Epatite in tempo di covid

HAND a Como è il decimo incontro per la gestione dell’epatite C in soggetti addicted

Sedici gli appuntamenti in tutta Italia per migliorare la gestione dei tossicodipendenti con epatite C, anche durante la pandemia

HAND a Como è il decimo incontro per la gestione dell’epatite C in soggetti addicted
Como città, 19 Novembre 2020 ore 10:27

Da un lato, favorire un network locale tra i centri prescrittori e i Servizi per le dipendenze. Dall’altro, fornire test rapidi salivari per semplificare e snellire l’attività di screening su pazienti che, altrimenti, sarebbero difficili da intercettare per il prelievo. Ecco i contributi del progetto HAND (Hepatitis in Addiction Network Delivery), come sottolinea il dottor Marco Riglietta, coordinatore UOC Dipendenze della Regione Lombardia, a margine del corso di formazione ECM sulla gestione dei tossicodipendenti con epatite C, tenutosi oggi, mercoledì 18 novembre, a Como. L’iniziativa è stata organizzata dal provider Letscom E3 con il contributo non condizionante di AbbVie.

HAND si presenta a Como: dipendenze in tempo di coronavirus

Dopo Pozzuoli, Alessandria, Brindisi, Benevento, Siracusa, Roma, Torino, Pesaro e Pavia, Como ha ospitato il decimo incontro a tema dipendenze, con titolo “Buone prassi e networking nella gestione dell’epatite C in soggetti con disturbo da addiction al tempo del Coronavirus”.

I corsi di educazione continua in medicina (16 in totale, su tutto il territorio nazionale) rientrano nell’ambito di HAND, primo progetto pilota di networking a livello nazionale patrocinato da quattro società scientifiche (SIMIT, FeDerSerD, SIPaD e SITD), che coinvolge i Servizi per le dipendenze e i relativi Centri di cura per l’HCV afferenti a diverse città italiane.

Pandemia, dipendenze ed epatite C: le parole del dottor Riglietta

Come ha evidenziato Riglietta, due sono i meriti di HAND, oltre a quello di aver dar vita al sodalizio tra le quattro società di cui sopra. Da un lato, infatti, il progetto è riuscito a costituire un network locale, facilitando così il collegamento tra i Servizi per le dipendenze e i Centri di cura per l’HCV, soprattutto nelle zone in cui tale connessione era più carente. Dall’altro, ha portato avanti la formazione a tappeto in tutti i Servizi per le dipendenze.

Inoltre, negli ultimi due anni, HAND ha permesso di tenere alta l’attenzione sul tema dell’epatite C. “Adesso, però, – continua Riglietta – ci aspettiamo che da un punto di vista istituzionale vengano forniti gli strumenti attuativi per poter proseguire sulla strada intrapresa grazie al progetto, sia facilitando gli screening, anche attraverso la fornitura di test rapidi salivari, sia cambiando approccio alla terapia”.

Da questo punto di vista, sembrerebbe esserci una serie di “interessanti prospettive future e futuribili”. Come ha infatti spiegato l’esperto: “Il lockdown ha bloccato tutte le attività mediche non urgenti, e ha avuto un impatto negativo sul trattamento dell’HCV. Ora, però, una strada che si sta cercando di perseguire è quella della possibilità di prescrizione dei farmaci (supervisionata dagli specialisti) all’interno dei Servizi per le dipendenze. Questo senz’altro favorirebbe ulteriormente la politica di eradicazione dell’epatite C”.

Covid, per i pazienti con epatite C serve riprendere le terapie al più presto

Durante il corso è intervenuta anche la dottoressa Natalia Maria Luisa Terreni, dirigente della UOC di Gastroenterologia all’ospedale Valduce di Como, che ha sottolineato quanto sia fondamentale, per i pazienti con epatite C, riprendere al più presto le terapie interrotte causa covid.

“Il 70-80% di questi pazienti – ha spiegato la dottoressa – va incontro a una epatite cronica, e una piccola percentuale di questi vedrà un’ulteriore evoluzione della malattia, che sfocia in cirrosi epatica. Da qui, arrivano poi una serie di complicanze, tra cui l’ipertensione portale, l’insufficienza epatica e, in alcuni casi, anche il cancro. Quindi, fare una diagnosi precoce permette di evitare l’evoluzione verso forme più gravi di malattia, che sono in grado di mettere a rischio la vita stessa dei pazienti”.

Per l’esperta, il valore aggiunto di HAND in territorio comasco è stato quello di “facilitare la comunicazione tra i Servizi per le dipendenze e gli ospedali, compreso il nostro. Ai Servizi per le dipendenze è stata poi data la possibilità di fare i test rapidi, quindi di scoprire una serie di persone positive all’HCV che altrimenti non avremmo diagnosticato e quindi trattato. Attraverso questa collaborazione, inoltre, è stato consentito al paziente un rapido accesso in ospedale”.

Rispetto all’iniziativa lanciata da ACE (Alleanza contro le epatiti) di un test congiunto per Covid-19 ed epatite C, Terreni mostra appoggio ed entusiasmo: “È molto importante testare, tracciare e trattare i pazienti con il Covid-19, ma allo stesso tempo non possiamo dimenticarci di tutti gli altri virus che sono altrettanto a rischio per l’evoluzione di malattia, tra cui quello dell’epatite C. Quindi, ritengo davvero ottima l’iniziativa di ACE sul test congiunto”.

Martina Sangalli

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