo termine. In sintesi, i consigli utili per chi sta effettuando o ha effettuato la radioterapia e vuole esporsi al sole sono:

  1. Durante la radioterapia: evitare l’esposizione diretta al sole della zona irradiata. La pelle è più sensibile e può sviluppare facilmente arrossamenti, irritazioni o ustioni.
  2. Nei mesi successivi al trattamento:
    • la cute irradiata può rimanere sensibile ai raggi UV per diversi mesi e, in alcuni casi, anche più a lungo. Molti centri raccomandano di proteggerla rigorosamente seguendo le indicazioni del proprio radioterapista.
    • Protezione della zona trattata: utilizzare indumenti coprenti (preferibilmente cotone, lino), e una crema solare ad ampio spettro sulle aree esposte.
    • Evitare le ore di massima intensità solare.
    • Prestare attenzione ai segni della pelle: se compaiono arrossamento marcato, dolore, vescicole o altre alterazioni nella zona irradiata, è opportuno contattare il team curante.
  3. Evitare assolutamente di uscire nelle ore più calde della giornata, dalle 11 alle 16, quando le radiazioni sono più dannose.
  4. La testa e gli occhi vanno sempre protetti dal sole: indossare un cappello a falda larga e occhiali da sole.
  5. Usare crema solare a protezione molto elevata (50 o superiore), ed applicarla frequentemente, specie dopo un bagno.
  6. Durante le passeggiate, sia al mare che in montagna, è importante proteggersi ed è raccomandato indossare almeno una t-shirt.
  7. Le cicatrici chirurgiche recenti non vanno esposte al sole e vanno sempre protette da indumenti o cerotti;
  8. I pazienti che hanno effettuato un trattamento radiante devono evitare di esporre al sole la parte di cute irradiata per almeno un anno dopo il trattamento;
  9. A fine giornata, dopo la doccia, applicare un prodotto idratante (l’idratazione della pelle nel periodo estivo è importante per tutti, ma ancora più importante nel paziente oncologico); preferire prodotti idratanti a base di olio di germe di grano, vitamina E con aloe, o allantoina, in formulazioni che vengono facilmente assorbite dalla cute.

Dottoresse Giordano e Meregalli, la secchezza cutanea (xerosi) è un effetto collaterale frequente. Come si sceglie la protezione solare e la crema idratante corretta per un paziente oncologico?

La secchezza cutanea è un effetto collaterale piuttosto frequente in radioterapia, così come per le altre terapie oncologiche (chemioterapia, immunoterapia, terapie ormonali); per contrastarla è necessario bere molto, consiglio utile per tutti e valido soprattutto in estate quando la traspirazione aumenta e per le persone meno giovani che spesso non sentono la sete. È importante anche incrementare l’apporto alimentare di frutta e verdura ricche di acqua e vitamine.

Dottor Petrone, parliamo di dispositivi vascolari come PICC o Port. Quali sono le regole tassative per la gestione di questi cateteri al mare o in spiaggia?

“La gestione dei dispositivi venosi centrali, come PICC e Port, durante la permanenza al mare o in spiaggia richiede alcune precauzioni fondamentali, ma non deve necessariamente limitare la qualità di vita del paziente. Per quanto riguarda il Port, essendo un dispositivo completamente impiantato sotto la cute, il paziente può fare il bagno in mare o in piscina senza particolari restrizioni, purché il dispositivo non sia in uso (cioè non sia presente un ago di Huber inserito) e la cute sovrastante sia integra, senza segni di infezione o lesioni. Diverso è il caso del PICC, che presenta un tratto esterno e un punto di emergenza cutaneo. In questo caso è fondamentale evitare che medicazione e connessioni vengano a contatto con acqua, sabbia o altri contaminanti. Se il paziente desidera fare il bagno, è indispensabile utilizzare sistemi di protezione impermeabili specifici, applicati correttamente e verificandone l’integrità prima dell’immersione. Qualora la medicazione dovesse bagnarsi, sollevarsi o contaminarsi, è necessario sostituirla quanto prima secondo le procedure previste. Anche durante la permanenza in spiaggia è opportuno prestare attenzione a possibili traumi accidentali, evitare trazioni sul catetere e proteggere il dispositivo dall’esposizione diretta alla sabbia e ai raggi solari, che possono compromettere l’adesione della medicazione. Il messaggio più importante è che il dispositivo venoso non deve essere vissuto come un ostacolo alle attività quotidiane o alle vacanze. Con un’adeguata educazione del paziente, l’utilizzo di dispositivi di protezione idonei e il rispetto delle buone pratiche assistenziali, è possibile trascorrere il periodo estivo in sicurezza. In caso di dubbi o di problemi al dispositivo, il riferimento deve essere sempre il proprio PICC Team o il centro che ha in carico il paziente”.

Dottoressa Giordano, caldo e spossatezza possono accentuare la fatigue oncologica. Quali sono i consigli?

“Muoversi e seguire una moderata attività fisica, evitando le ore più calde, è buona norma anche in corso di trattamenti oncologici; infatti il moto migliora l’umore e aiuta a contrastare il senso di stanchezza cronica che è presente in molte persone in corso di trattamento. Soprattutto d’estate ci si deve idratare adeguatamente”.